Mercedes Viola

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A volte mi guardo intorno e sembra tutto così ridicolo e assurdo. I bagni eleganti, con tubi che portano su e portano via, ogni casa il suo piccolo trono, e mentre i signori parlano di cose serie in salotto o nei palazzi, c'e sempre un bagno vicino, dove qualcuno si siede con i pantaloni abbassati. Ridicole le strade in tutte le città che non sono Venezia, con le loro macchine che passano veloci vicino a bambini alti mezzo metro, ad anziani che non potrebbero schivare una tartaruga zoppa, messi al riparo da un cordoncino di cemento e così sembra tutto organizzato. Ridicoli i cani al guinzaglio, i libri nuovi, i guanti di plastica del supermercato, le porte che ti esaminano all'ingresso delle banche, e per loro tanto vale una pistola che un mazzo con più di sette chiavi. E ci sono i rituali, le chiese, le messe, i documenti, gli sportelli, i permessi, mentre i platani crescono da buchi in mezzo all'asfalto e diventano giganti, e ci guardano nudi dalle finestre al quinto piano con i loro piedi sempre in un buco in mezzo al asfalto. I manuali di psichiatria di sicuro hanno un nome per questa sensazione, manuali come strade come cessi come messe, tentatori di un ordine quasi impossibile, rassicuratori per quando siamo fragili davanti ai misteri, quando siamo vicini alle cose che i nostri occhi non riescono a vedere. Solo lei, solo la bellezza non è mai ridicola, mai assurda, solo la musica della musica e la musica delle parole e la musica dei colori dei disegni dei bambini e dei pittori delle chiese, e le scale vecchie che sembrano nastri nei palazzi abbandonati, con ringhiere ornate in arabeschi come giochi di fumo di una sigaretta indiana, che sarebbero ridicole se non fosse per la bellezza, che nasce a volte sofferta che passa innavvertita che si comprende tardi ma non è mai troppo tardi per la bellezza, che sopravvive, sempre, e che le salva.


Grazie  Nicola Bertellotti per le immagini.


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