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Politica

Un partigiano come Presidente

LE SERIE STORICHE DI PANORAMA

In occasione del trentesimo anniversario della morte di Sandro Pertini, Panorama è andato a cercare nel suo archivio quello che il settimanale aveva pubblicato quando fu nominato presidente. Fu un evento storico. Il Palazzo, ai tempi, tremò: manovre, raggiri, scontri. L'elezione plebiscitaria di Pertini e arrivata alia fine di una lotta senza tregua fra i partiti della maggioranza. Ecco i retroscena.

Questa elezione insegna che

di Giuliano Amato

E stata lunga e travagliata la gravidanza che ha dato all'Italia il presidente degli anni 80. Mai, anzi, come questa volta il congegno elettorale e apparso lento, inconcludente, defatigante. Perché? Le spiegazioni che si leggono sono diverse e incolpano ora le regole del gioco, ora 1'inadeguatezza dei partiti che le hanno utilizzate. Secondo alcuni - lo ha scritto Silvano Tosi su La Nazione — e il congegno a essere sbagliato, perché si ispira ancora al parlamentarismo individualistico dell'Ottocento, mentre ormai a decidere sono i partiti. Il senatore Giuseppe Branca dice invece che i partiti sono troppo ingombranti e che occorrerebbe garantire di più la liberty dei singoli grandi elettori. Coloro che guardano meno agli aspetti istituzionali e più alia sostanza politica appaiono altrettanto divisi. Alberto Sensini scrive che 1'elezione presidenziale e stata ritardata dal fatto che « mai come in questo momento i tre partiti maggiori sono stati cosi intrecciati nel controllarsi, ma anche cosi distanti nelle tattiche e nelle strategie ». Gaetano Scardocchia non trova invece nulla di anomalo nella situazione politica che ha fatto da cornice all'elezione del presidente. Al contrario, si sarebbero riflesse in questa le usuali anomalie della nostra vita politica, a partire dall'ambiguità e dall'oscurità di propositi dei maggiori partiti. Sono spiegazioni - come si vede - palesemente contrastanti l'una con l'altra e questo dimostra da solo che ciascuna di esse coglie dei sintomi, al più delle cause laterali del problema, che e enorme. E il problema e quello, molto semplice, della impossibilità di arrivare a decisioni rapide ed efficaci se per farlo sono in troppi a doversi accordare. La disputa che oppone il principio maggioritario e il principio unanimistico e antica, attraversa la storia. Ed e un insegnamento della storia che il principio unanimistico ha usualmente prevalso nei regimi deboli, condannandoli a condizioni di ulteriore debolezza, grazie alia ridda dei voti che ciascuno oppone agli altri, paralizzando cosi tutti quanti. La dieta polacca e l'esempio più noto di questa progressiva paralisi, ma anche gli storici del Duecento tedesco possono dircene delle belle sui sei principi che dovevano accordarsi per 1'elezione del re. Un accordo lo trovavano sempre, ma uno di loro rimaneva regolarmente scontento e sentendosi defraudato si lasciava poi andare a guerre e rappresaglie. Tutto ciò e soltanto inevitabile e sono proprio i precedenti ad ammonirci contro interpretazioni frettolose di quanto abbiamo visto in questi giorni. Il malumore dell'opinione pubblica si e facilmente tradotto in pesanti giudizi sulle qualità intellettuali e morali di buona parte della nostra dirigenza politica. Lo abbiamo notato tutti che i candidati al Quirinale si accettavano o si scartavano in base all'unico requisito di essere o non essere in una data « rosa ». Ed e comprensibile che molti si siano domandati se chi ci dirige merita davvero di stare al suo posto, quando adotta decisioni con criteri del genere. Ma questo e un giudizio che finisce per essere ingiusto, perché la incapacità di discutere gli argomenti importanti non era delle persone, ma derivava da un sistema che farebbe comportare allo stesso modo anche persone diverse. Chi ha esperienza di riunioni internazionali conosce benissimo la regola secondo cui più sono le parti rappresentate attorno al tavolo, più il discorso diventa generico. E in simili riunioni e un risultato spesso rimarchevole arrivare a un accordo sulla data di quella successiva. Il fatto e che quando la decisione deve trovare d'accordo persone e gruppi che hanno interessi profondamente diversi, sono questi a pesare e a neutralizzarsi a vicenda. L'effetto e che il merito della questione viene soltanto sfiorato ed e affrontato in un contesto che ne deforma i significati reali. Ben diversa e la situazione quando la decisione e affidata a una maggioranza. Intanto le componentidi questa hanno di solito una omogeneità sufficiente a discutere senza imbarazzo argomenti che in una sede allargata non e diplomatico toccare. Cosi, se si tratta di scegliere un candidato, ci sono molte meno remore a valutare l'età, lo stato di salute, il carattere più o meno bizzoso, le competenze dimostrate dalle persone in gioco. In più, una maggioranza sa bene che mette in gioco se stessa se fa una scelta cattiva e ha perciò tutto l'interesse a non farla, proprio per non pagarne gli effetti. Al contrario, nel caso di decisione che deve essere unanime, non c'è nessuno con questo interesse e la scelta sbagliata e coperta paradossalmente dalla stessa impunita che caratterizza le decisioni in un sistema dittatoriale. Hanno allora ragione quanti dicono che per il nostro presidente sarebbe bene cambiare sistema e farlo eleggere o ancora dal parlamento, ma col ballottaggio finale, o, più drasticamente, dallo stesso corpo elettorale? Si, hanno ragione, purché sia chiaro che il correttivo non può riguardare il solo presidente, ma deve investire l'intero sistema istituzionale. Sono le rotelle complessive di questo che devono essere cambiate e rese idonee a distinguere fra loro una maggioranza o un'opposizione, invece di farle regolarmente incastrare l'una nell'altra. Se quest'episodio servisse a far riflettere con la dovuta serietà su una riforma in grado di dare alle nostre istituzioni la capacità di decidere e di scegliere, sarebbe, almeno sotto questo profilo, un episodio felice.

