Una corsa da teppista

Di cattivo umore sono andata a camminare con una maglietta di materiale traspirante quanto il sacchetto per la raccolta della plastica. Girando il loop intorno all'Arena ho trovato dei runners determinati a non spostarsi dalla mia carreggiata, e così ho trovato il mio sport per le giornate difficili.

una corsa da teppista

Mercedes Viola

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Sono un polpo. Un polpo dai tentacoli non coordinati da nessun centro intelligente, decine di tentacoli con obiettivi diversi e senza nessuna esperienza nel raggiungere il loro scopo. Sono perciò di cattivissimo umore. Tento di scrivere e nel farlo mi mangio una pagnotta di pane a lievitazione naturale con prosciutto crudo. E va bene, anche maionese.  Se non cambia qualcosa, rischio di non entrare in macchina per andare a prendere le bimbe.

Vado a camminare, sono così rabbiosa che penso potrei addirittura correre.

Mi travesto da runner occasionale mal vestita, con le scarpe nuove prese sette anni fa, i leggings a zampa di elefante, la maglietta maniche corte in tessuto traspirante che traspira quanto il sacchetto per la raccolta della plastica, un pile senza maniche, le chiavi di casa nel taschino, e il telefono con gli auriculari.

Non porto dei soldi per non tentarmi e prendere una Miss Italia da Starita e mangiarla seduta a bordo strada.

Scendo a piedi per le scale. Fuori stanno montando le luci di natale, it’s beggining to look a lot like christmas, tra la la lalaaa, non fosse per le zanzare e il caldo.

Arrivo al parco ma non ho voglia di entrarci e incrociare gente, cani, bambini, barboni, turisti russi e giapponesi, veri runners. Prendo il perimetro esterno. Mi chiedo se il mio percorso sia in senso orario o anti orario. Dopo qualche ragionamento di troppo, capisco che è sempre anti orario, mi sento male nell’altro senso. Chissà da cosa dipenda. L’importante è muoversi, dicono. Uno per quattro, mi disse un’amica. Così bisogna fare. Corri uno, cammini quattro, corri uno, cammini quattro. L’avevo già sentito. Lo faccio.

Come faccio? Provo a portare il telefono in mano. Non mi garba. Crorro contando fino a sessanta ed è uno, e poi cammino fino a quando finisca la canzone, che durano più o meno quattro. L'importante è la preciosione nei sessanta. Inizio a contare piano, finisco a in fast forward. Non ce la farò mai. E’ come se avessi le gambe di cemento.

Respiro cercando l’aria che mi manca nei polmoni e mi becco tutto lo smog delle macchine che vengono da Cadorna. Meglio il parco. Entro di corsa da un vicolo di fianco alla triennale. E' una discesina di terra, inclinazione venti gradi più o meno, che mi fa sentire una vera sportiva.   Ecco qua le turiste giaponnessi, anche quelle russe che guardano la fontana con i nuotatori di cemento (potrei nuotare con loro), il bar roulotte, gli sportivi, quelli appesi alle sbarre, arrivo al castello ma non lo circondo, giro a sinistra, ecco i venditori di souvenir, altro caffè, niente caldarroste che siamo in primavera.

Provo a correre un altro minuto, conto fino a sessanta. Passo dai bagni pubblici. Una copia di fidanzatini siedono abbracciati sulla panchina, una mamma spinge il passeggino, una signora con due ciuaua al guinzaglio fuge da un signore con un dogo che li vuole mangiare. Mi sono dimenticata di contare. Saranno già passati sessanta secondi.

Giro verso l’Arena, e quando arrivo prendo lo stadio sempre in senso antiorario. Per faticare un po’ meno, invece di camminare sui sassolini vado sulla traccia di mattonelle, ce ne sono due parallele.

Il senso orario va per la maggiore, di spalle vedo solo una donna davanti a me, tutti gli altri li guardo in faccia, come diceva il matto della barzeletta: tutti in controsenso. Arriva Sgangherato, poi Velocissimo che corre spostando tanto vento con le mani a penzoloni, più in là Sovrappeso vestito a nuovo tutto fluorescente con le cosce che si sono mangiate l’interno del pantaloncino.

Velocissimo dalle mani a zonzo sta arrivando sulla mia pista, scendo per dargli passo, e risalgo. Poi mi chiedo perché sono scesa per dargli passo. Percorro un quarto di giro e passa di nuovo, aspetto fino a cinque passi prima dello scontro, e vedendo che non si sposta, mi sposto, gli do passo, e poi risalgo.

Poco più in la trovo per la seconda volta  Cinese Woman: muso cattivo, sguardo determinato e la felpa arancione. Anche lei sulla mia carreggiata. Arrivo a quattro passi di distanza e lei guardandomi negli occhi non si muove di un millimetro, neanche l’ombra di un’intenzione, allora mi sposto, lei passa, e poi risalgo. Corro un minuto valà che mi sa che sono passati più di quattro.

Arriva Sgangherato e non si sposta, Sovrappeso e non si sposta, e si avvicina Velocissimo che ha già completato il giro e mi raggiunge di nuovo. Ora non mi sposto e vediamo cosa succede. La carreggiata non è mia ma non è neanche loro. Cinque passi e non mi sposto, quattro passi e non mi sposto, tre, due, uno: mi sposto. Lui passa. Io risalgo. Ho perso il conto di nuovo. Ma ora non mi sposto più, giuro. Cammino ancora, siamo in cinque ormai a girare attorno all’Arena. Ogni mio quarto di giro corrisponde ad un giro completo di Velocissimo. Tra poco arriverà di nuovo e non mi sposterò.

Eccolo là, si avvicina, cinque passi, quattro, tre, due, uno, chiudo gli occhi, si sposta ma troppo poco e ci diamo una spallata che io sostengo. Non chiede scusa, allora nemmeno io. Oggi no. Sono stufa di cedervi la mia corsia, di farvi uscire dai parcheggi, immergervi nei viali, attraversare la strada, di fare spazio per le vostre moto e biciclette, di stare attenta ai vostri rollers, skates e monopattini con ruote da jeep 4x4. Di cedervi il posto alla cassa perché avete solo questo o perché perdete il treno; o di non cedervi il posto e sentirvi sbuffare perché dovete aspettare che riempia il sacchetto per posare la vostra rucola e pomodorini mentre in una mano avete già i soldi, nell'altra le chiavi e gli occhiali, e nelle orecchie gli auricolari con conversazioni dimenticabili. Di solito vi ignoro e canto canzoni appiccicose, o nostalgiche, rockettare o qualcosa, ma oggi sono un polpo senza appigli, cattiva come Cinese Woman affamata con solo un bancomat in china town, con tentacoli a zonzo come le manine di Velocissimo, scomoda come i pantaloncini di Sovrappeso e fuori asse come Sgangherato. Ho preso tutti a spallate e sono andata via. Manderò un messaggio al socio per raccontargli che ho finalmente trovato il mio sport per le giornate difficili: la corsa 1/4 da teppista.





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