Una cosa impensabile

Cuccia solidale Paraná

Mercedes Viola

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I propriertari di cani hanno superato l'indice di saturazione.  La saturazione è lo stato nel quale il mercato non è più in grado di assorbire prodotti, o la massima concentrazione di soluto in una soluzione, o quando i padroni di cani non sopportano più gli altri padroni e gli altri cani.

Questo stato di saturazione scatena scene che vanno dal indisponente al grottesco al esilarante. 

I padroni che, incontrando altri cani per strada, fino a qualche tempo fa si sarebbero chinati a fare ghirighiri e qualche domanda sul quadrupede, oppure avrebbero condiviso un commento di odio verso qualche altro NON padrone di cane (tutte le comunità per sentirsi tali hanno bisogno di qualcuno cui odiare), oggi si guardano con diffidenza, si sparlano sottovoce nei sorpassi per angusti marciapiedi, e si insultano se uno ringhia suo cane che se non fosse per colpa del cane maleducato e ringhiatore dell'altro, non avrebbe mai, e dico mai, ringhiato. I padroni, una categoria che fino a poco tempo fa era di una superiorità morale indiscussa, quasi come quella dei vegani, e di una coesione da branco randagio che trova ombra all'ora della siesta, ora sono diventati dei normalissimi automobilisti all’ora di punta.

I commercianti in generale, e i proprietari delle piccole botteghe alimentari in particolare che - stanchi di lavare pozzanghere e mucchietti maleodoranti di croccantini (se qualcuno non gli ha allungato un pasticcino dopo cena o, dio ce ne scampi, l’avanzo dei fagioli) digeriti ed spontaneamente evacuati davanti ai loro ingressi - spruzzavano peperoncino sui marciapiedi, in un tentativo tanto medievale quanto le deposizioni per strada, ma più igienico, di evitare che i quadrupedi si fermassero davanti alle loro porte, a un passo di essere stati giudicati in piazza per questa pratica discriminatoria e terribile anche se innocua, sentono che finalmente la boa sta invertendo rota e torna per i padroni, accomunandoli nel suo serpeggiare in un sentimento condiviso. 

Le statistiche dicono che il 55,6 per cento degli italiani possiede un cane. Il  40 e qualcosa che di sicuro finisce con 4 (questo è il limite della mia intuizione matematica senza calcolatrice) percento restante si fa sbavare le scarpe al bar, si riempie di pelo e pulci in treno, e sale in macchina con un regalo sotto le scarpe che spalmerà sul tappetino, senza nessuno dei benefici secondari di avere un fido tutto per sé. Come per esempio la secrezione di endorfine, sostanza chimica endogena analgesica ed eccitante, liberata a causa delle coccole dispensate all'animale, vedendosi così obbligati a coccolare figli e compagni. A volte, povera gente senza mascota, in mancanza di familiari o conviventi diretti, si trova a dover coccolare degli sconosciuti sul tram, in chiesa, alla coda del supermercato, pur di liberare anche loro un po’ di questa magnifica sostanza (che causa dipendenza, come tutta roba buona). 

In compenso, per questa mancanza, sembra che i non possedenti alla fine dell’anno avranno risparmiato una somma che va dai 360 dei più coscienziosi ai 3600 euro annui degli spendaccioni, che potranno spendere in champagne da gustare con amori saltuari. Meno fedeli, ma meno impegnativi e più glabri (che oggi per tanti sembra essere un pregio).

Prendere un cane è decidere di amare di nuovo così tanto da sentire un baule antico sul petto se scappa, se lo travolge una macchina, se tossisce strano, se, banalmente, ti dimentica. Si capisce che non tutti ne abbiano voglia. 

Credete che i cani non sappiano dimenticare? Lo credevo anche io, invece si commenta che in un paese di sudamerica (non fatteci tanto caso che in sudamerica si parla così, per abitudine), i cani randagi, che dormono la siesta nei pomeriggi roventi all’ombra delle tende dei negozi, siano cani con l’alzheimer, abbandonati fuori casa dal giorno in cui non hanno più riconosciuto i loro padroni, che se ne sono accorti tornando a casa e vedendo che il cane non scodinzolava, non si agitava, non sabavava di gioia, non portava la palla ne l’osso, niente.

Da quel giorno i cani con l’alzheimer vagano per le strade e la gente gli vuole bene. Anonimamente. E allunga loro qualcosa da mangiare, che loro ringraziano in diversi modi,  nascondendosi dignitosamente sotto qualche albero lontano all’ora di liberarsene, accompagnando fino alla porta di casa i ragazzi che rientrano dalle feste e facendo finta di niente quando mogli o  mariti tornano troppo tardi e non riescono a imbucare la serratura e ridono sotto voce o piangono, a seconda di. Nei parchi ci sono delle cucce perché i randagi possano ripararsi dalle tempeste tropicali. I cani con l’Alzheimer sono di tutti e di nessuno. Una cosa impensabile.





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