Molise, licenza di spendere
Molise, licenza di spendere
Politica

Molise, licenza di spendere

I due neopresidenti delle Province di Campobasso e Isernia hanno ricevuto in eredità costi in eccesso, conti fuori controllo e scarse verifiche interne. Situazioni così cronicizzate che la Corte dei conti adesso ha molto da ridire.

Le sedi istituzionali mostrano ancora i segni dei tempi in cui, come si usa dire, Berta filava: l'imponente palazzo Magno a Campobasso con marmi che decorano i saloni ottocenteschi, e quello cemento armato di Isernia che, ironia della sorte, si trova proprio in via Berta. Qui le Province conservano uno status, in apparenza. È come se Mario Monti e Matteo Renzi, con i loro tentativi di rosicchiarne le competenze e di svuotarle di compiti, non fossero passati da queste parti. I consiglieri fanno ancora la campagna elettorale e, se non ci fosse stato il lockdown, Isernia si era pure agghindata a festa per celebrare i 50 anni dell'istituzione della sua Provincia.

A conferma dell'esistenza del mondo fatato delle Province molisane c'è una competenza che solo qui hanno mantenuto: la licenza di spendere. I due neoeletti presidenti, Francesco Roberti per Campobasso e Alfredo Ricci per Isernia, entrambi di centrodestra, hanno ereditato non poche grane dagli amministratori dem che li hanno preceduti. E siccome non sono riusciti a correre ai ripari, si sono guadagnati i rimbrotti della Sezione di controllo della Corte dei conti, che ritiene fuori controllo i meccanismi di spesa dei due enti, e anche quelli del Comune di Termoli (amministrato dallo stesso Roberti). I «bug» nel sistema risalgono al 2018 (anno preso in esame dalle toghe contabili) ma, stando alle analisi delle toghe, sembrano permanere, nonostante l'impegno dimostrato nell'ultimo anno.

Campobasso, per esempio, ha dovuto inviare ai giudici una seconda versione del questionario che fotografa il sistema dei controlli interni (un meccanismo introdotto nel 2000 per verificare la tenuta degli enti locali nel suo complesso). E nonostante ciò, sottolineano i giudici contabili, «correzioni e sostituzioni operate dall'ente in sede di risposta istruttoria hanno reso un quadro poco lineare degli aspetti oggetto di verifica».vSono piovute sulla Provincia di Campobasso, quindi, richieste di precisazioni sulle «criticità registrate» soprattutto sugli organismi partecipati. Da alcuni la Provincia sta provando a uscirne, non senza difficoltà. E, nonostante le diffide, non ha recuperato ancora le sue quote sociali.

Dagli uffici di Palazzo Magno ricordano il caso della Contado di Molise, società cooperativa, della quale il 9 per cento delle quote è detenuta dalla Provincia. Doveva offrire servizi alle biblioteche, ma è finita in liquidazione. E ora c'è anche un contenzioso per la mancata redazione di alcuni bilanci. Nella sezione «trasparenza» del sito web è possibile fare una ricognizione delle partecipate dismesse e abbandonate al loro naufragare. «Il permanere delle ultime partecipazioni, seppur nello stadio finale della liquidazione» bacchettano dalla Corte dei conti «non esime l'ente dal necessario esercizio del controllo sulle proprie società partecipate». La conclusione: «Risulta un quadro critico dal punto di vista dei controlli sugli organismi partecipati, i quali non vengono esercitati». Infatti, stando agli obiettivi programmatici su «semplificazione e razionalizzazione, l'impegno finanziario da 11 milioni di euro è stato così distribuito: 9 milioni per le politiche di bilancio, 2 per il consolidamento istituzionale e solo 63 mila euro per trasparenza e controllo.

La Provincia di Isernia, invece, nella relazione sull'anno 2017 aveva ricevuto addirittura una comunicazione alla Procura erariale per «le varie carenze e criticità riscontrate». E siccome non sono stati adottati provvedimenti correttivi, i giudici contabili hanno dovuto ammonire di nuovo l'ente. Qualche miglioramento ha riguardato la velocità dei pagamenti: ci vogliono 62 giorni rispetto ai 92 del 2017. Ma il dato, per i giudici contabili, va comunque migliorato. Anche perché restano da saldare transazioni commerciali per 880 mila euro su un totale di 2.770.553 (pagate comunque oltre i termini).

E comunque sui controlli interni di gestione che a Isernia viene affibbiata la maglia nera: «La Sezione rileva criticità croniche rispetto alle quali non vi è stato alcun reale intervento migliorativo». La Provincia di Isernia non si è dotata di un sistema di contabilità economica che permetta di valutare al meglio l'efficienza e l'economicità dell'azione amministrativa. Quello attuale viene definito dai giudici come «ancora rudimentale». Mentre a Termoli si investe. Ma solo sui compensi per il Collegio dei revisori dei conti, aumentati, si stima, del 42,9 per cento.

Le spese, però, crescono anche nelle due Province, dove è tornata l'impopolare indennità di carica per i presidenti che, finora, svolgevano il loro compito gratuitamente. La legge 157 del 2019, tra le altre «disposizioni urgenti», riconosce loro un compenso, a carico del bilancio della Provincia, pari a quello percepito da un sindaco del comune capoluogo: 4.500 euro al mese. Non male per la regione a statuto ordinario più piccola d'Italia, con una popolazione di poco più di 300 mila abitanti...

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