Nonostante Pericoli nel suo studio, Luca Ricci è stato onesto: ha mentito

Intervista allo scrittore Luca Ricci.

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Mercedes Viola

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Poco fa sono salita su La Nave di Teseo e sono approdata a Trascurate Milano, l'ultimo libro pubblicato da Luca Ricci. Un racconto lungo che ho divorato prima, e riletto dopo, ritrovandomi un poco in ogni personaggio di quella Milano invernale. Ho voluto intervistarlo, e chiedergli sulla sua scrittura: come fa, perché lo fa, da quando, cosa fa quando le muse lo abbandonano. Ecco a voi la nostra conversazione.

C’è chi è consapevole fin da piccolo del proprio desiderio, c’è chi lo scopre a sorpresa dietro un angolo, e tante altre combinazioni ancora. Come ti sei scoperto scrittore?

Ho sempre voluto scrivere, che io mi ricordi. Mia madre mi portava nel suo ufficio e io mi piazzavo davanti alla macchina da scrivere. Le chiedevo: “Mamma, gli scrittori come fanno a scrivere quei libri così grossi?”. E mia madre mi rispondeva: “Usano gli aggettivi”. Era un’argomentazione che mi convinceva fino a un certo punto. In generale, da scrittore che preferisce le forme brevi e le soluzioni fulminanti (anche quando scrivo romanzi), è una domanda che continuo a pormi. 

Si critica spesso agli scrittori (e agli artisti in generale) di essere autobiografici. Tu come vedi questa questione?

Un’opera letteraria non può non riguardare chi la scrive, sarebbe stupido e contro natura. La nozione stessa di stile prevede l’originalità che si sposa all’identità, un modo di pensare e vedere e scrivere irripetibile e individuale. Un’opera letteraria dovrebbe essere fatta delle stesse rughe che compongono il viso di chi la scrive. Tuttavia è un artificio, è una trasfigurazione: sono stato onesto, ho mentito. 

Qual è il segreto perché un racconto resti nel ricordo del lettore, cosa rende un racconto memorabile?

Partiamo da una regola generale: molto più del romanzo, il racconto si presta a essere riletto, vuole essere riletto. Per riuscirci deve essere perfettamente incompleto, non esaurire la storia che racconta, alimentare una certa nostalgia di sé. Un racconto non deve finire mai, deve continuare a essere perfetto, cioè incompleto.  

Per scrivere: tavolino al bar o una stanza tutta per sé?

Chiuso nel mio studio, senza distrazioni né testimoni, se non uno Stevenson di Tullio Pericoli che mi guarda dalla parete (se potesse parlare…). Quando vado al bar bevo un caffè, osservo la gente e le loro relazioni. Talvolta mi metto in mezzo. Cerco di vivere, insomma. Accumulo esperienze, cioè materiale narrativo grezzo. 

Cosa non può mancare a uno scrittore di racconti (nello sguardo, nella tecnica, nelle letture)? Si può insegnare a scrivere? 

Direi che non c’è qualcosa che è assolutamente necessario, rifiuto qualsiasi approccio pedagogico. Prendiamo due grandi scrittori di racconti, Borges e Bukowski. Dubito che li accomuni qualcosa, eccetto appunto che hanno scritto entrambi grandi racconti. Ognuno faccia da sé, con quello che ha, le vie della scrittura per fortuna sono infinite. Riguardo all’insegnamento, basta sapere che la scrittura creativa vive dentro a un paradosso bellissimo: insegnare ciò che è impossibile da apprendere (vale anche il contrario: apprendere ciò che è impossibile insegnare). Però si possono passare e mettere in circolo tante cose, tecniche, idee, letture e qualche buon contatto. 

In una intervista parlavi della tua forza creativa primordiale, un termine che mi ha incuriosito. Questa forza è una cosa personale o inerente all’essere umano? Sapresti dire dove viene, dove nasce nel tuo caso?

Non ne so niente, sennò che forza creativa primordiale sarebbe? So solo che uno scrittore, per quanto conosca e ami e in certi casi idolatri la letteratura che lo precede, ha non solo il diritto ma anche il dovere di ricreare il mondo dal principio. Questo a ogni nuovo libro. Sugli altri esseri umani, diciamo i non artisti, non mi sbilancio.   

Hai scritto molti libri negli ultimi anni, ma si sa che lo stato di ispirazione non è costante. Cosa fai quando manca? Richiami le muse, le aspetti facendo altro, o chi ha mestiere non ne ha bisogno?

Completare un libro solo col mestiere mi è impossibile e non m’interessa. Per me la scrittura è un modo di vivere, non una semplice professione su cui costruire una carriera più o meno brillante. Scrivo per capire ciò che non capisco, per curare le ferite, per placare la rabbia, per andare avanti. E’ anche un atto di comunicazione profonda, e per questo nel tempo si matura un rispetto sacrale nei confronti dei lettori, di chi leggerà. Dare al lettore il best seller fatto con lo stampino significa deriderlo, porsi in una posizione di potere e di vantaggio: non mi piace. 

A cosa stai lavorando adesso? 

Ho quasi finito Gli estivi, il secondo romanzo della quadrilogia delle stagioni (nel 2018 era uscito Gli autunnali). E’ un progetto grande e ambizioso e mi fa un po’ paura. Spesso mi chiedo: “E se non trovassi più il senso, la necessità di proseguire?”. Per ora tutto bene, raccontare il tempo è una cosa che mi appassiona e mi sconvolge. Nelle pause tengo i miei corsi sul racconto in giro per l’Italia. I prossimi saranno a Roma per Scuola del Libro (30 e 31 marzo) e a Firenze per Scuola Fenysia (6 e 7 aprile). 

Com’è il tuo rapporto con il buio? 

Il buio lo apprezzo. Sarà per Dancing in the Dark , una canzone di Bruce Springsteen che ho sempre amato. Il buio istintivamente ci impaurisce, ma è anche il momento in cui non si vedono più confini e pregiudizi: può essere un’enorme possibilità creativa. 


Luca Ricci ha pubblicato: Duepigrecoerre d'amore (Addictions, 2000), Il piede nel letto (Alacran, 2005), L’amore e altre forme d'odio (Einaudi, 2006 - versione ebook 2014), La persecuzione del rigorista (Einaudi, 2008 - versione ebook 2013), Come scrivere un best seller in 57 giorni (Laterza, 2009 - versione ebook 2011), Mabel dice sì (Einaudi, 2012- versione ebook 2012), L’acciambellato (I Corsivi del Corriere della Sera, 2013), Ferragosto addio! (Quanti Einaudi, 2013), Fantasmi dell'aldiquà (La scuola di Pitagora, 2014), Lo strano caso della libreria antiquaria (I Corsivi del Corriere della Sera, 2015), I difetti fondamentali (Rizzoli, 2017), Gli autunnali (La Nave di Teseo, 2018), Trascurate Milano (La nave di Teseo, 2018)


 
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