Non ditegli «vade retro»

Di Giuliano Amato

C'è stata una venatura cinquecentesca nella vicenda che ha portato al Quirinale Sandro Pertini. Il Psi ha avuto quel che chiedeva, ma si e cercato di dare al suo successo il sapore di una sconfitta. Pertini infatti e stato scelto dagli altri perché era il candidato socialista meno legato alia segreteria del partito e meno espressivo, perciò, della politica da questa seguita negli ultimi mesi. Sceglierne un altro - lo ha detto a chiare note Ugo La Malfa - avrebbe rafforzato la spinta destabilizzante di cui il Psi sarebbe portatore e preparato per il paese la peggiore delle avventure. Quale fondamento ha un atteggiamento cosi duro e così intollerante nei confronti della segreteria del partito socialista. Bettino Craxi e entrato come un Gianburrasca sulla scena politica italiana e non ha avuto la mano leggera nell'assumere atteggiamenti polemici e contro-corrente. La sua posizione durante le giornate del sequestro di Moro isolò il Psi dagli altri partiti maggiori e molti espressero il timore che di fatto aiutasse i brigatisti nel far abbassare la guardia dello Stato. Poco dopo, la liberta riconosciuta agli elettori davanti ai referendum e stata oggetto di critiche non meno aspre, ravvisandosi anche in essa un ulteriore spiraglio agli istinti eversivi che percorrono il paese. C'è poi il vigore che Craxi ha dato alia polemica con il Pci, che ha indotto alcuni a domandarsi quale sia la tigre che egli cavalca e dove potrà trovarsi il Psi alia fine della corsa. Nessuno può negare che il comportamento tenuto dai socialisti in queste vicende offra il fianco a dubbi e preoccupazioni, che essi stessi, del resto, hanno mostrato di condividere in vario modo. Ma e altrettanto innegabile il fatto che il Psi di questi mesi non ha inventato il proprio copione per fare una facile scorribanda elettorale negli spazi lasciati vuoti dagli altri. Le sue posizioni, comprese le più discusse, sono invece legate da un filo comune, che e intessuto di sentimenti e stati d'animo largamente avvertiti. Sono in tanti a chiedersi che cosa vuol dire oggi senso dello Stato, se e a quali condizioni vale la pena identificarsi nei partiti, se il futuro che abbiamo davanti e fatto solo di intese tanto larghe quanto, alia lunga, inconcludenti, se i giusti obiettivi che Lama va predicando devono essere affidati alia nostra attiva responsabilità o se per noi c'è solo una parte nel coro che echeggia ed esegue la predica. So bene che ci sono ambiguità e spinte di varia matrice al fondo di questi stati d'animo. Ciò li rende pericolosi e assai difficili da filtrare nelle sedi politiche, ma non consente certo di schiacciarli col tacco e di proseguire come se l'azione dello Stato fosse circondata dall'entusiasmo popolare. Farsene interpreti, cercare di alimentare anche con essi una linea politica, può essere un'avventura. Ma chi corre avventure non e per ciò stesso avventuriero e può anzi contribuire più di altri, in un momento di difficile trapasso, alia solidità dell'assetto democratico. Oggi e presto per dire se il Psi riuscirà a dare un contributo del genere, e certo pero che e possibile, e utile al paese, che esso ci riesca. Il suo « progetto » e ancora in più punti un insieme di indicazioni soltanto generose, e tuttavia sta a dire che il Psi non si limita a raccogliere scontenti e dissensi, ma si sforza di fame gli dementi di un ordine diverso, più libero e più condiviso. Nella polemica con il Pci, i socialisti fanno propria la irrequietezza operaia e raccolgono motivi di critica, lanciati molto spesso con grezza veemenza dai movimenti estremisti. Cid che ne esce, pero, e una linea coerente e robusta, imperniata sul controllo operaio, sulla politica come mestiere aperto a noi tutti, sul conflitto come motore della democrazia. Tutto questo rappresenta un'iniezione salutare per il Pci e un motivo di fiducia nei partiti per i tanti che la stanno perdendo. Non so se La Malfa è d'accordo con me, ma io penso che la democrazia italiana cadrà come un albero marcio se le sue radici non saranno nutrite per tempo dagli umori che il Psi sta cercando di filtrare. Può darsi - come dicevo - che il Psi non ci riesca, ma sbaglia comunque di grosso chi lo attacca frontalmente, come se fosse soltanto un apprendista stregone che sta evocando le forze del male. Un atteggiamento di tanta intolleranza possono spiegarlo soltanto o una personate diffidenza verso i dirigenti socialisti (spinta pero sino ai limiti del parossismo) o, forse, una sotterranea paura dei cambiamenti che il futuro in ogni caso ci chiede. Certo non lo spiega la lungimiranza politica, perché accanirsi contra il Psi ha l'unico effetto di esasperare e di rendere pericolosamente unilaterali aspirazioni che si stanno diffondendo e che solo per suo tramite possono entrare nel sistema con effetti non disgreganti. Speriamo dunque che la ragione prevalga e che uomini e partiti abituati a vivere il presente in funzione del futuro, sappiano ritrovare a un tempo quella pacatezza e quel gusto del rischio, grazie ai quali tanti servigi hanno reso all'Italia negli anni trascorsi. Penso in primo luogo ai repubblicani e a chi li guida, nella certezza che la cultura laica di cui sono da sempre gli alfieri, farà loro capire, prima o poi, che non si concorre al progresso a suon di «vade retro». Ne sono stati pronunciati tanti nella storia e troppe volte sono serviti soltanto a travolgere regimi incapaci di cambiare.

