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"Facebook deve vendere WhatsApp e Instagram"

Il garante per la concorrenza Usa ha denunciato la piattaforma di Mark Zuckerberg (per la seconda volta): la nuova partita vede novità significative ma a Menlo Park sono tranquilli: "Si continua una causa senza merito"

"Facebook opera in regime di monopolio e deve vendere WhatsApp e Instagram". L'annuncio non è una primizia perché arriva dal garante della concorrenza americano, che già in passato ha mosso battaglia contro la punta di diamante della galassia digitale nelle mani di Mark Zuckerberg. Lo scontro tra le due parti è ripreso con una nuova denuncia della Federal Trade Commission (l'autorità governativa a stelle e strisce per la concorrenza a tutela dei consumatori) contro Facebook per violazioni delle norme antitrust federali. E la piattaforma ha ribattuto subito, affermando che è già pronta la replica alle accuse.

Per comprendere la questione bisogna fare un passo indietro e tornare alla decisione dello scorso giugno del giudice federale James Boasberg, che aveva bloccato la protesta del garante poiché non aveva prodotto prove concrete circa la posizione dominante del social media da oltre 2,2 miliardi di membri attivi al mese, aggiungendo tuttavia che non era concorde con le informazioni e affermazioni fornite da Facebook. A livello tecnico, però, il giudice aveva lasciato all'autorità la possibilità di depositare nuove accuse, portando in sostanza prove inedite in grado di dimostrare il monopolio dell'azienda di Menlo Park.

L'impianto accusatorio della Ftc si basa sulla condotta anticoncorrenziale e sui metodi di concorrenza sleali realizzati dal gruppo californiano, culminati secondo l'autorità proprio con le acquisizioni di Instagram (nel 2012 per 1 miliardo di dollari, per quella che a posteriori resta il più lungimirante e profittevole investimento tra i social media) e WhatsApp (nel 2014 per 19 miliardi di dollari), oltre alle restrizioni imposte agli sviluppatori di applicazione evitare la nascita e diffusione di rivali in grado di opporsi, almeno potenzialmente, al dominio della stessa Facebook. Una posizione e una serie di atti che vanno a discapito delle persone e delle aziende, costrette a rivolgersi a casa Zuckerberg per pubblicità e ogni altro interesse in ambito social, proprio in virtù dell'assenza di altri canali e piattaforme.

Oltre al numero di utenti delle tre piattaforme rispetto a rivali come Snapchat, la Ftc punta su documenti interni di Facebook in cui si esprime compiacimento per la propria forza e la consapevolezza che questa non possa essere intaccata dalle altre realtà sul mercato. "La condotta di Facebook ha eliminato i rivali nascenti e ha estinto la possibilità che l'esistenza indipendente di tali rivali potesse consentire ad altre piattaforme Internet di superare le sostanziali barriere all'ingresso che proteggono la posizione di monopolio di Facebook", si legge nella denuncia di 80 pagine della Federal Trade Commission. "In tal modo, Facebook priva gli utenti dei social network personali negli Stati Uniti dei vantaggi della concorrenza, tra cui maggiore scelta, qualità e innovazione".

Pur con la scadenza del ricorso fissata al 4 ottobre, la reazione della società non si è fatta attendere e parte dalla "volontà della Ftc di continuare una causa senza merito", in quanto non "ci sono pretese valide per sostenere che Facebook sia un monopolista", quadro che prima come ora "non è cambiato". E ancora: "Le affermazioni della Ftc sono uno sforzo per riscrivere le leggi antitrust e capovolgere le aspettative consolidate della fusione, dichiarando alla comunità imprenditoriale che nessuna vendita è mai definitiva".

La partite tra le parti è anche e soprattutto la sfida tra le big tech e Lina Khan, giurista 32enne specializzata nelle leggi Antitrust nominata nel giugno di quest'anno presidente della Federal Trade Commission dall'amministrazione Biden. L'incontro si gioca in buona parte sulle forti critiche della Khan verso Facebook, Amazon, Google e le altre grandi compagni tecnologiche statunitensi, nell'occhio delle legge per le presunte pratiche anticoncorrenziali messe in atto nel corso del tempo (in autunno il Congresso Usa dovrebbe valutare l'aggiornamento delle norme antitrust).

Tornando al caso specifico, la richiesta avanzata al giudice è la separazione tra le varie piattaforme sotto l'egida di Facebook Inc., nell'ottica dello smantellamento dei grandi gruppi anche se, secondo quanto filtra sulla stessa Facebook, sembra che l'azienda abbia adottato misure per complicare l'eventuale scioglimento a fronte di un'eventuale richiesta governativa. Alla fine, quindi, il garante riprova a mettere i bastoni tra le ruote della gigantesca realtà di Menlo Park, oppure tenta di fermarne il dominio a tutto campo (dipende dai punti di vista), ma di sicuro non sarà facile e veloce il processo per arrivare a dama. Ammesso che ce la faccia.

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