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WhatsApp, chi non accetta i nuovi termini non potrà più usare l'app

La società ha spiegato cosa succederà a chi rifiuterà l'aggiornamento privacy: uso limitato per alcune settimane, poi l'account diventerà inattivo ed eliminato dopo 120 giorni

Chi non accetterà i nuovi termini d'uso di WhatsApp non potrà più utilizzare l'applicazione di messaggistica. L'annuncio arriva dalla stessa compagnia, proprietà di Facebook Inc, che ha confermato lo scenario al sito statunitense TechCrunch, spiegando cosa accadrà a chi si rifiuterà di avallare l'aggiornamento sulla privacy, la cui data ultima di scadenza era previsto inizialmente per l'8 febbraio e poi posticipato al 15 maggio in seguito alle polemiche nate intorno al caso.

Con l'aggiunta di una nuova pagina del sito alle FAQ (che sta per Frequently Asked Question, cioè le domande richieste più spesso, nella cui area gli interessati trovano risposte), WhatsApp ha delineato cosa succederà in caso di mancata accettazione delle novità: l'account non verrà cancellato, ma non potrà più sfruttare tutte le funzionalità disponibili, limitate alla ricezione di chiamate e notifiche per alcune settimane (non c'è chiarezza in questo senso sulla durata).

Non ci sarà, però, la possibilità di leggere o inviare messaggi. Resterà l'opportunità di approvare le nuove condizioni di utilizzo anche dopo il 15 maggio, data in cui però il profilo diventerà inattivo. E che specifica la società, questi ultimi vengono generalmente eliminati dopo 120 giorni di inattività. In sostanza, quindi, l'accettazione dell'aggiornamento resta volontario, ma chi lo declina dovrà rinunciare a usare l'app di messaggistica che conta, al momento, su più di 2 miliardi di utenti attivi al mese.

Aver posticipato la data ultima per dare il consenso ai nuovi termini d'uso è stata la prima mossa obbligata di WhatsApp, che mira a spiegare meglio in cosa consistano i futuri cambiamenti. Al centro delle novità c'è la gestione delle aziende che usano la versione Business dell'applicazione, con le imprese che potranno utilizzare i dati delle chat con i clienti per scopi pubblicitari, anche tramite annunci che potrebbero allargarsi a Facebook. Del resto la condivisione di dati come numero di telefono e tipo di dispositivo utilizzato tra il social network e WhatsApp è attivo dal 2016, mentre per il futuro prossimo saranno incluse le informazioni relative al pagamento e alle transazioni concluse su WhatsApp Business.

Cosa fare, quindi? Premesso che la stragrande maggioranza degli utenti continueranno a utilizzare WhatsApp come se nulla fosse, anche perché in seguito alle proteste scatenate dal cambio di linea, la stessa società ha chiarito che non ci saranno modifiche alle modalità di condivisione dei dati in Europa, incluso il Regno Unito (grazie anche al Gdpr, il regolamento continentale sulla protezione dei dati personali, che ogni azienda deve rispettare). Per tutti gli altri che sono comunque a caccia di un'altra app per scambiare messaggi, immagini e file audio con amici e colleghi, le opzioni non mancano. L'alternativa più diffusa è Telegram, app sviluppata dal russo Pavel Durov (già padre di V-Kontakte, il più noto e popolato social network in Russia e nei paesi dell'ex area sovietica) che conta su circa 400 milioni di utenti, permette di iscriversi utilizzando un nickname e senza la necessità di scambiarsi il numero telefonico.

L'app che più ha guadagnato in numeri e visibilità dalla mossa di WhatsApp è stata Signal, consigliata anche da Elon Musk e reduce da record in serie circa il numero di download settimanali. Anche qui il numero del telefono non è collegato al profilo, soprattutto però l'app gestita da una fondazione no-profit utilizza un sistema di crittografia che garantisce l'anonimato dei contenuti all'infuori di mittente e destinatario. Una terza possibilità, infine, è Wire, da non confondere con la serie tv di successo, che è basata su un sistema di protezione dei messaggi simile a quello di Signal e consente chat di gruppo fino a 128 persone e videochat fino a 10 partecipanti.

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