Costume

C'era una volta il West. E c'è ancora

Sembrava un genere ormai senza futuro, con i visi pallidi politicamente corretti e i pellerossa eterne vittime. Invece, oggi lo rivitalizzano registi, scrittori e autori di fumetti. Con una formula vincente: basta eroi e facile retorica. Per cowboy
e indiani niente bontà, solo gradazioni di cattiveria.

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Costume

Voglia di cucinare bene. Ricette (e trucchi) di sei grandi chef

  • L'isolamento forzato può offrire anche opportunità: imparare a preparare ricette d'autore con ingredienti di facile reperibilità. Così Panorama ha chiesto a sei grandi chef di regalare ai suoi lettori altrettanti piatti, semplici e gourmand.

  • Andrea Berton: risotto in brodo di gamberi
  • Pino Cuttaia: pasta alla contadina
  • Fulvio Pierangelini: finocchi brasati, salsa speziata alle arance
  • Norbert Niederkofler: tagliatelle di zucchine primaverili
  • Isabella Potì: panna cotta allo yogurt e ananas
  • Davide Oldani: zafferano e riso alla milanese D'O

Andrea Berton: risotto in brodo di gamberi

Ingredienti per 4 persone

PER I GAMBERI:

40 gamberi rosa piccoli, sale e pepe, olio extravergine di oliva

Pulire i gamberi. Scottare in padella velocemente. Regolare di sale e pepe.

PER IL BRODO DI GAMBERI:

carapaci dei gamberi puliti, 30 gr di finocchi, 1 spicchio d'aglio, 50 gr di cipolla, 50 gr di carota, 50 gr di sedano, 100 gr di datterini, 2 dl di olio extravergine

Rosolare le teste con olio, aggiungere le verdure e i pomodori a pezzetti; bagnare con acqua fredda. Lasciare cuocere per 30 minuti e far sobbollire. Passare tutto con il colino fine e recuperare solo la parte liquida.

PER IL RISO:

320 gr di riso Carnaroli, 1,5 lt di brodo di gamberi, sale e pepe, Portare a bollore il brodo di gamberi, aggiungere il riso e cuocere per 15 minuti. A cottura terminata aggiungere le code di gamberetti.

Pino Cuttaia: pasta alla contadina

Ingredienti per 4 persone

300 gr di ditalini di grano duro, 100 gr di cipollotti freschi, 40 gr di olio extravergine di oliva
250 gr di piselli freschi, 150 gr di lattuga romana, un bicchiere di acqua,100 gr di ricotta fresca, pepe nero, sale

Sgranate i piselli. Togliete al baccello le parti più dure e fatele stufare in un bicchiere d'acqua salata. Fate un soffritto leggero con il cipollotto in un tegame capiente. Aggiungete la lattuga romana lavata e tagliata a striscioline. Aggiungete i piselli sgusciati, uniteli alle bucce già ammorbidite.

