Eredità

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Mercedes Viola

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Alle mie figlie posso lasciare questo. Questo che sembra mancare a gran parte di questo pianeta, quella parte che presumibilmente cresce. Regalo loro il cuore che esplode di emozioni, sottili, ritmate, un po’ tango un po’ murga milonga rock pop sonata e vals, ninna nanna tedesca e tarantella.

Regalo loro la gratitudine verso gli antenati, multietnici, che ci scorrono nelle vene. Le lascio il saperci fare con la complessità. La ginnastica di allontanarsi dagli affetti e capire che non significa perderli. 


Dono loro la certezza che i nostri piedi non sono alberi, e possono affondare radici in diverse terre. La bellezza di capire e esprimere la propria anima e di leggere il mondo che le circonda, in diverse lingue, catturando cosi più sfumature. 


Lascio a loro i fiumi, i cieli immensi, il profumo di legna bruciata e gli abbracci dei veri amici. Sapori, alberi fioriti di lilla e la informalità. 


Le lascio uno spazio accanto alla madre nel mezzo della notte per chi ha fatto spaventosi incubi. Madre che ha preferenze alternate a seconda di chi ne abbia più bisogno.

Le lascio la famiglia che accompagna, cura ginocchia sbucciate e aplaude, tanto i successi come i sinceri tentativi. Che difende e sostiene. Lascio loro la famiglia che litiga e fa la pace. Che parla fino a capirsi. Che cambia, fino a recuperare amori che sembravano persi. Questa è la mia eredità.





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