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E se andando a Torino non vedeste soltanto il museo egizio?

Sta per rinascere, nuovo e proiettato verso il futuro, lo splendido museo della Radio e Televisione Rai

Quando ero piccolo, a casa mia non serviva comprare la guida tivu, il librettino che giorno per giorno elencava i programmi che avrebbero trasmesso sul piccolo schermo.

Bastavo io che, affascinato fin da che ho memoria da quella scatola luminosa, conoscevo a menadito ogni palinsesto dei canali nazionali e, sia pur con qualche lacuna, anche di quelli locali.

Sono cresciuto a pane, varietà e mamma Rai e quando oggi, per lavoro, varco i cancelli di Saxa Rubra, di Via Teulada o qualunque altra sede della Televisione di Stato c'è poco da fare, mi emoziono.

Ed è proprio l'emozione il filo conduttore di un meraviglioso museo che sta per riaprire i battenti a Torino, dentro al Centro di Produzione Rai di via Verdi.

Si tratta del Museo della Radio e Televisione Rai che, nato nel 1984 come esperienza aziendale, adesso si è vestito di nuovo e, con un rispetto incredibile per la storia della Rai, che poi, volenti o nolenti è anche la nostra storia di italiani, dal 3 gennaio riaprirà al pubblico le sue porte.

Sarà possibile visitarlo gratuitamente tutti i giorni, dal lunedì al venerdì dalle 09:30 alle 19 e, in occasione di eventi specifici come quello che si svolgerà dal 4 al 6 gennaio, anche durante i fine settimana.

Una serie di teche e strumenti interattivi consentiranno di conoscere l'evoluzione del modo di comunicare, dai primi esperimenti pionieristici fino all'arrivo delle radio nelle case italiane; dalle prime trasmissioni video alle ultime strabilianti tecnologie.

Ma ci sono alcune cose che questo museo ha e gli altri no. Una per tutte è che contiene un pezzo di noi. Nessuno riuscirà ad uscire senza riconoscersi in uno degli oggetti esposti, senza canticchiare la sigla di un programma che ama.

16 personaggi che hanno fatto grande la Rai e, attraverso essa, hanno contribuito a plasmare la società in cui viviamo, faranno bella mostra di sé alle pareti e ognuno di loro sarà rappresentato da una parola che, a ben guardare, rappresenta anche il mondo che vorremmo e che, grazie a quei visi, ci ha raggiunto ogni giorno nei nostri salotti.

Quando andrete, perché credetemi, se non ci andrete perderete davvero una grande occasione, soffermatevi davanti ad una teca in particolare; quella con decine di microfoni che non solo raccontano come questa tecnologia si sia evoluta nel tempo, ma anche come, per le emozioni che suscita, si possa instaurare un rapporto di affetto con un oggetto.

Chissà chi ha parlato attraverso essi, chissà chi parlerà attravero i prossimi microfoni.

Non pensiate, però, che il Museo della Radio e Televisione Rai sia un mondo chiuso che racconta il passato. Come spiega Alberto Allegranza, il suo direttore, è invece un museo in movimento, che ha le radici nel passato, i piedi nel presente e la testa nel futuro.

Una cosa che mi ha colpito è l'amore con cui tutti coloro che ci stanno lavorando ci si dedicano.

Ad esempio Claudio, che con la luce negli occhi mi ha raccontato di come, prendendo i componenti dai quattro angoli del pianeta, sia riuscito a ricostruire e far funzionare un microfono dei primi del secolo scorso che sarà una delle star del museo.

Ecco il segreto che rende questo posto speciale. Ecco perché tutti ci si possono divertire, ecco perché tutti ci si possono emozionare, ecco perché nessuno deve perderlo.

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