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(Ansa)
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Tecnologia

Il passaporto sanitario digitale per i vaccinati è quasi realtà

Negli Stati Uniti prosegue spedito il progetto per mettere a punto uno strumento valido a livello internazionale che certifichi la vaccinazione e consenta alle persone di tornare a vivere (quasi) come prima della pandemia

A quasi un anno dal lockdown ripartire e provare a convivere con il rischio contagio è un obbligo che accomuna tutti i paesi, alle prese con la necessità di individuare e sviluppare contromisure efficaci per agevolare un graduale ritorno alle attività pre-pandemia, senza abbassare la guardia nel mantenere comportamenti conformi alle regole, mentre il vaccino fa il suo corso. Il bisogno più impellente per le persone è tornare a lavorare e riprendere le fila della vita sociale, con le quotidiane attività svolte in sicurezza e per questo sta prendendo quota la possibilità di mettere a punto un passaporto sanitario digitale che certifichi l'avvenuta vaccinazione anti-Covid.

Già discussa nei mesi precedenti, l'idea è tornata alla ribalta per fare uno scatto verso un futuro più simile al passato e uscire dall'impasse di paesi isolati, confini bloccati e zone offlimits. Negli Stati Uniti a muoversi sono stati i grandi colossi del tech insieme a organizzazione mediche, con una collaborazione mirata allo sviluppo di una versione digitale e protetta lato privacy delle credenziali di immunizzazione, per uno strumento destinato a diventare un passepartout per accedere a diversi luoghi e riprendere talune attività. Il progetto Vaccination Credential Iniative ha riunito Microsoft, Salesforce e Oracle con la Mayo Clinic, compagnia specializzata nella ricerca medica, nell'ottica di individuare e mettere a punto uno strumento valido a livello internazionale che punta a includere da governi, istituzioni, aziende pubbliche, imprese private e compagnie aree, per le quali il passaporto sanitario rappresenterebbe l'assicurazione della vaccinazione e delle buone condizioni di salute delle persone.

Detto che il documento con le credenziali sia del VCI stato pensato anche sotto forma di un codice QR per chi non possiede uno smartphone (del resto già adesso chi si vaccina negli Stati Uniti ottiene un certificato di carta che attesta l'atto), la prerogativa base del piano è realizzare uno standard che eviti la frammentazione e sia in grado di respingere tentativi di furto e scoraggiare possibili falsificazioni. Per arrivare al certificato digitale si passa dall'app CommonPass, sviluppata dall'organizzazione no-profit The Commons Project e considerata una delle più efficaci nell'offerta di una piattaforma su cui archiviare i test e nel fornire ai passeggeri informazioni sui requisiti per accedere in paesi stranieri. Una sorta di passaporto digitale anticipato, relativo nella prima fase ai soli tamponi, in uso da compagnie aeree come United Airlines, Cathay Pacific e Lufthansa.

"Vogliamo consentire alle persone di accedere in digitale ai propri registri di vaccinazione, in modo da tornare a viaggiare, lavorare, andare a scuola e vivere il quotidiano in sicurezza, proteggendo al contempo la privacy dei propri dati", ha spiegato Paul Meyer, numero uno di The Commons Project. Un dettaglio rilevante, inoltre, è la libertà di scelta dei vari paese nella scelta delle regole, come per esempio dei vaccini accettati per autorizzare l'entrata sul proprio suolo dei cittadini stranieri: per facilitare la diffusione del certificato sanitario digitale ogni governo potrà stabilire se affidarsi al vaccino Pfizer-BioNTech, AstraZeneca, Moderna o alle versioni russa e cinese.

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