Che differenza c’è tra impresa neonata e startup?

In Italia si parla tanto del miracolo Silicon Valley: il felice connubio di giovani imprenditori e fondi di venture capital che ne hanno supportato la crescita, come angeli custodi dell’azienda

Ernesto Ciorra

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In Italia si parla tanto del miracolo Silicon Valley: il felice connubio di giovani imprenditori e fondi di venture capital che ne hanno supportato la crescita, come angeli custodi dell’azienda.

Il solo fondo Sequoia, dalla sua nascita nel 1972, ha finanziato startup che oggi valgono complessivamente 1,4 trilioni di dollari, pari al 22% del Nasdaq. Parliamo di aziende come Apple, Oracle, Youtube, Paypal, Instagram, WhatsApp, Google, LinkedIn, Yahoo, Atari, Air BnB.

Perché il miracolo lì c’è stato, e qui no?

Wittgenstein diceva che le parole che usiamo sono azioni, perché il senso che diamo loro orienta le nostre decisioni. Ed allora, proviamo a capire che differente significato si dà al termine startup, in Italia e negli USA.

In genere, l’enfasi prevalente che nello Stivale si pone sulla parola startup è duplice: 1) è un’azienda neonata, 2) con contenuti tecnologici innovativi.

Negli USA l’accento è invece posto su tutt’altro. Per comprenderlo, è sufficiente leggere Wikipedia USA: “startup is a company, a partnership or temporary organization designed to search for a repeatable and scalable business model. These companies, generally newly created, are in a phase of development and research for markets”.

Quindi: l’azienda non necessariamente deve essere nuova, ed il riferimento alla tecnologia non si ipotizza nemmeno! I fondi USA cercano business model ripetibili con successo su scala mondiale investendo denaro, non aziende esclusivamente neonate e high tech!

Noi vediamo le startup come nuove piccole imprese di tecnologia. E perché dovremmo finanziarle? si chiedono le nostre banche. Negli USA le vedono come business model in fase di sviluppo ma già ricchi, perché scalabili e ripetibili, da sostenere per potersi appropriare di quel potenziale!

In tutta Italia ci sono ottimi bar, ma non abbiamo alcuna catena di bar/caffetterie! Perché? Chiedetelo ad un proprietario, e vi dirà che non può gestirne più di uno o due!

Eppure Howard Schultz, dopo aver visitato un bar di Milano nel 1983, ha deciso di trasformare Starbucks, azienda nata 12 anni prima, in una startup di successo. Una startup che non era neonata né high tech, ma che ha reso replicabile in tutto il mondo il seguente business model: far vivere l’esperienza della caffetteria italiana a tutti, ogni mattina. Oggi Howard Schultz gestisce circa 20.000 bar!

Allora, aspiranti imprenditori che volete lanciare una startup, riflettete sul senso da attribuire alla parola: un’azienda neonata di high tech, o un’impresa che abbia un business model scalabile e replicabile su scala mondiale?

Le parole sono azioni, ed il significato che conferiamo loro determina il nostro destino!

 

 

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