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L'Unione europea contro i colossi tech

Da Bruxelles arrivano due nuovi provvedimenti per arginare la concorrenza sleale e moderare: multe fino al 10% del fatturato globale per chi viola le regole

L'Europa fa sul serio e dopo avvisi e diverse sanzioni pecuniarie si appresta a varare nuove norme per regolamentare il grande potere che le grandi compagnie hi-tech statunitense hanno assunto nel corso dell'ultimo ventennio. Già perché il passo avanti annunciato da Margrethe Vestager, vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per la concorrenza, punta a mettere ordine e aggiornare un quadro fermo al 2000, cioè agli albori di Internet e lontana anni luce dallo scenario attuale, con meno di dieci aziende che dominano il mercato a livello globale. Due sono i provvedimenti legislativi presentati che mirano a far rispettare le regole sulla concorrenza e la gestione dei contenuti diffusi online, anche e soprattutto da parte di piattaforme e canali legati a Alphabet (la holding che ingloba Google e molte altre società controllate), Amazon, Apple, Facebook e Microsoft: il Digital Market Active e il Digital Service Act. Vediamo cosa sono.

Con la prima sigla DMA, le istituzioni europee intendono opporsi e ridurre le pratiche lesive per la concorrenza, quindi in primo luogo frenare l'abuso di posizione dominante già contestato diverse volte in passato ad alcune delle più note società tecnologiche. La seconda disposizione, sintetizzata in DSA, si collega alla prima e prevede che le stesse grandi compagnie debbano individuare soluzioni efficaci per la moderazione ed eventuale eliminazione di contenuti inadeguati (in una ampia lista di pratiche che include revenge porn, hate speech, ma anche testi, immagini e video inneggianti a odio e terrorismo, come pure ciò che riguarda la violazione del copyright). Per chi non coglierà l'invito, la Commissione europea ha varato una serie di misure, a partire da multe fino al 10% del fatturato su scala mondiale per quanto riguarda il DMA e fino al 6% per le piattaforme che non vigilano sulla condivisione e circolazione di contenuti illeciti. In tal senso, per soppesare quali player dovranno attendersi a tali norme, l'idea dei responsabili europei è una soglia minima di circa 45 milioni di utenti, pari al 10% della popolazione continentale.

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Thierry Breton


Per spiegare lo spirito delle norme, la Vestager ha dichiarato in una nota che "l'obiettivo è consentire agli utenti europei di avere accesso a un'ampia scelta di prodotti e servizi online, tenendo a mente che ciò che è illegale offline è illegale anche online". A spalleggiare la politica danese c'è Thierry Breton, commissario Ue per il Mercato interno, che ha chiarito come l'intento "non sia andare contro qualcuno ma a favore dei cittadini e delle imprese europee, così come della concorrenza leale e dell'innovazione". Quanto ai colossi del tech americani, poi, Breton ha chiosato che "più le società sono grandi e più devono rispettare obblighi e responsabilità". Inciso che sottolinea l'atteggiamento delle principali corporation, che secondo i rappresentanti continentali riuniti a Bruxelles tendono a interessarsi poco agli effetti che i loro strumenti (e relative modalità d'uso) generano su persone e imprese.

Le possibili sanzioni per chi non si atterrà alle nuove norme non si limitano alle sole multe, per quanto pesanti possano essere, perché chi violerà più volte i paletti sulla concorrenza potrebbe incappare in misure più forti, fino alla possibile scissione dei gruppi e l'obbligo di vendere parte delle società attive in Europa. Un po' come intimato da Trump alla sezione statunitense di TikTok, prima che l'elezione del nuovo presidente e i relativi strascichi post elezioni congelassero le trattative di vendita. Tornando al nuovo regolamento europeo, invece, l'attenzione ora si sposta sull'iter procedurale, con la speranza che nell'arco dei prossimi due anni si possa arrivare all'approvazione definitiva.

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