Dell’importanza dei vaccini. Nonostante la mia storia

Un vaccino, un coma e una certezza: i vaccini vanno fatti

Tratamiento con inyecciones

Andrea Polo

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Confesso che ho molto riflettuto prima di scrivere questo post. L’ho fatto per diversi motivi; perché non volevo sembrasse un facile salire sul carro della polemica del momento, perché dietro ad un vaccino si cela una parte non felice del mio passato, ma anche perché so che si tratta di un discorso delicato e molto personale. Poi, però, ho visto girare sul web troppe cose che mi hanno allarmato e ho voluto mettere al servizio di tanti genitori la mia storia, che come tale va presa. Come la mia storia; prima da figlio, poi da genitore.

Sono nato a metà degli anni ’70 quando i vaccini erano diversi e, come è ovvio, la scienza era molti passi indietro. Avevo circa un anno e mentre stavo uscendo da casa per andare al parco, la solerte segretaria della USL telefonò per rimbrottare mio padre; ma come, proprio lui che è un medico si era dimenticato di portarmi al centro vaccinale per il richiamo antipolio? Per nostra fortuna, disse, si era liberato un posto e potevamo andare. Ferito nell’orgoglio e visibilmente infastidito, così lui stesso mi raccontò anni dopo, mio padre cambiò programma e invece che portarmi a giocare prendemmo la via del centro.

Era un sabato ed eravamo stati invitati ad un matrimonio, ma vista la mia sonnolenza post vaccino decisero di lasciarmi a casa assieme alla tata. Passò qualche ora e ogni volta che i miei genitori telefonavano per sapere come stessi, la risposta era sempre la stessa: dormivo da quando erano usciti. Alla terza telefonata decisero di tornare, entrambi certi che qualcosa non andasse.

Poche ore dopo ero ricoverato e intubato. Ero entrato in coma, il quadro clinico era molto grave e tale rimase per diversi giorni. I colleghi di mio padre furono molto espliciti con lui, parlandogli come medico e non come genitore: la situazione cerebrale non era tranquilla; mi trovavo ad una svolta. Se mi fossi ripreso in tempo breve tutto sarebbe potuto andare bene, altrimenti, gli dissero, bisogna farsi coraggio e sperare non riapra gli occhi. Sono parole dure per un padre e una madre. Parole che mi hanno riferito solo 35 anni dopo, quando tutto era andato bene e loro avevano la forza di pronunciarle.

Passarono 15 giorni in cui mia madre si trasferì nella mia camera di ospedale accettando raramente di darsi il turno con mio padre, giorni in cui io ero incosciente e di cui, come un lampo, recuperai la memoria all’improvviso durante un compito in classe quando avevo 15 anni. Poi riaprii gli occhi, il mio fisico aveva reagito alle cure ed ero tornato. Da allora non feci mai più un vaccino e mi ammalai di continuo, prolungando all’infinito le convalescenze per gli orecchioni, la varicella, la rosolia e rischiando di finire molto male per un semplicissimo morbillo, fatto quando già ero all’università.

Anni dopo diventai padre e fu il turno di vaccinare Marco. Capite bene che il mio livello di tensione era molto alto. Avevo paura di vivere da genitore quella orribile situazione degli anni ’70. Per fortuna, però, non esisteva Facebook, né le sciocchezze che vedo oggi girare di status in status come se fossero la verità rivelata. Mi informai come poche volte in vita mia, ma attingendo dalle fonti certe. Erano trascorsi 30 anni, 5 ere geologiche in termini scientifici. I vaccini erano diversi da quelli che mi avevano causato il coma. Tutti erano concordi, il bambino andava vaccinato, per proteggere se stesso e tutti gli altri. Se un giorno smettessimo di vaccinarci contro il morbillo, ad esempio, i danni sarebbero enormi. Volli parlarne con mio padre e anche lui aveva la stessa idea, nonostante la sua storia.

Marco fu vaccinato. Non ebbe nessun problema, come dopo lui Giovanni.

La mia era una forma di meningite, oggi esiste un Comitato Nazionale contro la Meningite che è la prima e unica associazione in Italia impegnata nella lotta alla meningite e nella promozione della libera e consapevole scelta vaccinale. Fondato nel 2011, è composto da genitori che hanno perso i propri bambini a causa della meningite, da familiari di persone colpite dalla malattia e da alcuni sopravvissuti, come lo sono io. Il comitato si impegna in moolti modi, come in questi giorni sta facendo in Campania, con convegni che vogliono promuovere la conoscenza, non solo fra i genitori, ma anche fra i medici e gli operatori sanitari con un focus speciale sulle quattro vaccinazioni raccomandate. 

Le malattie non scompaiono dal creato solo perché non si sente più nessuno che manca da scuola per causa loro, ma qualcuno potrebbe mancare, e non solo da scuola, perché noi pensiamo di essere immuni o più furbi di quelli che ci vogliono fregare con la lobby dei vaccini. Teniamolo a mente quando dobbiamo scegliere cosa fare e se vogliamo informarci, facciamolo responsabilmente e con chi ha i titoli per spiegarci le cose, Dottor Google, questa volta, proprio non serve. 

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