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Cos'è Clubhouse, il social del momento che punta tutto sulla voce

Le stanze tematiche in cui si parla e ascoltano esperti e curiosi sono in grande ascesa, ma per accedere sull'app, per ora disponibile solo per dispositivi Apple, serve l'invito

"Cerco un invito per Clubhouse" è una delle frasi che più si rintracciano scorrendo Facebook e Twitter, il cui senso può apparire sconosciuto alla stragrande maggioranza dei non addetti ai lavori. Che potrebbero essere sorpresi nello scoprire la mania per una nuova social-app, assai diversa dalle piattaforme cui si collegano ogni giorno milioni di italiani. La particolarità più singolare di Clubhouse è che non ci troverete immagini, parole, video e stories, neppure like e pollici alti, perché tutto passa dall'audio: si parla, si ascolta chi parla e si chiede di intervenire per parlare. Prima di ciò, però, bisogna entrare e l'accesso non è riservato a tutti perché serve un invito da chi è già iscritto. Per questo tanti curiosi postano e condividono richieste per rimediare il passepartout che apre la scatola e, una volta fornito il numero di telefono, nome, cognome e nickname, permette di essere su Clubhouse.

Lanciato nell'aprile dello scorso anno e disponibile al momento nella versione beta per gli utenti iOS, con l'app per Android che arriverà più avanti e provocherà una rapida impennata di nuovi arrivati, il progetto si basa su chiacchierate in diretta all'interno di stanze virtuali tematiche, in cui si possono riunire diverse migliaia di esperti e interessati all'argomento dibattuto. Chi crea la stanza sceglie chi può partecipare e chi entra può sentire cosa si dice e alzare la mano per dire la propria (come pure abbandonare il gruppo quando vuole). Per quanto in larga parte in lingua inglese, di stanze disponibili ce ne sono a bizzeffe e spaziano da temi di attualità allo sport, dai diritti civili alla salute, ma anche a hobby, tecnologia, cinema e molti altri argomenti generici e specifici.

L'idea che ha mosso i due fondatori, Paul Davison e Rohan Seth, è mettere la voce al centro della scena e le stanze come luogo d'incontro per favorire l'incontro tra persone con interessi comuni, così da far scattare potenziali relazioni digitali trasformabili in reali. Uno dei vantaggi è che ci si può imbattere in personaggi di spicco, oltre alle star come Oprah Winfrey e Drake, e ascoltare professori, dottori e fini conoscitori di specifici settori che possono offrire una sorta di lezione a tema, senza dimenticare che si può anche saltare da una stanza all'altra e imbattersi in inutili discussioni e litigi bambineschi finendo per perdere tempo. Nel caso, si può creare o programmare una stanza per parlare di cosa piace e attira, coinvolgendo amici e sconosciuti a unirsi all'incontro per confrontarsi e approfondire l'argomento affrontato.

Forse sulla scia del podcast, che negli Stati Uniti è in netta ascesa, scommettere sulla voce e sulle chiacchierate in diretta (non si può registrare e scaricare nulla, o ci sei o si perde quanto viene detto) sta premiando Clubhouse. Nelle scorse settimane è arrivato un nuovo finanziamento, con importanti investitori della Silicon Valley (come Andressen Horowitz) che hanno portato in cassa oltre 100 milioni di dollari, mentre con gli inviti che viaggiano veloci sulle bacheche degli altri social, l'app conta più di 2 milioni di iscritti. Premesso che l'esprimersi a voce ha già mostrato i suoi lati oscuri, con casi di molestie ed hate speech dovuti anche alla mancanza di efficaci sistemi di moderazione, per ora Clubhouse sta scalando la classifica delle app più scaricate su App Store, con l'idea di sperimentare nei prossimi mesi la possibilità di monetizzare l'affluenza degli ascoltatori tramite biglietti e abbonamenti per l'accesso a determinate stanze. Nel frattempo, però, chi vuole scoprire in prima persona cosa offre il social solo audio, deve andare a caccia di un invito.

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