Harry...che peccato

Una mostra tanto attesa, tante piccole cadute, una grande delusione

dobby

Andrea Polo

-

Vi ricordate? Ve lo avevo già detto mesi fa, Harry Potter stava per sbarcare a Milano con la mostra dedicata a lui, Harry Potter: The Exhibition e noi, grandi amanti della saga del mago, dal primo annuncio non aspettavamo che l'inaugurazione. Dopo la strepitosa esperienza vissuta a Londra, quando noi andammo a trovare lui, ci sembrava un sogno poter rivivere quell'esperienza a pochi passi da casa. 

Non appena lo hanno saputo, Marco e Giovanni hanno rispolverato le loro bacchette magiche, i cimeli che avevamo preso nel nostro viaggio di allora e avvertito i nostri amici di Stoccolma, anche loro Hogwarts' addicted, che in quattro e quattro otto organizzano il viaggio; il 12 maggio, giorno dell'inaugurazione, saremo tutti assieme a festeggiare Harry.

Dopo un'attesa che ci sembra interminabile, finalmente il grande giorno arriva e noi ci presentiamo tutti all'appuntamento con la magia. Dopo aver superato il varco d'ingresso arriva la prima sorpresa; il nostro zaino è giudicato troppo grande dagli addetti che, gentilmente, ci invitano a lasciarlo al guardaroba ma, scopriamo poi, a pagamento. La cosa ci sorprende alquanto dato che lo stesso zaino, il giorno prima, ci è stato fatto lasciare al guardaroba dallo staff di un altro museo, ma questa volta gratuitamente dato che era una loro richiesta e non una nostra scelta.

Decidiamo comunque che questo non influirà sulla nostra giornata e proseguiamo. Veniamo indirizzati in un serpentone umano che sfocia davanti ad uno schermo verde per fare foto che poi potremo ritirare all'uscita, ma dopo poco decidiamo che quella calca è eccessiva, alcuni amici ci hanno detto che ci sarà poi un altro set e, non senza fatica, usciamo dal serpentone e in qualche modo riusciamo a proseguire.

Eccoci davanti ad una stanza che a fatica, per le sue dimensioni, contiene i molti visitatori del nostro turno di ingresso. Un ragazzo dello staff, di grande gentilezza e professionalità, si erge davanti alla porta di accesso alla mostra vera e propria cercando di gestire il mormorio dei visitatori in attesa fino a che, con gioia di tutti, le porte si aprono e inizia lo smistamento nelle case con il cappello parlante. Tutti vorrebbero farlo, solo pochi possono, il tempo stringe e siamo invitati a muoverci verso un altro ambiente.

Le stanze dei film sono riprodotte con molti particolari, ci muoviamo contenti fra il dormitorio dei ragazzi Grifondoro e la stanza coi piattini dei gatti della professoressa Umbridge, proviamo a segnare con la pluffa e ci sediamo nell'enorme poltrona di Hagrid ma...qualcosa non va, evidentemente ci siamo trattenuti un pochino troppo spinti dall'entusiasmo e ora siamo in qualche modo "spinti" dai visitatori del gruppo successivo al nostro che, giustamente, vogliono vedere anche loro.

Andiamo oltre, salutiamo Fierobecco, sorridiamo velocemente a Dobby e in men che non si dica...nuovo serpentone e nuovo stop forzato o quasi. Questa volta si posa per le foto in abiti da maghi, ma inutile scegliere la sciarpa della nostra casa del cuore tanto, ci spiega la ragazza che consegna le divise della scuola, le foto vengono tutte in bianco e nero; pazienza, magari facciamo noi una foto a colori dal lato con cellulare, invece no, non ci è consentito.

Veniamo ancora una volta accompagnati velocemente all'uscita che, in questo caso, è il book shop. Facciamo una prima fila alle casse per vedere comunque di ritirare le foto, ma dopo circa 10 minuti, una volta arrivati in cima, ci viene detto che la fila delle foto non è quella, si trova nell'altra stanza. 

Mestamente cominciamo la seconda fila, l'occhio ci cade sul prezzo della foto che stiamo per acquistare: 15 euro per la foto in bianco e nero dove saremo noi, nel caso, a spiegare agli amici che quella è la sciarpa di Grifondoro, di Serpeverde, Tassofrasso o Corvonero.

Marco e Giovanni mi guardano perplessi, persino loro, ma ormai siamo in ballo, balliamo. Altri 10 minuti, arriviamo alla cassa dove un addetto cerca le nostre foto. Il numero del tallocino non corrisponde, le facce che appaiono nello schermo non sono le nostre; passa altro tempo, ci chiede l'orario di ingresso, appaiono altre 27 pagine di foto, anche quelle non sono le nostre; prova ad aumentare il lasso temporale, le pagine diventano 41, le foto ancora una volta non ci sono, dietro di noi, in compenso, c'è ormai una folla di persone che aspetta il proprio turno.

Sento due voci dietro di me: papà, basta, andiamocene, tanto abbiamo le foto di Londra. Marco e Giovanni escono delusi, come tutti noi, poi per fortuna incontriamo altri visitatori che si sono vestiti come improbabili sosia dei protagonisti dei film; li fermiamo e facciamo una foto con loro, in fondo questo voleva essere il nostro spirito, festeggiare assieme il nostro mago del cuore. Peccato.


© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Harry Potter, ti aspettiamo

Un amico speciale viene a trovarci a Milano. E quando dico speciale intendo davvero speciale.

Harry Potter e un viaggio magico che non dimenticheremo

Capita spesso di sentire parlare di figli che seguono le passioni dei padri. Io ho fatto il contrario seguendo quella di miei figli, per fortuna. Ed entrando in un mondo magico che difficilmente dimenticherò

Commenti