Gratta ci cova

In piedi sotto il sole a fare il girotondo attorno a uno dei momenti più noiosi della vita sociale: essere tra quelli che accompagnano due che s’incontrano. Se poi sono anche ex qualcosa...

The bridge Klimt

Mercedes Viola

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La gelosia è una brutta bestia.

Lo so, non sapete di cosa parlo. La donna europea si è evoluta, si è emancipata da questo sentimento primitivo, e certe cose non raddrizzano più i peli della schiena. Si prende il sole in topless, si dispongono i posti a sedere nella formula “donna-uomo-donna-uomo-ecc”, e si fanno vacanze insieme con gli ex di uno e dell’altro.

Io però sporadicamente soffro di retaggi di findelmondanità che mi riportano indietro, con mio grande sconforto, nella mia evoluzione.

Uno di quei momenti è stato quando un giorno, uscendo col socio e progenie da un supermercato, sento:

-Ma guarda qua chi si vede! Ma ciaaao caro!…come stai? -

-Oh ciao, che sorpresa – dice lui, smak smak - Ti presento la mia famiglia.

Il socio ci introduce alla sua ex strumentoperspazzareperterra-amica, iniziando dalle bimbe. Io chiudo le presentazioni stringendole la mano e cercando i suoi occhi dietro gli occhiali scuri, senza successo. Penso se ne accorga perché dice: “Non tolgo gli occhiali perché sono da vista” (excusatio non petita...si sa già).

Anch’io sono miope sin dalla nascita, certamente se ne sono accorti solo in prima elementare, altrimenti il mondo mi sarebbe andato bene così, nitido da vicino e tutto il resto sfuocato. Poco sicuro alla guida, ma molto cinematografico.

La progenie si dilegua, e noi rimaniamo in un cerchio piccolissimo: il socio da un lato, l’amica dall’altro e il suo bello di fronte a me. Tutti in piedi sotto il sole a fare il girotondo attorno a uno dei momenti più noiosi della vita sociale: essere tra quelli che accompagnano due che s’incontrano. Che siano compagni del liceo, vecchie fiamme o cugini di terzo grado, ti senti di nuovo un quindicenne che vuole evadere dall’ora di religione, e mentre fa finta di essere presente, guardando l’insegnante con occhi di mucca al pascolo, si concentra su come uscire e dove andare.

Da quel momento in poi, l’amica chiude la sua percezione periferica e si concentra sul socio. Io la guardo e vedo le ossa che sporgono dalle spalle, e la pelle delle ginocchia abbronzate un po’ cadente, tipica della cinquantenne. Da giovane sarà stata carina e senz’altro magra, penso. E automaticamente mi viene in mente che per giorni, in vacanza in un agriturismo, ho mangiato e bevuto come un muratore, e allora lascio scivolare il mio sguardo dalle sue ginocchia verso la mia panza. Devo tirarla dentro immediatamente, mi dico. Faccio un bel respiro nasale, lento, di modo che non si noti, ma molto profondo. Contraggo tutti i muscoli addominali che trovo, e già che ci sono, stringo gradatamente un po’ anche le chiappe, rilassando però piedi e mani, di modo che lo sforzo non si palesi in un arricciamento delle dita.

Abbastanza contenta della mia liposuzione non invasiva, d’urgenza e fai da te, mi dedico di nuovo al cerchio. L’amica parla esclusivamente con il socio e al singolare: “Come stai?” “Che bello vederti” “Vieni sempre qui?” “Cosa ti sei fatto al braccio?”

Ok, sono completamente fuori dalla conversazione, posso trattenere il respiro tranquillamente e sperare che tutto finisca in fretta. Anche il suo bello è abbastanza annoiato e penzola come il quindicenne di cui sopra. Ho anche fame, realizzo, molta, e questo non mi aiuta.

Nel frattempo si accende il mio radar anti fumo. Mi segnala che lei non ha ancora il fuoco del tutto spento. Non che sia l’incendio della Roma di Nerone, ma un mucchio di braci un po’ impolverate, di quelle che basta buttare sopra uno scontrino, due soffiate, e magari una bistecca non tanto alta la tiri fuori a cottura media. Allora guardo il socio. Gli luccicano gli occhi, ma questo è normale in lui, per il resto è tranquillo e non fa il gallo, sintetizza al massimo anche l’incidente del braccio, che se raccontato al dettaglio avrebbe fatto il suo porco effetto.

La conversazione si esaurisce e arrivano i saluti della fine. Allora ciao bimbe da lontano, e ciao a me, che allungando la mano mi becco il doppio bacio (che culo). Si vede che ignorare qualcuno per dieci minuti ti da comunque una vicinanza che elimina la stretta di mano.

Quando va a salutare il socio, strisciando i sandali gli piazza i piedi vicino e gli si spalma addosso come un gatto, e mentre gli da il doppio bacio gli fa un grattino sulla nuca. Un grattino. Un grattino sulla nuca.

Vedo le dita che ballano dietro la nuca del socio, e tutta l’aria compressa che avevo trattenuto s’infuoca e divampa questa volta , come la Roma di Nerone. La fame non aiuta e come un lampo mi attraversa l’immagine di una manina stritolata fino a quando anche l’ultima falangetta non diventa polvere. Semplici fantasie che servono solo a far sfiatare il fuoco che la gelosia ha scatenato e la frustrazione per sentirla.

Forse intimamente tutti vorrebbero essere come la coppia di House of Cards, ma nessuno ci riesce. La nostra mente è poligama ma l’amore è cosa delicata e assai complessa, io non la so spiegare, mi sembra solo che quando uno ama, a qualsiasi età, lo faccia sempre come un bambino di due anni: esclusiva, profonda e smisuratamente, senza un pizzico di generosità per condividere quel grembo che sappiamo non essere di nostra proprietà ma al quale sentiamo di appartenere.

Solo che fino a quando non provi quell’unione, ti sembra che dichiarare con gesti sciocchi di avere ancora un posto nell’intimità dell’altro sia un tuo diritto, come sentirsi forte di essere un cane randagio e ridere in faccia a quello domestico col guinzaglio legato alla cuccia.

Del passato, mio o suo che sia, mi stanno simpatici quelli che guardano avanti, che riescono a ricreare nuove forme di quell’affetto, senza equivoci, quelli che al posto del grattino sulla nuca ti vengono incontro con un forte abbraccio.

 

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