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Tecnologia

Xiaomi: negli Usa, rimosso il ban che invece blocca ancora Huawei

Un giudice americano ha accolto il ricorso di Xiaomi e sospeso il blocco, mentre Huawei resta nella blacklist

Niente più ban e facoltà di riprendere i rapporti con gli investitori statunitensi per Xiaomi, che dopo due mesi esce dal divieto imposto dal Dipartimento della Difesa statunitense nel corso dell'ultimo periodo della presidenza Trump. L'accusa mossa verso la società fondata a Pechino da Lei Jun nel 2010 riguardava gli stretti legami con l'Esercito della Repubblica popolare cinese, considerato come vicino o reale proprietario dell'azienda, ma prima ancora di arrivare a sentenza è scattato il contrordine. Per il giudice del distretto di Columbia Rudolph Contreras, i dipartimenti del Tesoro e per la Difesa americani non hanno dimostrato che ci fosse un pericolo per la sicurezza nazionale, per questo addio blacklist per Xiaomi.

La decisione è arrivata in virtù del ricorso presentato dal gruppo cinese presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti, con la richiesta di dichiarare illegale la decisione di inserirla in una lista nera in virtù del National Defense Authorization Act del 1999 che è stata accolta dalla stessa Corte. Coma si legge in una nota diffusa da Xiaomi, infatti, è arrivata la sospensione del provvedimento: "ha annullato con effetto immediato la restrizione dell'ordine che vietava alle società statunitensi di acquistare i titoli di Xiaomi e l'obbligo di cedere le loro partecipazioni azionarie".

In relazione a quest'ultimo punto, Xiaomi ha ribadito che "la società è ampiamente controllata, quotata in borsa e gestita in modo indipendente e che offre prodotti di elettronica di consumo esclusivamente per uso civile e commerciale". E promette di continuare la battaglia: "Xiaomi ritiene inoltre che la decisione di designarla come una azienda militare comunista cinese sia arbitraria e irragionevole, e la Corte è dello stesso parere. Ad ogni modo, Xiaomi ha intenzione di proseguire chiedendo l'illegittimità della designazione e la sua revoca permanente".

Se il terzo produttore di smartphone al mondo può tirare un sospiro di sollievo, nulla è ancora cambiato per Huawei, che anche dopo l'arrivo alla Casa Bianca di Biden continua a essere considerata una "minaccia per la sicurezza nazionale". La società di Shenzhen si trova stretta tra più fuochi, con il Dipartimento del Commercio a stelle e strisce che ha presentato una formale diffida a un nugolo di aziende americane dedite allo sviluppo di prodotti 5G per aver aggirato il ban contro Huawei attivo dal maggio 2019. Ma non solo, perché anche la Commissione federale per le comunicazioni, che è un'agenzia governativa, ha identificato in Huawei e altre quattro aziende cinesi (tra cui ZTE) un potenziale rischio per la nazione, qualora sistemi e componenti di loro proprietà fossero inclusi nello sviluppo di reti 5G statunitensi.

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