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Inchieste

Il braccio violento della legge giapponese

Accusato di frode, l'ex numero uno di Nissan-Renault Carlos Ghosn è fuggito da Tokyo dopo aver subìto interrogatori di otto ore consecutive, senza un avvocato difensore. Nel Paese del Sol Levante i sospettati sono considerati colpevoli a prescindere dalle prove. In attesa del processo, finiscono in carcere per mesi o anni. E spesso vengono spinti a confessare reati mai commessi.

All'interno la ricostruzione in 10 punti della rocambolesca vicenda giudiziaria.

Il caso Ghosn in 10 punti. Dall'arresto a Tokyo alla fuga in Libano, la ricostruzione della rocambolesca vicenda giudiziaria dell'ex amministratore delegato di Nissan-Renault

  1. È il 19 novembre del 2018 quando il manager brasiliano di origini libanesi Carlos Ghosn, amministratore delegato di Nissan-Renault, viene arrestato a Tokyo con l'accusa di aver fornito informazioni scorrette sui bilanci aziendali e sulla propria remunerazione. In particolare, gli viene contestato di aver dichiarato la metà del suo stipendio fino al 2015. A finire in manette è anche il suo braccio destro, Greg Kelly. Il 10 dicembre Ghosn viene arrestato una seconda volta con la medesima accusa, ma riferita a un periodo di tre anni più lungo: anziché fermarsi al 2015, le malversazioni del manager avrebbero avuto luogo fino al 2018.
  2. Dopo un mese di detenzione, il 21 dicembre il pubblico ministero giapponese emette un ulteriore mandato d'arresto. La nuova accusa è di aver gravato economicamente sulla Nissan per coprire problemi derivati da investimenti personali. Nel successivo gennaio, Ghosn, intervenendo in tribunale, si dichiara innocente. Dopo circa cento giorni di detenzione, il manager esce di prigione il 6 marzo del 2019, pagando una cauzione di nove milioni di dollari.
  3. Lo stato di libertà dura ben poco. Neanche un mese dopo il rilascio, viene spiccato un quarto mandato d'arresto contro il manager, accusato stavolta di essersi appropriato indebitamente di alcuni fondi della società (circa 34 milioni di dollari in sette anni). L'ex amministratore delegato di Nissan parla di un provvedimento «oltraggioso e arbitrario».
  4. È il 25 aprile del 2019 quando il manager brasiliano viene nuovamente rilasciato, dietro una cauzione di quattro milioni di euro. Tra le condizioni impostegli per tornare in libertà vigilata, il manager (che continua a professare la propria innocenza) ha dovuto limitare fortemente i contatti con la moglie e privarsi dei passaporti.
  5. Alla fine dello scorso dicembre, mentre è in attesa di essere processato, il manager abbandona segretamente il Giappone, per recarsi in Libano. Una fuga in piena regola, con Ghosn che dichiara «di essere sfuggito a un'ingiustizia e alla persecuzione politica». Sulla base delle ricostruzioni, pare che l'«evasione» sia avvenuta attraverso un piano ben congegnato.
  6. Stando a quanto riportato dal Wall Street Journal il 6 gennaio, sembrerebbe che Ghosn sia fuggito con un jet privato da Osaka, dopo essersi nascosto in una custodia per strumenti musicali. L'aereo sarebbe quindi arrivato a Istanbul, in Turchia. Lì il manager si sarebbe imbarcato su un altro jet diretto in Libano (Paese che non ha accordi di estradizione con il Giappone). Una ventina di persone avrebbe preso parte all'organizzazione della fuga, per la realizzazione della quale sarebbero serviti svariati milioni di dollari.
  7. All'inizio di gennaio, la magistratura nipponica emette un mandato di cattura contro la moglie del fuggitivo, Carole, con l'accusa di falsa testimonianza. Nissan si mette intanto sul piede di guerra. «La società continuerà a intraprendere le adeguate azioni legali, ritenendo Ghosn responsabile del danno che il suo comportamento scorretto ha causato a Nissan» avrebbe sottoscritto un contratto con Netflix per la realizzazione di una serie televisiva dedicata alla sua vicenda. L'indiscrezione è stata smentita dal diretto interessato.
  8. A fine gennaio circolano voci secondo cui Ghosn avrebbe sottoscritto un contratto con Netflix per realizzare una serie televisiva dedicata alla sua vicenda. L'indiscrezione viene smentita dal diretto interessato.
  9. Il 22 gennaio Ghosn dichiara: «A dicembre, quando mi hanno detto che dopo 14 mesi non c'era ancora una data per il processo, ho capito che rischiavo di restare in Giappone a vita, ostaggio di un sistema giudiziario che ha il 99,4 per cento di condanne. Al posto mio chi non sarebbe scappato?» Di ben altro avviso, il governo di Tokyo, che difende l'operato della magistratura nipponica.
  10. Secondo il Japan Times, il Libano avrà circa un mese di tempo per decidere se estradare Ghosn in Giappone. L'eventualità è improbabile e il team difensivo del manager spera che il processo si celebri in territorio libanese. Eventualità che Tokyo sta cercando di scongiurare.
Stefano Graziosi
Cronaca

