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Smartphone e tablet

I segreti del successo di Xiaomi

Arrivata sul mercato solo pochi anni fa ha puntato su qualità, ecosistema alla portata (del portafoglio) di tutti

Pensare di scardinare un settore saturo come quello degli smartphone partendo da zero più che un'impresa è una pazzia, specie se l'ambizione arriva da un'azienda fondata appena dieci anni fa. Riuscirci è perciò un piccolo, grande, miracolo, la cui parabola è ancora in crescita, perché Xiaomi continua a scalare posizioni nelle classifiche di vendita. Al netto di chiacchiere, progetti posticipati per colpa della pandemia e una crisi del comparto sfociata in un calo vicino al 20% delle vendite nel corso dei primi sei mesi dell'anno, a marcare la ripresa del terzo trimestre del 2020 è stata l'azienda fondata a Pechino da Lei Jun, che ha scalzato Apple dal podio issandosi al terzo posto dietro a Samsung e Huawei grazie alle 44,4 milioni di unità distribuite tra luglio e settembre (per una crescita rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente certificata dai dati Gartner pari al 34,9%).

Il Mi TV 4S da 65 pollici

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La validità delle proposte di Xiaomi - che sul sito ufficiale italiano sfoggia un catalogo di smartphone assai più ampio dei concorrenti, con dieci modelli targati Redmi e POCO (brand indipendenti legati alla casa madre) che si sommano alle serie Mi 10, Mi 10T e Mi Note 10 - sta nella rapida ascesa registrata anche in Europa, dove all'ultimo rilevamento è in seconda piazza dopo Samsung e prima di Huawei (colpita dal man imposto dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti che non consente al produttore di Shenzhen di integrare i servizi di Google sui suoi telefoni), così come in Italia, dove spicca per una quota di mercato del 19% derivata da una crescita annuale del 122% e dalla presenza di tre dispositivi nella top 10 degli smartphone più popolari del terzo trimestre.

I numeri, però, non sono causa ma conseguenza di una strategia azzeccata, che va al di là del classico schema con cui viene di norma battezzata un'azienda cinese in rampa di lancio, perché il rapporto tra qualità e prezzo è certamente una delle carte vincenti di Xiaomi, ma non l'unica. L'attenzione al prezzo e ai profitti è in cima alle priorità del marchio, con Lei Jun che ha ripetuto più volte come l'intenzione è mantenere nel tempo un margine di profitto lordo stabile attorno all'8-9%, equivalente a un margine netto non superiore al 5%. Nessuno fa beneficenza o rinuncia agli introiti, intendiamoci, perché dietro alla ricetta c'è una visione che punta a fidelizzare il cliente, consapevole che con Xiaomi può contare su un dispositivo aggiornato con le più recenti tecnologie senza dover investire cifre troppo alte, anche se per coprire ogni esigenza e posizionarsi sulla fascia più alta del segmento i cinesi hanno lanciato lo scorso marzo il Mi 10 Pro con 8 GB di Ram e 256 GB di memoria interna con un cartellino di 999,90 euro, più alto del consueto perché il concentrato hi-tech all'interno è maggiore rispetto dal passato.

L'obiettivo è accrescere la base di utenti per sfruttare al meglio l'ecosistema unico, che spazia dalle tv alle smartband, dai monopattini agli auricolari, passando per powerbank, router, purificatori, lampadine smart, aspirapolvere, rasoi, spazzolini elettrici, proiettori, videocamere di sorveglianza, bollitori e valigie. Senza tralasciare le molte startup e piccole società che in patria e negli altri paesi asiatici Xiaomi supporta, offrendo una vetrina impareggiabile per prodotti destinati altrimenti ad avere un ciclo di vita e una popolarità assai inferiore. Del resto non tutti sanno che Xiaomi ha sviluppato una piattaforma IoT con più di 289,5 milioni di dispositivi intelligenti connessi, esclusi telefoni e laptop. Come un immenso contenitore in cui i pezzi sono collegati l'uno all'altro ma con uno di questi a rappresentare l'ingranaggio principale, al centro del mondo Xiaomi ci sono gli smartphone, leva primaria per conquistare l'attenzione e la fiducia delle persone. Per riuscirci servono oggetti convincenti, ben costruiti e concepiti oltre che convenienti, meglio se in grado di abbattere barriere che penalizzano chi ha una minore capacità di acquisto.

L'esempio più efficace in tal senso è l'accoppiata Mi 10 Lite e Mi 10T Lite, il cui nome si differenzia per una lettera e la cui essenza è accomunata dal modulo 5G che li rende due dei primi smartphone con il supporto alle reti di quinta generazione sotto i 300 euro. Un'opera di democratizzazione cui in seguito si sono accodati altri produttori, favorendo così l'arrivo di un buon ventaglio di proposte per la diffusione del nuovo standard a livello mobile, coinvolgendo l'ampia porzione di utenti frenati da cartellini più salati. E per il 2021 l'operazione espansione prosegue con l'arrivo di tanti altri modelli già nei primi sei mesi dell'anno, anche se il primo squillo è arrivato due giorni fa in Cina con l'atteso Xiaomi Mi 11, primo smartphone che integra il processore Qualcomm Snapdragon 888 e il modem X60 che saranno gli elementi cardini dei dispositivi che vedremo nel corso dell'anno che sta per iniziare.

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