Del registro elettronico e del suo uso ed abuso

Bello e comodo, per carità, ma spesso demotivante. Ecco, a mio parere, perché

Giornale dell'insegnante

Andrea Polo

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Sarà che le novità in fondo mi divertono o, anche, che ne sentivo parlare con entusiasmo da tempo, fatto sta che quando ad inizio anno la scuola di Marco ci ha ufficialmente comunicato il passaggio dal vecchio libretto dei voti, delle giustificazioni e delle comunicazioni scuola - famiglia al nuovo registro elettronico ne sono stato molto contento. 

Non sarebbe stato più necessario, pensavo, estorcere qualche informazione da mio figlio che, dalla prima elementare alla seconda media alla domanda: "Come è andata a scuola?" ha risposto sempre solo e soltanto: "Bene" e alla successiva: "Cosa avete fatto?" in maniera identica giorno dopo giorno ha chiuso l'argomento con un lapidario: "Niente". 

Finalmente avrei saputo se a scuola avevano scoperto qualcosa sulle piramidi, sull'analisi logica o sulle cime delle alpi. Avrei saputo se era stato interrogato, se aveva perso un bel voto e tutto questo senza necessità alcuna di mettere in atto tecniche da Santa Inquisizione come accaduto fino a quel momento.

Fu con questo spirito d'animo che mi recai in segreteria a prendere le mie chiavi d'accesso a quel mondo fino ad allora solo immaginato e, con esse, andai subito ad aprire la porta virtuale della classe di Marco.

Avevo tutto davanti agli occhi e, i primi giorni, ne ero davvero contento. I primi giorni, appunto. Poi qualcosa è cambiato e mi sono reso conto che, come spesso accade, nulla è bello o brutto di per sè, ma lo diventa a seconda di come lo si usa.

Il registro elettronico ci ha tolto il piacere di sapere da nostro figlio, sia pure dopo pressanti interrogatori, se un compito in classe era andato bene o male; ma più di tutto ha tolto a lui il piacere di godersi la reazione dei suoi genitori alla comunicazione di un bel 9 in matematica così come gli ha tolto l'adrenilna e la strizza di dover dire a quegli stessi genitori che aveva preso un 4.

Alcuni professori dicono i voti ai ragazzi e poi li pubblicano sul registro elettronico; altri addirittura finiscono l'interrogazione e non dicono il voto all'alunno dicendogli di aspettare sia sul registro elettronico.

Ecco, questo lo trovo, permettetemi, ai limiti del disumano. Un ragazzo ha tutto il diritto di sapere se ha preso 4, 6 oppure 10. Ha diritto ad essere immediatamente gratificato dopo lo sforzo dell'interrogazione così come di essere redarguito se in quell'interrogazione ha fatto schifo.

Ha anche - ammettiamolo, lo abbiamo fatto tutti almeno una volta - il diritto di nascondere un brutto voto il venerdì se il sabato ha una festa a cui tiene. I genitori si arrabbieranno comunque anche se scopriranno del 3 in latino lunedì, ma almeno lui il sabato avrà ballato con gli amici.

Ciao registro elettronico, per quanto mi riguarda la porta virtuale della classe di Marco si richiude. Entrerò solo dopo aver bussato.



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