Il coronavirus spiegato ai piccolini

Consigli per studiare da casa: 22. Capirlo meglio con un disegno

Pillole quotidiane per aiutare studenti (e famiglie) a organizzare lo studio in tempi di Covid-19, che nel mondo ha confinato in casa oltre un miliardo di ragazzi. A firma di Marcello Bramati e Lorenzo Sanna, dirigenti e docenti dei licei Faes di Milano, nonché autori di Basta studiare! e Leggere per piacere (Sperling & Kupfer). Ogni mattina alle 8.30 su panorama.it, consigli, dritte e buone pratiche per alunni di tutte le età.

Il caso della settimana è stato il permesso di uscire per una passeggiata con i bambini: prima possibile e poi vietato, comunque ancora dibattuto. Grandi polemiche, ragioni e prese di posizione, tutto e il contrario di tutto in poche ore.

Proviamo a porre anche noi l'attenzione sui più piccoli, perché al di là delle decisioni, senza dubbio anche per i bambini è un periodo nuovo, particolare e delicato.

Tutti loro hanno dovuto abbandonare una quotidianità ricca di incontri: con coetanei, educatori, nonni, istruttori. Ma non solo: da più di un mese non frequentano più luoghi che sembravano un'abitudine consolidata come parchi, negozi e supermercati, l'auto dei genitori, i mezzi pubblici per chi vive in città. Tutti piccoli e grandi divertimenti o momenti di evasione, di routine. Sono privazioni che vanno spiegate e comprese.

In primo luogo, spieghiamo ai bambini che c'è un virus, una malattia che non deve incontrare le persone che stanno loro a cuore, come ad esempio i nonni, e proprio per questo stiamo rimanendo tutti in casa, per fare stare bene tutti, per noi e per chi ha più bisogno di essere protetto. I bambini sono abituati, generalmente, ad avere molto per loro: dagli oggetti ai giochi alla ragione, nel bene e nel male.

Ora tocca anche a loro fare qualcosa per gli altri: presentiamo così questo piccolo grande sacrificio, anche grazie a libri e storie di altruismo che troveremo nei loro libricini, o nelle storie che guardano in televisione, e nelle canzoni che cantano all'asilo. I bambini comprendono i gesti di generosità, ora tocca a loro compierli.

Il virus può anche diventare oggetto di gioco e di apprendimento, perchè è un nemico da disegnare, bruttissimo e colorato, con faccia arrabbiata e armato fino ai denti. Una piccola attività per affrontarlo e combatterlo, con strumenti speciali per combatterlo come mani pulitissime e mascherine indossate, con aiutanti come furgoncini di supermercati e negozi, con supereroi come medici e infermieri. Un grande disegno, tutto da inventare e colorare, per avere le idee chiare e per spiegare cosa sta accadendo.

Infine, spieghiamo ai nostri figli che questo tempo passerà, che torneremo a giocare con loro nei parchi e nei prati. Non succederà domani, ma succederà. E questo li farà sognare, disegnare e sorridere.