Max & Maestro. Con la musica non sarai mai solo

Un cartone animato raffinato e coinvolgente. In ogni episodio un concerto di alto livello unito a una pillola di vita. Max è il bambino rapper rapito dalla musica classica, e Maestro il grande Daniel Barenboim. Da vedere insieme ai bambini.

Max e Maestro cartone

Mercedes Viola

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Quando qualcuno sogna in grande, e si impegna, vola, ci lavora, cerca, soffre, discute, litiga, fa pace, va avanti, riprova, difende, crede di non farcela, non ce la fa, sprofonda, si dispera, risorge piano, si riprende, riparte, sogna ancora e di nuovo...si impegna, vola, ci lavora, ecc, dovrebbe esserci sempre qualcuno a raccontare il tutto. Il racconto è un modo di rendere onore al sogno e alla fatica, animistica emotiva e mentale, che la consecuzione di un sogno comporta.

Era domenica ma poteva essere qualsiasi giorno (perdo il conto quando ci sono tanti giorni di scuola saltati) quando sono stata alla presentazione di Max & Maestro. Non ero particolarmente interessata al cartone animato, ma avrei visto l’argentino Daniel Barenboim, pianista e Direttore d’orchestra che stimo, e sarei entrata per la prima volta nel Conservatorio di Milano. Due buone ragioni.

Camminando ho attraversato il parco Sempione e poi via Dante, sommersa da turisti, fino a San Babila, da lì Corso Monforte, un saluto col cuore verso lo studio della mia cara insegnante di pianoforte, Via Conservatorio e ci sono. Cartello all’ingresso con indicazioni per raggiungere la sala e una delusione: Barenboim non ci sarà. Solo un intervento video.

Pazienza.

Ho fatto la coda per entrare e ho scelto una poltrona in fondo, da dove poter osservare il tutto. Ho tirato fuori il mio taccuino per prendere note, la penna, e ho controllato che il telefono fosse muto. Pubblico eterogeneo. Bambini nei palchi in alto sulla destra della sala. Mamme che si salutano nella platea. Gente di tutte le età. Sul palco due pianoforti a coda neri spinti in fondo, scomodi, in un ruolo secondario, lasciati lì contro il muro solo perché era difficile portarli via. In pole position quattro poltrone e un tavolino in mezzo con quattro bottiglie d’acqua che nessuno berrà.

Max è un bambino, figlio di un tassista e rapper frustrato e di una casalinga che vorrebbe partecipare a un reality, che da due settimane suona la tastiera nella banda rap che ha con i suoi amici. Un giorno giocando a pallone, lanciano per sbaglio la palla otre un muro, all’interno della casa del “vicino strano”. Max prende coraggio ed entra a cercare il pallone quando sente una musica. Seguendola trova il maestro seduto al pianoforte nero a coda (ora sì, protagonista in mezzo alla sala), e rimane incantato dai suoni, tanto che gli cade di mano il pallone che rimbalza per terra smascherando la sua presenza.  Allora esce di corsa, corre velocissimo e dietro di lui i suoi amici.

Tornando a casa non riesce a smettere di sentire quella musica nella sua testa. La sente mentre fa la doccia, seduto a tavola per cena e con gli occhi persi nel soffitto prima di dormire. Il preludio 1 di Bach gli si è sdraiato nel cuore e lo fa sognare.  Allora Max torna dal maestro e gli chiede se può fare lezione da lui. Ma nessuno deve saperlo, solo la sua migliore amica Lara, altrimenti lo prenderebbero in giro. Un rapper che suona Bach.

Così inizia questo cartone animato, che è stato sognato per sei anni prima di vedere la luce.

Maestro è Daniel Barenboim, pianista e direttore di orchestra, argentino di nascita e da lì a poco cittadino del mondo, amato e applaudito, dal mondo. Personaggio ben voluto, a detta dei disertanti  a livello umano, intellettuale e politico, anche per il suo essere diretto e dotato di curiosità.

