Mercedes Viola

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Sabato scorso ho proposto alle mie figlie di guardare insieme ET. Perché io avevo bisogno di guardare ET per seconda volta. 

La prima volta é stata nel ’83, avevo sei anni e mia sorella maggiore mi portò a vederlo al cinema Rex nel pomeriggio. Era estate, e uscendo di casa una corrente d’aria chiuse violentemente la porta con un mio dito dentro. Mia madre mise la mia mano sott’acqua. Qualsiasi genere di cosa ci capitasse a me o ai miei fratelli, lei ci portava verso l’acqua, e la stessa cosa faccio io oggi con le mie figlie. Nonostante il male volevo ancora andare al cinema, quindi mia madre prese un foulard, lo annodò dagli estremi, me lo infilò in testa e mi fece appoggiare il braccio lì e tenerlo come se fosse un neonato. Lo fece un po’ per tenere su la mano e che il dito non pulsasse ricevendo tutto il sangue, e un po’ per creare una scena che era un misto di interesse, cura e gioco che mi faceva sparire qualsiasi dolore; penso sarebbe riuscita a sistemare anche delle ossa rotte tanta era la potenza della sua decisione insieme alla sua leggerezza. 

Dopo questi più di trent’anni che sono passati, di ET mi era rimasta solo una sensazione di tenerezza e amore, e l’immagine delle biciclette in quella pedalata disperata quando si staccano da terra e si alzano in volo, elevandosi sopra gli alberi, andando verso casa in una notte di luna piena. Una follia.

Come la follia del tango Balada para un loco, dove il loco, il folle, ha due mezze luna attaccate ai piedi, e promete alla sua amata vedrai… come un acrobata folle salterò sull’abisso della tua scollatura, fino a sentire che ho fatto impazzire il tuo cuore di libertà.

Il fatto è che ET si era ammalato di tristezza, tanto che il suo cuore alieno si fermò schiacciato dal peso della nostalgia, per poi resuscitare grazie all’amore; e questo per quanto possa suonare melenso e banale mi fa piangere ogni volta, e visto il suo successo, penso non succeda soltanto a me. ET rivive, e il suo amico insieme ad altri amici, sfidano le autorità e le leggi delle probabilità per aiutarlo, per riportarlo a casa, ed è qui quando pedalano fino ad alzarsi in volo guidati dal cuore rosso, luminoso e pulsante, di ET. 

Non so cosa abbia fatto ET tornanto a casa, se si sia dichiarato imperatore del suo mondo o si sia dato al volontariato; a Buenos Aires  però si mormora che il folle, una volta che aveva fatto impazzire di libertà il cuore della sua amata, si sia dato alla fuga alla ricerca di altri cuori in prigione da liberare. Si mormora anche che l’amata si sia tenuta quel cuore nuovo, espanso, impazzito di libertà che le batteva sotto la scollatura e che, diminuito il dolore per l’assenza del suo libertario amore, avendo cancellato le intestazioni, si sia data all’eroico destino di creare, e di credere che la potenza e la leggerezza sono possibili, che anche se sembrano alieni forse siamo fratelli, che se il cuore brucia e batte sotto il petto, tutto rosso, bisogna pedalare ancora più forte, perché quando tutto sembrerà perso, la luce della luna piena prenderà le tue mezze luna sotto i piedi e ti porterà in volo verso casa, qualsiasi essa sia.


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