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La #Blackoutchallenge forse era una bufala. I dati dei minori su TikTok no

La Rubrica - The Lob

Cos'è successo veramente a TikTok? Tutto è iniziato con la morte di Antonella Sicomero, bambina di 10 anni di Palermo che avrebbe partecipato «a una presunta sfida su TikTok». Titoli di quotidiani, post sui social, telegiornali che per settimane hanno parlato di una certa blackout challenge, una sfida che emulerebbe il soffocamento, categorizzata dai media come «nuova tendenza tra i giovani». Peccato che girando, scavando, navigando tra le acque dell'amatissimo social questa tendenza non si veda in alcun modo. Ovviamente possono esistere video del genere, ma di nessuno è stata verificata la viralità, tanto che la divisione sicurezza di TikTok Italia ha precisato di non aver riscontrato alcuna evidenza di contenuti che possano aver incoraggiato a un gesto simile e gli investigatori hanno detto di non aver trovato alcuna prova. Un caso che ricorda la Blue Whale, un'altra presunta sfida social che avrebbe dovuto istigare i più giovani al suicidio, smentita poi da analisi più approfondite.

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Di sicuro, però, la notizia della morte di Antonella, ha riportato al centro del dibattito una questione fondamentale: che cosa sta facendo il Garante della privacy in Italia per proteggere i dati dei minori su TikTok? Anche perché sono tutti lì, i minori, sull'app di video del colosso ByteDance.

Considerando solo la popolazione maggiorenne italiana, a luglio 2020 TikTok ha raggiunto 8 milioni di visitatori (+377% rispetto allo stesso mese del 2019) ed è diventata la quarta app in Italia per tempo speso (13 minuti a persona, +464%). Per la legge italiana, i minori di 14 anni devono avere il consenso dei genitori per aprire un account sui social media. Eppure, secondo il Garante TikTok non ha fatto quasi nulla per evitare che si iscrivessero utenti più piccoli.

Perciò, mentre i pubblici ministeri indagavano sulla vicenda di Antonella Sicomero, il Garante della privacy ha ordinato a TikTok di limitare il trattamento dei dati personali degli utenti la cui età non è stata verificata. Cosa che TikTok non ha ancora fatto. Secondo la legge sulla privacy dell'UE, a regolamentare TikTok dovrebbe essere il governo dell'Irlanda, Paese in cui si trova la sede europea della società. Ma il Garante italiano ha chiesto una disposizione di emergenza per trattare direttamente col social, viste anche le scarmaglie del passato.

A dicembre, per esempio, sempre il Garante ha avviato un procedimento formale contro l'app per violazione delle norme sulla protezione dei dati. Le accuse sono chiare. Primo, il meccanismo di iscrizione di TikTok non protegge i minori che sono in grado di registrarsi inserendo età fasulle. Secondo, non c'è trasparenza sull'uso dei dati dei più piccoli. Terzo, le impostazioni di ogni profilo sono di default impostate su «Profilo pubblico».

Ora, come ha detto il Garante, TikTok non è peggio di altri social media per quanto riguarda la verifica dell'età degli utenti. Semplicemente, visto che è frequentato soprattutto dai più giovani, le sue mancanze possono avere conseguenze ancora più gravi.

Al momento nessuno si aspetta che TikTok chieda agli utenti la carta d'identità, ma qualche misura per rinforzare i suoi sistemi di sicurezza. Guido Scorza, responsabile della protezione dei dati per il Garante, ha suggerito che il social potrebbe provare a stimare l'età degli utenti guardando i contenuti, i gruppi di amici e il modo in cui interagiscono tra di loroi. https://www.politico.eu/article/tiktok-latest-target-italy-privacy-regulator-crusade-against-big-tech/
«Puoi non distinguere un utente di 9 anni da uno di 10. Ma sicuramente puoi distinguere uno di 9 da uno di 13».

Il colosso cinese e il Garante hanno trovato un accordo, almeno per ora. Il social ha già impostato di default come «Privati» i profili dei ragazzi di età compresa tra 13 e 15 anni; chiederà a tutti gli utenti italiani di reinserire la propria data di nascita; investirà ancora di più nella verifica dell'età degli utenti, tramite sistemi di Intelligenza artificiale e tramite un pulsante che permetterà agli utenti di segnalare persone che sembrino minori di 13 anni; e lancerà campagne di sensibilizzazione per i genitori. Forse questa, la misura potenzialmente più efficace.

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