Cuocete la pasta in acqua salata, scolatela, versatela nel tegame con le verdure. Aggiungete la ricotta fresca. Nel piatto ultimate con pepe nero di mulinello.

Fulvio Pierangelini: finocchi brasati, salsa speziata alle arance

Ingredienti per 4 persone

4 finocchi con le loro barbe, 3 arance non trattate, 3 cucchiai di olio extravergine di oliva, 2 semi di cardamomo, 2 anice, sale e pepe

Togliere con un pelapatate la parte colorata della buccia di un'arancia (eliminare la parte bianca perché amara). Tritare le buccette ottenute in fili sottili. Spremere le arance e prelevare le barbe verdi dei finocchi. Lavare i finocchi e tagliarli in sei spicchi di uguale dimensione. In una padella di dimensione adeguata, disporre gli spicchi di finocchio in un solo strato e l'olio. Rosolare a fuoco lento. Quando avranno raggiunto un bel colore, girarli con cura e farli dorare nell'altro lato, condire con sale e pepe. Bagnare i finocchi rosolati con il succo delle arance, unire le buccette e le spezie. Cuocere finché la salsa raggiungerà una bella consistenza sciropposa. Decorare armoniosamente con le barbe verdi. Servire come piatto vegetariano principale o in accompagnamento a un pesce al forno o un arrosto di carni bianche.

Norbert Niederkofler: tagliatelle di zucchine primaverili

©Alex Moling

Ingredienti per 4 persone

400 gr di zucchine, 1 cucchiaino di olio extra vergine delicato, 12 fiori di zucchine, farina, birra, 50 gr di formaggio

di montagna, sale e spezie a piacere

Con un coltello affilato tagliate per il lungo la buccia delle zucchine a strisce larghe come una tagliatella. Portate a bollore in una pentola tanta acqua leggermente salata da coprire le zucchine. Sbollentatele per un paio di minuti in modo che si mantengano croccanti. Scolatele e raffreddatele in acqua ghiacciata perché mantengano il colore. Passatele velocemente in padella con un filo di olio, e uno spicchio d'aglio che eliminerete prima che prenda colore. Aggiungete il formaggio stagionato e completate il piatto con i fiori di zucchina che avrete fritto in una pastella leggera di acqua, birra e farina. Per recuperare la parte interna delle zucchine, tagliatela a rondelle, sbollentatela in acqua salata e fatene un'insalata che condirete a piacere.

Isabella Potì: panna cotta allo yogurt e ananas

Ingredienti per 4 persone

Crema cotta

300 gr di yogurt magro a temperatura ambiente, 100 gr di latte intero, 60 gr di miele, 12 gr di gelatina in fogli

Ammollare la gelatina in acqua fredda. Versare il latte e il miele in pentolino e portare circa a 60° gradi. Aggiungere la gelatina e mescolare fino a farla sciogliere. Aggiungere poi lo yogurt e versare in uno stampo circolare da circa 9 cm di diametro. Fare raffreddare e mettere in frigorifero.

Ananas

1 ananas, 100 gr di zucchero di canna grezzo, 1 limone

Pulire l'ananas, levare il torsolo e tagliare delle fette da circa 1 cm di spessore. In una padella dal fondo spesso cospargere poco zucchero su fiamma media. A questo punto posare le fette di ananas sul caramello caldo. Dopo un paio di minuti girarle dall'altro lato e finire deglassando con il succo di limone. Servire accanto alla panna cotta.

Davide Oldani: zafferano e riso alla milanese D'O​

Mauro Crespi

Ingredienti per 4 persone

Per la cottura del riso

320 gr di riso Carnaroli Inverni stagionato, 1,5 l di acqua calda e salata, 100 gr di burro dolce selezione FOO'D Campo dei Fiori by Davide Oldani, 80 gr di Grana Padano Riserva D'O grattugiato, 10 ml di aceto di vino bianco, sale fino, scorza di mezzo limone

Per la salsa di zafferano

100 ml di acqua, 5 gr di maizena diluita in 3 ml di acqua fredda, 1 gr di zafferano in pistilli, 1 gr di sale fino, 1 gr di zucchero Zefiro

Per la cottura del riso

In una casseruola fate tostare il riso, bagnate poco per volta con acqua salata e portate a cottura. Togliete poi dal fuoco, mantecate aggiungendo il burro, il Grana Padano, l'aceto e il sale tenendolo cremoso più la scorza grattugiata di mezzo limone.

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