Il sogno nasce - racconta il produttore Pietro Maranghi - preparando una serata da Fazio, complice qualche bicchiere di troppo” di solito è difficile portare avanti i sogni nati in queste occasioni, forse perché sono i più coraggiosi. “Allora Barenboim si entusiasma e segue l’idea, fino a proporre qualcosa legata alla tetralogia di Wagner” e il pubblico ha riso di gusto. “Non avrei potuto fare questa cosa con un altro Direttore d’orchestra. Non perché altri non mi piacciano o no li stimi, ma perché con Daniel le fantasie possono succedere. Tutto quello che succede in questo cartone, trattandosi di lui, potrebbe anche essere vero. E ci deve essere una verità dietro un fenomeno artistico

Le musiche in ognuno dei cinquantadue episodi si intrecciano a una situazione, a un conflitto che Max deve risolvere, attraversare. “L’animazione - dice Anita  Romanelli, produttrice rai - è un linguaggio che può raccontare tutto con leggerezza”, Romanelli ha creduto a questo progetto e inizialmente, e per un bel po’ di tempo, ha trovato un po' di diffidenza “Questa è un’operazione  singolare è unica, raffinata, che propone un concerto musicale alto, più una pillola di vita. Che tutto succeda poi a un bambino normale che a sua insaputa ha un talento, inserisce le cose nella normalità

Daniel Barenboim nel suo intervento video fa riferimento alla difficoltà di insegnare la musica, e al valore di questa iniziativa nel dare la possibilità di interessarsi e di imparare senza sforzo.

Silvia Corbetta è stata la consulente musicale del progetto. Cinquantadue musiche per cinquantadue episodi e il compito di legare il concetto, il messaggio musicale alla vita.

Come quel episodio dove Max è triste. La sua amica Lara ha perso il suo diario e gli amici di Max hanno divulgato un suo segreto, e da allora Lara non vuole più parlare con Max. Lui tenta di tutto per recuperare, ma senza successo. Con questo stato d’animo va a lezione e il Maestro gli propone un pezzo allegro, frizzante, di quelli dove le note sembrano saltellare sulla tastiera. Max non ingrana, non riesce a suonare, e il Maestro gli dice: “Mi sembra che oggi sei in tonalità minore”, Max non capisce, allora il Maestro gli spiega che la tonalità maggiore è quella della gioia, la felicità pura, mentre quella minore è la tonalità della tristezza il dispiacere e il rimpianto. Suona due accordi sul pianoforte e gli dice: “basta un gesto delicato per passare da minore a maggiore”. E in questo episodio Max trova il modo di riavvicinarsi alla sua amica, e torna a lezione col cuore e le mani libere per suonare la sua gioia.

Per ultimo parla Omar Pedrini. Viene dal rock e si sente, anche se dice “il rock ormai è considerato musica classica”. Uomo dal cuore intenso che ogni tanto gli ha detto basta ma sono riusciti a farlo ripartire e torna sempre generoso di emozioni. Pedrini racconta che proviene da una famiglia operaia, nel settore del cotone, nella quale la musica è sempre stata parte. Suo nonno nei giorni di feria costruiva e riparava mandolini e insegnava clarinetto, la nonna, per grande scandalo della società dell’epoca, suonava la chitarra, e sua madre cantava nelle feste di paese. Nella sua famiglia c’era una tradizione: quando nasceva un bambino, a sei anni gli veniva regalato uno strumento e questa frase: “Ricordati che con la musica non sarai mai solo”.

Trovo che questo sia il senso, la risposta più bella e onesta al perché di questo cartone, o di qualsiasi altro tentativo di avvicinare un essere umano alla musica.

Anche io sono cresciuta in un ambiente musicale senza che si trattasse di musicisti di professione. Ho iniziato a suonare il pianoforte con mia nonna Derna che suonava a orecchio, non credo sapesse leggere anche se aveva un baule pieno di partiture appartenute ai suoi fratelli che avevano una orchestra. Poi ho studiato, ho solfeggiato, dato esami, fantasticato con fare il conservatorio e abbandonato la fantasia. Poi per tanti anni non suonai più (le sfortune di suonare uno strumento che non puoi portare sulle spalle), ma i pezzi più amati mi sono rimasti nei polpastrelli. La memoria delle mani è meravigliosa,  ogni polpastrello ha una corda attaccata al cuore, e così riescono a suonare come se avessero vita propria. Ora a quarant'anni sono tornata a lezione e a suonare a casa. Per arrivare a essere cosa? Come la maggior parte di noi, niente di particolare. L'atto di suonare come quello leggere. Un modo di affacciarci alla vastità della nostra anima, con tutta la sua gioia e con tutto il suo dolore, per tirarlo fuori, tentare di capirlo, di dargli un suono, una immagine, o semplicemente per farci amorevole e consolatoria compagnia e forse, con un gesto delicato, passare da minore a maggiore. Per trovare o ritrovare noi stessi. Perché come disse Pedrini in conclusione Vedi Mozart, nessuno può essere come lui, ma lui mi ha ispirato a essere me stesso”.


Ecco il trailer del cartone animato che inzia il 7 maggio su Rai Gulp. Buona visione!


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