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Voli intercontinentali, prime prove di nuova normalità

Smartphone non solo per il check-in, ma anche per comandare il sistema d'intrattenimento, sanificazione ossessiva, pasti confezionati con l'aiuto di robot. Le misure di Singapore Airlines, che dal 22 agosto torna a volare da Milano

«Un piccolissimo spiraglio di luce in fondo a un lunghissimo tunnel». Così Dale Woodhouse, general manager per l'Italia di Singapore Airlines, annuncia la ripresa delle operazioni della compagnia da Milano Malpensa, con un volo settimanale per l'aeroporto di Changi, il più bello al mondo, un'attrazione e una meta turistica già di suo. Si parte, anzi riparte, il 22 agosto alle 13:30, su un Airbus A350-900 che fa anche da cargo, in una rotta condivisa al 50 per cento con Barcellona. Tutta una serie di elementi che la dicono lunga su quanto la situazione rientri ancora nello straordinario, su quanto sia diverso oggi il mondo dell'aviazione rispetto all'era pre-covid. Soprattutto per le tratte intercontinentali, non ancora riprese a sciamare come le low cost e il corto e medio raggio.

Si prenda il vettore asiatico come esempio perfetto: è un pilastro dell'economia di Singapore, ne supporta oltre il 12 per cento del Pil, provvede a 375 mila posti di lavoro. Ebbene, durante la pandemia ha ridotto i suoi voli del 96 per cento, registrando una perdita netta di 680 milioni di euro dal primo aprile al 30 giugno. Dai 115 voli settimanali che operava in Europa prima del coronavirus, è passata a 13, nessuno con l'A380, il gigante dei cieli. Tutti con il «piccolo» A350-900 ripensato strutturalmente per ospitare prima di tutto merci, poi persone.

In fondo, prendere un volo a lungo raggio è ancora un privilegio per pochissimi. Un obbligo, una necessità, non certo un piacere che fa da antipasto a una villeggiatura. «Il traffico per ragioni di business si è pressoché azzerato. Mentre andare in mete molto popolari come l'Australia o la Nuova Zelanda per il turismo italiano, oggi richiede un obbligo di quarantena di 14 giorni. In Australia, solo per coprire quelle due settimane, bisognerebbe spendere all'incirca 3 mila dollari» fa degli ipotetici conti Woodhouse. Non proprio il massimo della vita, nemmeno per il più determinato dei nomadi dell'aria. «Altre mete gettonate come Bali o le spiagge della Thailandia sono sbarrate al traffico passeggeri, a Singapore possono entrare i residenti permanenti o i cittadini» ricorda Peter Tomasch, regional public relations manager Europe di Singapore Airlines durante un briefing ristretto organizzato per la stampa italiana.

Insomma, con queste premesse sembra esserci poco da esultare. Eppure, è opportuno provare a fare il punto su cosa sta succedendo, su quello che sarà e potrà essere. Le fondamenta si stanno mettendo oggi, a partire da questi piccoli passi in avanti. Dalla riapertura dell'operatività su Milano, sostenuta dal traffico internazionale delle merci verso l'area industrializzata del Nord Italia; non Roma, per adesso Fiumicino deve aspettare, «ma ci aggiorneremo nei prossimi mesi» afferma Woodhouse lasciando uno spiraglio aperto di fronte a una situazione in continuo divenire. «Per tornare ai livelli precedenti ci vorranno come minimo 18 mesi. Siamo parte di un network globale, potremo parlare di una qualche normalità quando le limitazioni saranno cadute quasi dappertutto» dice il general manager.

Intanto, al netto delle restrizioni decise dai singoli governi, Singapore Airlines porta avanti quella che chiama «Flying 2.0», un'esperienza di volo ripensata. Più che stravolta, rivista. Aggiornata a questo strano tempo. Parte e fa leva sul check-in on line, sull'utilizzo della app per ospitare la carta d'imbarco e su chioschi in numero ridotto, per chi proprio non riesce a fare a mano di stamparla; la necessità di indossare sempre e comunque la mascherina, la pulizia continua di tutte le aree comuni di bordo, dalle toilette alla singola cintura di sicurezza, fino ai filtri Hepa che catturano e neutralizzano circa il 99,9 per cento dei virus, coronavirus incluso. Fino ad approdare a migliorie che ci porteremo dietro anche dopo, una volta (si spera presto) trovata una cura, un vaccino, meglio tutti e due: usare il proprio smartphone per comandare il sistema d'intrattenimento di bordo, così non bisogna toccare quello schermo su cui tantissimi altri prima hanno messo le mani, magari impiastricciate durante il pasto; usare l'automazione – in un video abbiamo visto robot-chef che spostano gli ingredienti e braccia meccanizzate che li maneggiano – per preparare i pasti: Covid-19 a parte, l'igiene non è mai troppa. E poi: «qualità del contatto, rispetto alla quantità». Che significa, traducendo, anziché spezzettare i pasti, specie in Business, in un rituale lunghissimo che richiede un tempo sovrabbondante, servirli in maniera più compatta, stringata, magari più portate alla volta, ma coccolare i passeggeri che vogliono un bicchiere di vino in più o un raddoppio di dessert.

Sono minuzie, dettagli, riflessioni evanescenti visto che il trasporto aereo di lungo raggio è il fantasma di sé stesso, una promessa, e una premessa, della sua robusta capacità. Ma la sua voglia di proiettarsi in avanti, il cominciare a fare un passetto, anzi un volo a settimana, è già un segnale. Un primo decollo. Una scintilla che accende il buio.

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