Calvizie: il trapianto di capelli non basta

Il trapianto è davvero la cura definitiva della calvizie? Il Dott. Mauro Conti di HairClinic Italia spiega come è possibile raggiungere un risultato completo e definitivo

– Credits: Hairclinic.it

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Di fronte al problema della caduta dei capelli, sono molte le persone che, magari dopo estenuanti ed inutili trattamenti farmacologici, decidono di ricorrere ad una terapia di tipo chirurgico. 

"Il trapianto dei capelli , meglio definito autotrapianto di capelli, cioè il prelievo di capelli sani da determinate zone del capo del paziente stesso ed il loro trasferimento in quelle colpite dal diradamento, oggi è un intervento piuttosto diffuso", conferma il dottor Mauro Conti, direttore scientifico HairClinic (gruppo medico Locorotondo). 

"Sebbene si tratti di una metodica ormai ben collaudata e che può portare, almeno inizialmente, ad un risultato estetico apprezzabile, tuttavia, è importante sapere che non costituisce una soluzione definitiva a questo problema. L’alopecia, cioè la patologia che porta all’indebolimento e alla caduta dei capelli, ha, infatti, un andamento progressivo: affrontarla semplicemente rinfoltendo le zone diradate non serve a bloccarla. Con il passare del tempo, e con l’evolversi della malattia, è molto probabile che la calvizie si ripresenti".

Non resta dunque che rassegnarsi? 
"Assolutamente no", risponde lo specialista. 
"Occorre, però, un approccio diverso, che miri a curare la patologia di fondo, anziché limitarsi a contrastarne gli effetti estetici. E’ questo l’obiettivo della medicina rigenerativa, che punta a favorire la ricrescita di capelli nuovi, “rigenerati”, direttamente nelle zone colpite da alopecia".

Il programma di rigenerazione cellulare concentra la sua azione in una sola sessione ad alta densità

"Il percorso terapeutico è articolato in diversi step ma è differente da tutti i trattamenti esistenti" spiega il dott. Conti, aggiungendo: "L'azione terapeutica della bSBS è concentrata in una sola seduta non chirurgica di due ore e mezza circa. E' eseguita in sala operatoria solo per la massima sicurezza di sterilità offerta al paziente, ma non lascia alcun segno post sessione e la ripresa alla vita sociale è immediata".

 
"Nel primo step viene utilizzato un particolare gruppo di cellule staminali: CD34 e piastrine giovani. Tali cellule, ottenute con un piccolo prelievo sanguigno dal paziente stesso, vengono “trattate” da apposite apparecchiature tecnologiche in grado di mantenerne inalterata la vitalità e, nel corso della medesima seduta, vengono iniettate nelle aree di cute che lo necessitano.
Volendo aumentare questo potenziale rigenerativo, è possibile ricorrere ad un secondo step, che prevede l’utilizzo di ben tre gruppi cellulari, prelevati questa volta dal tessuto adiposo, e il cui insieme viene definito “nicchia stromale”: adipociti, periciti e cellule staminali mesenchimali.
Un ulteriore step, infine, è quello della stimolazione dei fibroblasti nelle zone da trattare. Grazie all’azione termica ed energetica di una sofisticata apparecchiatura in grado di agire in profondità, queste cellule fondamentali nella genesi e nello sviluppo del capello vengono sollecitate affinché aumentino la produzione di fattori di crescita (in particolare, l’FGF9), speciali proteine con funzione riparativa e rigenerativa.
A questo punto, il programma di rigenerazione cellulare è completo, in tutte le sue fasi. Nel giro di qualche mese sarà possibile cominciare ad apprezzarne il risultato, cioè la crescita di capelli sani, resistenti, definitivi"

I contenuti di questo post sono stati prodotti integralmente da Mauro Conti
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