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Tecnologia

Auto, così la Silicon Valley tenta il sorpasso

Mentre infuria lo scandalo Volkswagen, Apple, Google e Tesla si preparano a fare lo sgambetto ai big delle quattro ruote

Un colosso che produce computer e telefonini, un motore di ricerca, l’azienda di un miliardario eccentrico deciso a portare l’umanità su Marte. Tre società le cui sedi distano tra loro meno di venti chilometri, un quarto d’ora e spiccioli se si rispettano scrupolosamente i limiti di velocità. Per quanto sulla carta possa sembrare improbabile, sono Apple, Google e Tesla le minacce principali per i protagonisti storici dell’industria dell’automobile. Più delle concorrenti di sempre, più di sviluppi, conseguenze e strascichi del terremoto di queste settimane.

Le prime due potrebbero far debuttare sul mercato le loro vetture nei prossimi cinque anni; la casa di Elon Musk, che coltiva sogni di orbita con un’altra compagnia, la SpaceX, ha promesso l’arrivo entro il 2017 di una quattro ruote elettrica dal prezzo abbordabile. Mentre Berlino annaspa, l’assalto al mondo del volante parte da un fazzoletto di terra della Silicon Valley.

Il cantiere della mela

L’ultima notizia, passata quasi sotto silenzio durante la bufera Volkswagen, riguarda la mela morsicata. Secondo il Wall Street Journal, il numero uno Tim Cook avrebbe deciso di triplicare i componenti del team di sviluppo della iCar, nome in codice «Project Titan». Erano 600, saranno presto 1.800 e formeranno uno squadrone incaricato di centrare l’ambizioso obiettivo del lancio del veicolo nel 2019. È l’ultima mossa di un percorso coerente: chiamata a Cupertino di talenti come Doug Betts, robusto cursus honorum in Nissan, Toyota e Fca nella produzione di vetture; shopping d’ingegneri, con incentivi da capogiro, dalla stessa Tesla, da Samsung e da A123 Systems, costruttore di batterie al litio.

Perché se è prematuro sapere se la macchina di Apple avrà bisogno di un guidatore oppure no (sul punto le voci discordano), non c’è nessun dubbio che sarà elettrica. Come la i3 della Bmw da cui s’ispirerà per il telaio in fibra di carbonio, suggerendo dimensioni da utilitaria e un pubblico non solo d’élite, ansioso di ritrovare sugli strumenti di bordo le esperienze d’uso intuitive che già hanno fatto la fortuna di iPhone e iPad. È la marcia in più della mela, che con i suoi oltre 180 miliardi di euro di liquidità potrebbe fare un boccone della Volkswagen, la cui capitalizzazione al momento oscilla intorno ai 50. Invece, ha scelto di sfidare la casa tedesca e tutte le altre sul terreno del design, della tecnologia, delle emissioni pulite.

Google è già su strada

Lo stesso farà Google, che dopo lunghe prove con una flotta di Lexus e Toyota modificate ad hoc, ha svelato e da mesi testa per le vie degli Stati Uniti il suo prototipo di una biposto (nella foto di apertura) non lussuosa però parecchio comoda. È elettrica, non ha il volante ma un pulsante per avviarla e uno schermo per seguirne il percorso. Si guida da sola, in modo fin troppo prudente: i pochi incidenti in cui si è trovata coinvolta dipendevano soprattutto da un’altra vettura con pilota.

Dovrebbe arrivare entro il 2020, sarà tra le protagoniste di un mercato, quello delle auto senza autista, che secondo la società di consulenza Boston Consulting Group varrà 42 miliardi di dollari nel 2025. Poco meno di un quarto di quello delle quattro ruote ibride o accese solo da batterie: una ricerca della IDTechEx stima che tra dieci anni il fatturato complessivo raggiungerà i 185 miliardi di dollari.

La Tesla low cost, o quasi

In un settore in cui la connettività conta ormai più dei cavalli sotto il cofano, l’ingresso di specialisti puri della tecnologia come Google e Apple sarà «un risveglio traumatico per l’industria dei motori», per citare Ashlee Vance, autore del best seller «Elon Musk» dedicato al patron di Tesla. Dopo aver risolto il problema dell’autonomia, portando nei negozi lussuose berline elettriche in grado di correre fino a più di 500 chilometri con una ricarica, con il modello in cantiere l’imprenditore potrebbe far crollare il listino base dagli 85 mila euro attuali ai 30 mila. Allargando a dismisura il bacino dei potenziali acquirenti. Intanto sta costruendo un’enorme fabbrica di batterie in Nevada: sarà pronta nel 2020 e fornirà l’energia pulita per tenere accesi i milioni di vetture che l’azienda è sicura di vendere entro il 2025.

Uber e Amazon nella mischia?

Sempre il 2025 dovrebbe essere l’anno in cui si affermeranno i veicoli alimentati a idrogeno, che si riforniscono in una manciata di minuti azzerando le attese per la ricarica, sebbene l’elettrico rimanga al momento al centro della strategia di Apple, Google e Tesla. Come di un altro big dell’hi-tech, Uber, che ha già promesso di acquistare almeno mezzo milione di esemplari senza pilota nel 2020 per creare una flotta di taxi robot e portare i clienti alla meta. O di Amazon, che dopo i droni volanti potrebbe decidere di affidare le sue consegne a furgoncini green a guida autonoma per razionalizzare i tempi nel traffico.

Facebook, il possibile outsider

Quel che conta davvero è l’entusiasmo dei consumatori: uno studio su scala mondiale condotto dalla società di consulenza Capgemini, ha evidenziato che «il 49 per cento degli intervistati sarebbe interessato a comprare una macchina da giganti della tecnologia come Apple o Google, anche se oggi sono soddisfatti del loro attuale brand». Percentuale che sale al 65 per cento nel segmento tra i 18 e i 34 anni.

È probabile che questi numeri ingolosiscano qualche altro paperone dell’hi-tech, abituato a spaziare in universi distanti dal suo business di riferimento. Il primo nome che viene in mente è quello di Mark Zuckerberg: ha acquisito la Oculus Vr, azienda di riferimento nella realtà virtuale; sta testando in volo alcuni droni che usano il sole come carburante. Il caso vuole che il papà di Facebook guidi una Volkswagen nera. Chissà che il pasticciaccio di questi giorni non gli ispiri tentazioni d’asfalto.

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