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Viaggi

Viaggi, in Italia nessuno sta prenotando all’estero per i prossimi sei mesi

Con qualche rara eccezione, la regola è aspettare la primavera. E le precauzioni sanitarie contano più del prezzo finale. I dati del nuovo studio di Aigo e Travel Consul sull'impatto del coronavirus sul settore

Due terzi degli italiani sono alla finestra, stanno aspettando di vedere cosa succede prima di fare una qualsiasi prenotazione internazionale. Il 26 per cento si muove last minute, quando è sicuro che potrà partire; appena il 3 per cento azzarda di comprare un viaggio fuori dai propri confini da qui ai prossimi sei mesi. Vanno forte le vacanze individuali, resistono hotel e resort, crollano, per comprensibili ragioni di distanziamento sociale, le esperienze con più di 20 persone, un po' meglio i piccoli gruppi da 8 a 15 componenti, presumibilmente perché amici o familiari.

Il turismo domestico è naturalmente aumentato, come si è ribaltata la scala di valori o, almeno, ha integrato diverse variabili: l'applicazione di rigorose misure di pulizia e di sicurezza, la possibilità di accesso a un buon sistema sanitario in caso d'emergenza sono diventati imprescindibili nel decidere la propria meta, così come la gestione della pandemia da parte del governo della destinazione. Il prezzo, invece, è meno cruciale: è determinante in Italia solo nel 28 per cento dei casi, sotto la media europea (40 per cento).

Naturalmente, ci si muove su numeri ridotti, anzi ridottissimi. Il 98 per cento degli operatori ha fatto registrare negli ultimi tre mesi prenotazioni in meno rispetto al dato consueto, l'83 per cento di richieste di informazioni in meno nel medesimo periodo. Come dire che non solo si viaggia meno, ma, forse per non farsi troppo male con sogni e desideri, le ricerche per una fuga altrove sono tra il rallentamento e il crollo.

Sono alcune delle conclusioni emerse dalla ricerca globale condotta dalle società Aigo e Travel Consul dal titolo esplicativo: «Global Travel Distribution. Covid-19 Impact». Ovvero, come il coronavirus sta cambiando, o sarebbe meglio dire stravolgendo, l'universo del turismo. Quella appena presentata è la terza edizione, frutto di un lavoro di ricerca in 11 lingue su più di 20 mercati, Italia inclusa. Sono state contattate agenzie e consulenti di viaggio, oltre a vari esperti con a disposizione gli strumenti per tracciare il punto della situazione.

Sono emerse alcune note dolorose, purtroppo già note: il 22 per cento delle strutture ha dovuto procedere a licenziamenti del suo staff (un po' meno che su scala globale, dove il dato sale al 26 per cento), si è molto fatto ricorso alla cassa integrazione. Soprattutto, è evidente che da più parti si richieda un intervento da parte del Governo per non affondare del tutto. Il 37 per cento del campione sostiene di avere un margine di sostenibilità del suo business fino a 3 mesi, il 35 per cento fino a un semestre, solo l'8 per cento prevede di farcela tranquillamente con le proprie gambe oltre i 10 mesi.

Già, che poi è quello che ci stiamo chiedendo un po' tutti, quando si tornerà a una qualche normalità, a una situazione fuori dall'emergenza? Il 27 per cento del campione non ne ha idea (e in parte ci sentiamo di concordare); per la maggior parte, il 37 per cento, ritiene che non se ne parli prima del 2022, staccando di poco quel 34 per cento che anticipa un orizzonte più felice al secondo semestre del 2021. Fino a giugno 2021 la vede nera il 98 per cento degli intervistati, solo il 2 per cento pensa andrà bene. Si accettano miracoli. Nota curiosa: gli italiani sono più pessimisti dei loro colleghi internazionali. All'estero quasi 1 su 10, il 9 per cento, stima un'inversione di tendenza per inizio 2021.

Ci sono validi elementi per tirare le somme: «Abbiamo trovato un settore ancora molto fragile e preda dell'incertezza, a causa di una situazione ricca di variabili che non permettono di identificare una data per la ripartenza» commenta Massimo Tocchetti, presidente di Aigo. «Abbiamo però anche notato, con grande interesse» aggiunge «quelle che sono le nuove esigenze della clientela e gli strumenti che gli operatori stanno mettendo in piedi per assecondarle: certificazioni, politiche commerciali più flessibili, nuovi prodotti e nuovi bacini di utenza ai quali rivolgersi. Ci aspetta un turismo diverso da quello cui eravamo abituati».

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