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WhatsApp contro Apple sulla scansione delle foto

La decisione dell'azienda californiana muove da buone intenzioni ma per il numero uno dell'app di messaggistica l'approccio è sbagliato: "Meglio facilitare le segnalazioni degli utenti di un software che controlla ogni foto presente sui dispositivi"

Apple ha deciso di introdurre un sistema per la scansione automatica delle foto che si caricano da iPhone e iPad su iCloud al fine di scovare e segnalare immagini pedopornografiche, così da combatterne la diffusione. Una scelta in nome della sicurezza che ha innescato immediate polemiche tra i fautori della privacy, che stanno segnalando le criticità della mossa, pur sapendo che difficilmente Tim Cook e soci torneranno su quanto stabilito. Uno dei primi a evidenziare i potenziali rischi dopo l'annuncio dell'azienda californiana è stato Edward Snowden, secondo cui "al di là delle buone intenzioni, si tratta di un atto che favorisce la sorveglianza di massa", a maggior ragione se la società in questione ha la popolarità, capillarità e forza a livello globale che detiene la Mela.

La volontà di Apple è rilevare immagini sessualmente esplicite, con un processo valido per ora solo negli Stati Uniti, mirato ad allertare il National Center for Missing and Exploited Children (NCMEC), che si occupa della protezione dei bambini sfruttati lavorando in partnership con le forze dell'ordine americane. Il metodo per riuscirci non prevede la scansione diretta della singola istantanea, bensì una corrispondenza tra questa e quanto contenuto in un database con immagini esplicite note allo stesso NCMEC e ad altre organizzazioni a difesa dei più piccoli. Il confronto tra le fotografie avviene mediante una tecnologia crittografica che, semplificando i vari passaggi, fornisce il responso senza rilevare dettagli specifici, così da mantenere un determinato grado di privacy per coloro che restano coinvolti in casi di sfruttamento pedopornografico.


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Un sistema che non convince il numero uno di WhatsApp, Will Cathcart, autore di una serie di messaggi su Twitter per spiegare i suoi dubbi sulla scelta di Apple, affermando che l'applicazione di messaggistica non adotterà lo stesso metodo. "Ho letto quanto annunciato da Apple e sono preoccupato, perché si tratta di un approccio sbagliato e una battuta d'arresto per la privacy delle persone in tutto il mondo". Il punto toccato da Cathcart non è chiaramente la discussione dei contenuti di natura sessuali riguardante i bambini, ma come combattere la proliferazione mantenendo la privacy delle persone. "Perché invece di focalizzarsi su soluzioni in grado di facilitare alle persone la segnalazione di contenuti condivisi, Apple ha sviluppato un software per scansionare tutte le foto private sul telefono, incluse quelle non condivise. Questa non è privacy", ha chiosato il capo di WhatsApp.

Il timore primario, però, è le possibili direzioni che imboccherà tale sistema, che in linea teorica potrebbe essere utilizzato anche per ricercare e passare in rassegna contenuti privati oltre le mire previste da parte di Apple. E allora aumentano gli interrogativi di Cathcart: "Quali contenuti saranno considerati illegali? Questo sistema sarà utilizzato in Cina?". Altro fronte caldo e collegato a quanto detto sopra verte su come si comporterà Apple con paesi interessati magari ad ampliare l'elenco delle ricerche per controllare o influenzare uno o più cittadini in vista. Un dubbio che nasce in virtù dei precedenti tra Apple e Cina, dalle app eliminate sullo store perché scomode al regime al trasferimento dei dati di utenti cinesi su server vicini al Partito. Puntuale è arrivata la risposta da Cupertino, che ha diffuso una guida per spiegare la scelta di verificare le immagini prima del caricamento su iCloud, specificando che la tecnologia non prevede deroghe a richieste governative e che il margine di errore del software è inferiore a una segnalazione errata su un trilione all'anno per singolo account.

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