iStock. by Getty Images
Tecnologia

Auto che si guida da sola, novità e cose da sapere

Entro cinque anni invaderanno le strade, poi saranno rese obbligatorie. Perché al volante sono molto più abili di noi

di Guido Castellano e Marco Morello

da Barcellona

Non si distraggono per leggere una notifica di WhatsApp o per inveire contro un pedone temerario che attraversa lontano dalle strisce. Rispettano in modo pedante i limiti di velocità, ubbidiscono ai segnali, non bevono, non si drogano, non si addormentano al volante. In sintesi, guidano molto meglio di noi. Sono le auto senza pilota, le protagoniste future delle strade, le padrone designate dell’asfalto grosso modo dal 2023 in poi. La previsione è firmata da Elon Musk, numero uno di Tesla, società costruttrice di vetture elettriche sportive. Il vulcanico imprenditore non si è limitato a tratteggiare una visione: ha infarcito le sue lussuose Model S di sensori, videocamere e tecnologie assortite che hanno consentito loro di andare da Los Angeles a New York guidate per il 96 per cento del tragitto dalla tecnologia. Mentre i prototipi di Google privi di sterzo hanno già accumulato oltre 2 milioni di chilometri su percorsi pubblici totalizzando appena 17 incidenti. Ciascuno causato da un errore umano, non dai loro chip e algoritmi. L’auto che si guida da sola è passata da prototipo a realtà. Ecco le cose da sapere. 

Sono già qui

Stravolgerà le nostre abitudini quotidiane diventando, al contempo, più utile, ecologica e infinitamente più sicura. Da Audi a Mercedes, che ha svelato una berlina con poltrone che danno le spalle ai comandi e trasformano l’abitacolo in un salottino, da Bmw fino a Toyota (più ottimista di Musk, pone come traguardo il 2020), i maggiori colossi dell’industria delle quattro ruote partecipano al cantiere di una rivoluzione che salverà tantissime vite: eviterà 4,2 milioni di incidenti l’anno, secondo una stima dell’ente no profit americano «Eno Center for Transportation». Con risparmi da record pari a 5,6 trilioni di dollari ogni dodici mesi tra danni, feriti e costi collaterali cancellati. Parola della banca Morgan Stanley.

Il bisogno di norme

«La tecnologia è già avanti, viaggia più velocemente delle regole a cui dovrebbe conformarsi. Servono leggi precise e uniformi in materia» ragiona con Panorama Mark Fields, ceo mondiale di Ford. Negli Usa le auto senza pilota sono legali in quattro stati su cinquanta, tredici stanno varando provvedimenti ad hoc, in Europa si è mossa Londra che vorrebbe accogliere questi robot viaggianti nelle vie della City. «Il sistema di guida virtuale» sintetizza Fields «è un cervello che ragiona. Va considerato un conducente a tutti gli effetti». Il numero uno di Ford era al Mobile World Congress di Barcellona, la fiera più importante al mondo dedicata all’universo di smartphone e dintorni, per annunciare che triplicherà gli investimenti per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie di assistenza alla guida: dalle noiose manovre nel traffico fino al parcheggio, l’intervento umano sarà secondario o superfluo.

Le ultime novità

Alla kermesse spagnola, il costruttore americano era in buona compagnia. Volvo, in collaborazione con Ericsson, ha mostrato «Concept 26», evoluzione dell’abitacolo con schermo extra large e lussuosa poltrona reclinabile, dove stravaccarsi, leggere o vedere un film mentre il pilota automatico ci porterà a destinazione. Seat, Sap e Samsung si sono unite per dar forma a una vettura connessa, equipaggiata con funzioni tipiche di uno smartphone: per esempio, sarà possibile aprirla dal telefonino, pensionando le chiavi, o saldare un parcheggio semplicemente appoggiando il dito su un lettore di impronte digitali posto accanto al cambio. Esattamente come avviene con i pagamenti via cellulare già diffusi all’estero e in arrivo in Italia.

