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Europa

Sognando Ibiza

L'isola che non dormiva mai è caduta in un sonno profondo. Tra hotel semivuoti, ristoranti sbarrati e musica a volume basso, la festa è rimandata. A data da destinarsi

da Ibiza (Spagna)

Non esiste il presente nell'estate di Ibiza, tutto è nostalgia di un chiassoso passato o un cantiere di speranze per l'anno che verrà. Dei deejay che trascinavano le notti sono rimasti i cartelloni sbiaditi della stagione 2019 o quelli che preannunciano la riscossa, le grandi riaperture del 2021, quando si dà per scontato che il peggio sarà svanito.

Il peggio qui a Ibiza è l'antitesi della normalità, afferma l'assenza, convive con il senso inevitabile del vuoto. Con questo spesso velo di silenzio caduto sulla isla bonita, che sin dall'atterraggio appare un po' lugubre. Anzi, lo è ancora prima: in volo tutti e trenta i passeggeri di un volo desertico sonnecchiano, l'età media risulta piuttosto alta, l'entusiasmo invisibile o paragonabile a quello di un trasbordo verso Francoforte di lunedì mattina presto. Chi scrive, nelle sue varie sortite precedenti, ha visto adolescenti accendere la musica sul telefonino e saltare irrequieti sul sedile tra un drop e l'altro calmati da hostess abituate alla scena, coppie ordinare abbondanza di alcolici dal carrellino per entrare nel clima da party già in quota, esultanze all'atterraggio degne di una finale dei mondiali. Stavolta, niente di niente, ordine e stasi.

«È tutta una montatura, hanno voluto ammazzare il turismo» bofonchia l'autista del transfer verso l'albergo prendendosela non è ben chiaro con chi. «La stampa, il governo» farfuglia se gli si chiedono chiarimenti. Sarà un negazionista del coronavirus, chissà. Fatto sta che nella malatissima Spagna, i numeri delle Baleari sono effettivamente bassini, inferiori a tanti approdi del Vecchio Continente. Eppure, al ritorno in patria, qui è obbligatoria la quarantena, lì (vedi l'Italia) il tampone con la speranza che non ci voglia troppo tempo per farlo. Abbastanza per far piovere disdette, rinunce, partenze anticipate, esodi al contrario di chi è venuto comunque: «Abbiamo visto persone supplicarci per un rimborso di notti già pagate o scappare via all'improvviso come ladri. Erano in piscina, hanno sentito delle restrizioni imposte dal loro Paese a partire dal giorno successivo e sono fuggiti saltando sul primo aereo. Non c'è da biasimarli, molti dovevano tornare al lavoro poco dopo» racconta l'addetta alla reception di un albergo a cinque stelle. «A fine agosto di solito avevamo il tutto esaurito, ora siamo al 16 per cento delle camere occupate. Dovevamo chiudere a ottobre, poi a metà settembre, ora aspettiamo che gli ultimi ospiti se ne vadano e basta così». Cosa farà lei dopo, proprio non lo sa.

Niente di inedito nell'estate abbattuta dalla pandemia, in cui è prudente e saggio non sconfinare. Ma a Ibiza, che grazie agli arrivi dall'estero vive e prospera, il contrasto si fa ancora più stridente, la nuova normalità si vela di malinconia. Lungo le strade c'è un po' di traffico, non per l'alta densità di automobili, ma per i continui lavori in corso. In condizioni ordinarie sarebbe stato un'eresia programmarli in queste settimane, ora tanto vale sfruttare il bel tempo e il caldo secco che fa asciugare in fretta l'asfalto.

Il distanziamento sociale non è difficile osservarlo, anzi spesso sconfina nell'isolamento. Le spiagge sono praterie di nulla, gli ombrelloni smontati o chiusi, le sdraio demaniali schiacciate una sull'altra. Si incontrano tedeschi, inglesi, qualche italiano, moltissimi spagnoli. «Arrivano da Madrid e ci portano qui il virus, oltre a scoraggiare ulteriormente i turisti» protesta il cassiere di un supermercato della zona di Santa Eulària, quella in cui non si vedono «i ragazzi in perizoma ubriachi alle quattro del mattino di Ivissa, la capitale» (sempre il cassiere), ma le famiglie con bambini e le coppie a caccia di tranquillità. Quest'estate, fin troppa. Un'apoteosi di quiete: nessuna coda agli imbarchi per Formentera, un ristorante su due con le saracinesche abbassate, offerte disperate per accalappiare qualche cliente. Due cocktail e una sangria a 15 euro: saldi sui saldi, fughe low cost nell'alcol.

Ma è di notte che l'Ibiza non Ibiza dell'estate 2020 raggiunge l'estremo. Di ballare tutti appiccicati non se ne parla, i dj mettono in fila playlist sonnacchiose che invitano ad ancheggiare un minimo, oscillare la testa, restare comunque incollati al proprio posto. Con il suo fuso orario spostato in avanti, l'isola ne esce tremendamente spiazzata. Si continua a fare colazione tardi, a pranzare di pomeriggio dopo la siesta e cenare passate le dieci, ma all'una al massimo chiude tutto, dunque è l'ultimo boccone a serrare le danze anziché spalancarle. La digestione, un po' come tutta la vacanza, se ne va di traverso.

«Do you want something for the last call?» domanda cortese intorno alla mezzanotte la cameriera di un bar affacciato su un mare buio e immobile, impalpabile come la movida. A quell'ora la festa cominciava, adesso è già finita. Ibiza, la principessa sonnambula, è diventata Cenerentola.

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