10 giorni, 1400 chilometri, un cervo e tanti sorrisi

Cronaca semipuntuale di un viaggio nella mia Sardegna

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Andrea Polo

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Quella del 2019 per la nostra famiglia è stata un'estate strana, o perlomeno anomala. Lo ammetto, se si tratta delle vacanze sono volutamente abitudinario; si comincia con una settimana a luglio in montagna, a seguire un po' di mare in Sardegna coi nonni e poi via, in Italia o all'estero, per girare noi quattro assieme.

Costretti anche da improponibili tariffe aeree grazie alle quali un solo viaggio di ritorno dalla Sardegna ad agosto ci sarebbe costato quanto una villa con piscina e 8 campi da tennis a Bel Air, abbiamo scelto di rimanere nella mia regione di origine e girellare per vedere l'interno e coste meno battute dal turismo di massa.

Alla comunicazione del cambio di programma sia Marco sia Giovanni hanno dimostrato lo stesso entusiasmo di un vegano in macelleria, ma stoici nei nostri propositi e sicuri della qualità dell'itinerario che io e mia moglie avevamo scientificamente studiato a tavolino, abbiamo noleggiato un'auto, caricato famiglia e bagagli e siamo partiti.

Il programma prevedeva un giro in senso antiorario che, dalla basilica di Saccargia, ci avrebbe portato fino a Cagliari passando da Alghero, il Sinis, la zona dei pozzi sacri nuragici e le miniere di Montevecchio. Una sola regola per tutti: iPad, computer e videogiochi non vengono con noi; questa vacanza è per noi, per scoprire, scoprirci e stare assieme.

Bastano pochi minuti e anche i ragazzi entrano nello spirito giusto cominciando a guardare attorno e ad osservare quelle stradine dell'interno che non conoscevano e, in qualche modo, li affascinano; seconda regola - questa volta dettata da loro: nel viaggio si tiene accesa sempre la radio (che passa sempre le stesse canzoni rendendo molto chiaro a me e mia moglie cosa voglia dire "tormentone estivo").

Cominciamo così ad esplorare i monumenti imperdibili (il nuraghe di Palmavera, quello di Santu Antine, il Pozzo Sacro di Santa Cristina...), quelli forse meno conosciuti e da poco recuperati (l'area mineraria di Montevecchio, il museo archeologico di Torralba, la Casa museo Deriu a Bosa...) a vedere con i nostri occhi cerimonie e riti antichi (la corsa degli scalzi a Cabras, ad esempio) e a gustare in piccoli locali trovati qua e là i piatti della tradizione sarda, perché una bella vacanza è fatta anche di buon cibo.

Marco e Giovanni via via si entusiasmano; scoprono luoghi e spiagge che, spero, ricorderanno per sempre. Rotolano nelle onde alte di Mari Ermi e in quelle giganti di Piscinas fino a che non li portiamo via; non chiedono più quando torniamo, ridono e ci fanno ridere, molto.

Arriviamo poi ad Arbus, un piccolo paese in cima ad un colle, che avevamo inserito nell'itinerario per la vicinanza strategica sia ad alcuni dei posti che volevamo visitare sia per la presenza del museo del coltello (bellissimo!). L'albergo dove soggiorniamo, l'Hotel Soffio di Vento, ci si presenta subito come la sintesi perfetta di questo viaggio in Sardegna: pace assoluta e noi come unici ospiti.

Prima grande sorpresa; per un imprevisto la camera quadrupla che avevamo prenotato non è disponibile e ci danno 2 camere doppie attigue. Marco e Giovanni, questa volta, reagiscono piuttosto bene al cambio di programma e l'entusiamo per quell'insperato assaggio di indipendenza li travolge. Già fantasticano di nottate davanti alla televisione e spuntini notturni con nutella e patatine, noi fingiamo indifferenza, ma sorridiamo. 

Tutto prosegue serenamente, ceniamo nell'ottimo ristorante dell'albergo e le mattine successive ci svegliamo con il rumore delle foglie del bosco; alle prime luci della nostra ultima giornata arburese mia moglie sceglie di fare due passi fra quegli alberi e, come diceva il poeta, nell'assordante silenzio tutto d'un tratto si trova davanti un meraviglioso e maestoso cervo maschio. Si guardano per un istante e dopo pochi secondi il re di quel bosco sardo come era apparso se ne va. 

Alla fine della vacanza il contachilometri segna 1.400 chilometri in più rispetto alla partenza; peccato non esista un contasorrisi, in questa vacanza a pochi passi da casa sono stati molti di più.

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