Che cosa implica

«L’auto che si guida da sola vivrà una sorta di mutazione genetica anche dal punto di vista dell’aspetto e dell’utilizzo» spiega a Panorama Enrico Salvatori, vice presidente della Qualcomm. Una società poco conosciuta ai meno tecnologici, ma che produce Snapdragon, il cuore pulsante di silicio della maggior parte degli smartphone in commercio e dei microchip che rendono intelligenti e connesse al web tantissime vetture. «Oggi le auto sono pensate per proteggere i passeggeri dagli incidenti. Hanno lamiere d’acciaio, airbag, barre di protezione. Sono pesantissime, di conseguenza consumano molto. Quelle a guida autonoma, non faranno incidenti e potranno essere realizzate con materiali più leggeri. Saranno elettriche e quindi non inquinanti» prosegue Salvatori. «Non avranno bisogno di batterie che rivaleggiano con gli attuali serbatoi di carburante» aggiunge il manager «perché si ricaricheranno ogni volta che saranno parcheggiate in ufficio, al supermercato, in garage. Come oggi si paga la bolletta per il telefono e internet, in futuro ci sarà quella per la ricarica dell’auto».

L'inciampo etico

Cambia anche il modo di concepire l’utilizzo delle quattro ruote: «A noi sembra di usare molto l’auto» commenta Salvatori «ma, in pratica, rimane sempre posteggiata e poco utilizzata. Quella a guida autonoma, assomiglierà più a un taxi familiare. Ci accompagnerà al lavoro, andrà a prendere i figli a scuola, li porterà al campo sportivo e poi li ricondurrà a casa prima tornare da noi in ufficio e scortarci a teatro con nostra moglie». La tecnologia per realizzare questo tipo di vetture, come ha dimostrato la fiera di Barcellona, è già pronta. Il prossimo step sarà renderla obbligatoria per legge.  Uno scenario non privo di ombre. Nel programmare i computer che ci scalzeranno dal volante, sarà fondamentale risolvere alcuni problemi etici. Per esempio, in un caso estremo, salveranno la nostra vita o la sacrificheranno per schivare un gruppo di pedoni spedendo l’auto che ci ospita contro un muro? La filosofia del male minore, letta da un punto di vista egoistico, non è così soddisfacente.

La ricaduta economica

Inoltre, questi cervelloni mobili provocheranno la perdita di molti posti di lavoro. Secondo uno studio della società di consulenza Kpmg, il mercato delle assicurazioni lascerà per strada fino al 40 per cento del suo valore nei prossimi 25 anni: vetture più virtuose, immuni agli incidenti o quasi, abbasseranno in modo notevole i premi e, di conseguenza, l’indotto del settore. A essere altrettanto penalizzate saranno le officine: pochi scontri significano meno carrozzerie da riparare, vetri da cambiare e gomme da sostituire. Una buona notizia per le nostre tasche, ma anche un’emergenza sociale con cui sarà obbligatorio fare i conti nell’ambito di un imprevisto capitolo del vecchio scontro titanico tra uomo e macchine.

L'allarme pirata

Senza dimenticare che un computer, per quanto evoluto e responsabile, non è inviolabile. L’anno scorso, alcuni hacker hanno dimostrato a un giornalista della rivista Wired come fosse possibile prendere il controllo da remoto di sterzo e freni di una Jeep, accendere la radio o l’aria condizionata. Mentre altri pirati informatici sono riusciti a spegnere una Tesla o bloccarne gli sportelli inserendosi nel software che gestisce l’elettronica di bordo. Guai a scivolare su derive apocalittiche, però è evidente come strumenti del genere rappresentino armi inedite per i terroristi o per gli attivisti che, per inscenare azioni dimostrative, potrebbero decidere di paralizzare le vie di una città mettendo fuori uso decine di auto in contemporanea.

Le fragilità rivelate dagli hacker sono state subito risolte dai costruttori con un aggiornamento del software, ma le potenziali falle sono innegabili. C’è un discreto margine di tempo per tamponarle e i principali attori dell’industria stanno già lavorando a braccetto per garantire standard di sicurezza comuni ed elevati. Nella partita del futuro dell’auto senza pilota, si gioca anche il loro destino.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti