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Tecnologia

Lunga vita allo smart working, ma servono nuove norme

Il lavoro agile si è diffuso con l'emergenza coronavirus cambiando la vita delle persone e l'organizzazione delle aziende. E se negli Usa c'è chi apre ad operare in remoto per sempre, in Italia c'è bisogno di adeguarsi all'evoluzione dei professionisti

Tra gli effetti che più hanno contribuito a cambiare la quotidianità di molte persone durante la pandemia, lo smart working è arrivato tra noi per restare. E sconvolgere per certi versi il tradizionale scenario lavorativo, non solo italiano. Più che dipendenti e collaboratori, tuttavia, a risentire maggiormente della rottura col passato potrebbero essere le aziende, in molti casi non ancora pronte a modificare l'organizzazione interna con rilevanti effetti su pianificazione, organizzazione e produttività.

Non si tratta (soltanto) di giudicare se lo smart working sia una novità positiva o negativa per le imprese, proprio perché l'emergenza sanitaria originata ha portato in auge questa forma di lavoro che, a fronte delle migliorie godute dai lavoratori, non potrà scomparire, né essere messo da parte. Si tratta, dunque, di valutare il peso di una tipologia che accomuna circa il 30% dei dipendenti e individuare un metodo alternativo a quelli attualmente in vigore, validi e adeguati per chi lavora in sede.

"Lavorare in smart working significa lavorare per obiettivi, a differenza di chi in ufficio lavora per tempo. Due tipologie diverse che in quanto tali richiedono un adeguamento delle norme rispetto all'attuale legge, che prevede una parità di trattamento tra il lavoratore in smart working e quello operativo in azienda", spiega Marco Marazza, avvocato e professore di Diritto del Lavoro all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

C'è bisogno di chiarezza, quindi, anche perché in alcuni contesti c'è ancora confusione pure tra smart working e telelavoro. "La differenza è netta, con da una parte l'alternanza tra lavoro in azienda e fuori, mentre con il telelavoro si sta a casa, senza mai lavorare in azienda", specifica Marazza, aggiungendo che uno dei progetti di studio a livello normativo è accorpare queste due forme differenti per stabilire un unico standard.

Una recente istantanea dei cambiamenti in atto nell'ambito lavorativo italiano arriva dalla ricerca Future of Work 2021 realizzata da LinkedIn, che tramite Censuswide ha intervistato 1.011 lavoratori impegnati in ufficio prima del Covid-19 e a casa dopo l'arrivo dell'emergenza sanitaria del marzo 2020. Quasi un professionista su due (47%) preferisce un modello ibrido tra ufficio e lavoro da casa, con il 30% che gradirebbe il tempo pieno in azienda, mentre il 23% sarebbe soddisfatto restando sempre tra le mura domestiche. Questi ultimi adducono come motivazione principale il miglior equilibrio tra lavoro e vita privata e una maggiore produttività. Per chi predilige l'ufficio è, invece, dominante il piacere di ritrovarsi con colleghi e altre persone durante il lavoro.

"I dati parlano chiaro, metà dei lavoratori italiani vuole lavorare in modo ibrido, un quarto addirittura solo da remoto: qui sta la sfida per le aziende, la capacità di costruire davvero un modo di lavorare smart, superando i concetti di orario, timbratura, controllo e costruendo il lavoro per obiettivi" spiega Alessandro Rimassa, fondatore di Radical HR ed esperto di strategie aziendali legate al lavoro. "Per centrare l'obiettivo serve un enorme sforzo di formazione per i manager sui temi della leadership, del feedback e dell'assegnazione degli obiettivi, e sui temi dell'auto-organizzazione e della gestione del tempo per i lavoratori".

Se la tendenza in Italia vede le aziende orientate a rilanciare il lavoro in sede, senza però rinunciare in toto allo smart working, su quest'ultimo scommettono le grandi aziende hi-tech statunitensi. Costrette a posticipare il ritorno in ufficio per la diffusione e il pericolo della variante Delta, da Microsoft ad Apple, Facebook e Google, tutte hanno ampliato i rispettivi programmi dedicati al lavoro agile, rinviando per ora a gennaio il possibile ritorno in sede. Amazon è andata invece oltre, perché con una nota del suo nuovo Ceo Andy Jassy, successore di Jeff Bezos, ha offerto ai dipendenti la possibilità di lavorare in smart working per sempre. Premessa la fase di sperimentazione e l'impossibilità di approcci univoci sulle modalità lavorative in una azienda così grande, il messaggio lascia carta bianca ai vari team, liberi di optare, volendo anche alternare, tra il lavoro in ufficio e quello in remoto.

Guardando al panorama italiano, una simile apertura è pressoché impossibile al momento per le aziende, con la potenziale esclusione, forse, delle filiali delle stesse aziende a stelle e strisce elencate sopra, proprio per i limiti normativi che contraddistinguono al momento lo smart working. "Il passaggio necessario è rimuovere il vincolo di parità di trattamento tra chi lavora in smart working e chi in ufficio", dichiara Marazza, che persegue l'obiettivo con la proposta avanzata da Freccia Rossa, gruppo accademico giuslavorista che riunisce nove tra avvocati e docenti universitari.

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