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Facebook cambia nome ma restano le (tante) spine

Zuckerberg ha annunciato l'arrivo di Meta, ma la rabbia corre tra i dipendenti e il fantasmagorico futuro virtuale è un enigma che sembra guardare al passato

Sorridente, eccitato e convinto della rivoluzione del metaverso, quello con cui ha annunciato il cambio di nome dell'azienda potrebbe essere il canto del cigno di Mark Zuckerberg. L'ipotesi è concreta secondo molti analisti, che considerano troppo pesanti per sciogliersi come neve al sole i diversi allarmi lanciati dagli ex dipendenti di Facebook. In passato tante volte si è parlato di investitori pronti a chiedere la testa del 37enne a capo di un impero, digitale e fisico. Stavolta, però, le crepe sono più larghe e fanno rumore, perché la rabbia corre tra i corridoi di Menlo Park, dove migliaia di dipendenti stanno facendo sentire il disappunto per l'evoluzione dell'azienda.

Creare uno strumento per aiutare le persone e migliorare la società era l'intenzione in origine, ma a 17 anni dal lancio le gole profonde raccontano tutt'altro. Disinformazione dilagante, scarsa reazione alla diffusione dei discorsi di odio e le accuse a Instagram di risultare dannosi per gli adolescenti in virtù dei modelli che incoraggia la piattaforma, sono temi delicati, appesantiti dalle rivelazioni di una volontà aziendale poco interessata alla ricerca di soluzioni. "Quello dipinto è un falso quadro della realtà e dell'azienda", ha tagliato corto Zuckerberg, aggiungendo che le spine di Facebook sono il riflesso della società. Per lui e la cerchia dirigenziale gli occhi sono puntati solo sul futuro, quindi via al nuovo corso e a tacere tutto il resto, come dimostrato proprio durante il Facebook Connect.

Tanti sorrisi, numeri altisonanti sui miliardi da investire e metaverso ovunque ma neanche una parole sulla mancata trasparenza o sulla priorità al profitto rispetto alla salvaguardia degli utenti. Un atteggiamento che non sorprende ma lascia il segno, soprattutto tra i dipendenti. "I continui passi falsi e la percezione negativa che caratterizza l'azienda pesano tanto sui lavoratori, in media molto talentuosi, ricercati dalle società concorrenti e pronti a trasferirsi altrove", spiega Brooks Holtom, professore di business presso la Georgetown University ed esperto di processi aziendali.

Quello interno è uno dei fronti più caldi e insidiosi per l'ex Facebook Inc. rinominata Meta, anche perché la disaffezione dei dipendenti cova da tempo. Dopo il primo posto ottenuto nel 2018 nella classifica delle migliori aziende per cui lavorare, stilata in base alle valutazione degli stessi addetti ai lavori sul sito Glassdor, Facebook è scesa in settimana posizione l'anno successivo (quello della scandalo Cambridge Analytica), per precipitare al 23esimo posto nel 2020 e risalire in undicesima posizione nel 2021. Al netto dei miglioramenti avvenuti in casa altrui, è evidente che più di qualche equilibrio si sia rotto. Senza dimenticare, però, che il sostanzioso budget messo sul piatto per il progetto metaverso persuaderà tanti dipendenti, vecchi e nuovi.

Lo sguardo è focalizzato sul domani, dicevamo, ma è difficile farsi un'idea di come sarà e cosa ci proporrà quel domani. Che sarà un successo con l'azienda che continuerà a macinare soldi è pressoché certo, anche e non solo per gli abbondanti 3 miliardi di utenti che riempiono ogni giorno Facebook, Instagram e WhatsApp, ma per ora bisogna accontentarsi delle premesse di Zuckerberg sul mirabolante mondo virtuale che scandirà il futuro cambiando luoghi, modalità ed esperienze di socializzazione, lavoro e shopping. Di visibile c'è la caduta del pollice all'insù come simbolo davanti alla sede societaria, che lascia il campo all'infinito, elemento distintivo di Meta. In attesa di scoprire gli annunciati Project Cambria e Nazaré, visore VR con prestazioni migliori dei vari Oculus il primo, occhiali per la realtà aumentata il secondo, guardando la presentazione di Facebook Connect più che in un rivoluzionario futuro sembra di esser proiettati ai primi anni Duemila, quando il mondo reale scoprì la realtà virtuale di Second Life.

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