Project Kuiper, luci e ombre del piano con cui Amazon vuole portare Internet ovunque
(Ansa)
Project Kuiper, luci e ombre del piano con cui Amazon vuole portare Internet ovunque
Tecnologia

Project Kuiper, luci e ombre del piano con cui Amazon vuole portare Internet ovunque

Jeff Bezos investirà 10 miliardi di dollari per creare una costellazione di satelliti con l'intento di consentire l'accesso al web a chi ne è sprovvisto. Ma Amazon deve recuperare terreno dai competitor e non ha ancora chiarito alcuni aspetti preminenti del suo progetto

Dieci miliardi di dollari per portare la copertura Internet laddove manca, cioè nelle aree rurali e remote, difficili da raggiungere e destinate a restare senza reti in fibra e wireless, quindi senza accesso al web. Questo è l'obiettivo del Project Kuiper, pianificato da Amazon per la fornitura di servizi a banda larga grazie all'utilizzo di satelliti nello spazio: nello specifico l'operazione prevede il lancio di 3236 satelliti, distribuiti su 98 piani orbitali e su tra altitudini diverse (si va da 590 km a 610 km fino a 630 km) per coprire i cieli dell'area che ospita la maggioranza del territorio mondiale popolato. Numeri e cifre da investire descrivono, insomma, un piano enorme quanto ambizioso, presentato la scorsa primavera dalla società guidata da Jeff Bezos e che ha ricevuto l'approvazione con voto unanime (5-0) della Federal Communications Commission, l'agenzia governativa americana dedita al controllo e all'amministrazione delle telecomunicazioni.

Project Kuiper, il piano di Amazon per consentire l'accesso al web a chi vive in aree rurali e remote

Amazon


Satelliti, Amazon insegue Elon Musk

Per quanto identico nell'intento finale, Kuiper fa impallidire il precedente Project Leon di Google, con la copertura del segnale internet ottenuto mediante palloni aerostatici, perché per assicurare un servizio ad alta velocità e bassa latenza (assicurandolo anche in caso di disastri naturali) a famiglie, enti di ricerca e scienziati attivi in località remote, soccorritori che forniscono assistenza in situazioni di emergenza, come pure scuole, ospedali, organizzazioni che operano in luoghi privi di una banda larga affidabile ed efficace, Amazon si affida ai satelliti. E non è una novità, perché la società che più di tutti ha guadagnato durante il lockdown scattato su scala globale è arrivata dopo diversi competitor, come la britannica OneWeb, rimessa in piedi dopo esser finita vicino al fallimento da un consorzio partecipato anche dal governo del Regno Unito, per il lancio di 650 satelliti (74 già in orbita), e come la SpaceX di Elon Musk che ha già lanciato più di 500 satellite dei circa 12.000 previsti per creare Starlink, la costellazione in orbita terrestre bassa che punta a offrire lo stesso servizio promesso da Amazon, con la tabella di marcia che prevede i primi test entro la fine dell'estate. Un vantaggio notevole rispetto a Project Kuiper, che per quanto trapelato finora lancerà metà dei suoi satelliti entro il 2026 per concludere l'operazione tre anni più tardi.

La Rete nel cielo ridimensionerà quella a terra

Come e più di Musk, per Bezos - diventato nell'ultimo anno l'uomo più ricco del mondo - non sarà un problema di investimenti, perché i 10 miliardi di dollari preventivati sono meno del doppio dell'utile netto (5,24 miliardi di dollari) registrato da Amazon nel solo secondo trimestre 2020, chiuso con ricavi per 88,91 miliardi di dollari. Soldi a parte, attraverso il vicepresidente David Limp la società ha messo l'accento sulla "creazione di posti di lavoro e infrastrutture in tutti gli Stati Uniti per un progetto che richiede grandi risorse, che accelererà produzione e test dei satelliti e permetterà di ridimensionare la rete a terra". Buoni propositi che si affiancano alle critiche sollevate proprio da Starlink circa la mancata analisi del rischio di incidenti, una delle richieste previste in fase preliminare dalla Fcc, rimpiazzate dalla stima della probabilità di decessi umani riguardo al raggiungimento della superficie terreste dalle porzioni dei satelliti.

Il pericolo collisioni

La stessa agenzia governativa ha richiesto ad Amazon come intende smaltire i detriti orbitali che saranno rilasciati nell'aria poiché, non avendo ancora sviluppato i satelliti che la società punta a progettare e testare in una struttura di ricerca prossima all'apertura a Redmond (stato di Washington), per ora non è stata presentato nessuna soluzione inerente la pulizia e l'eliminazione dei corpi celesti che, secondo i dirigenti di Kuper, dopo aver completato la propria missione verranno deorbitati in poco meno di un anno (passo avanti rilevante rispetto ai 25 anni impiegati dalla Nasa). Il pericolo che si vuole scongiurare è il potenziale incremento delle collisioni come conseguenza del futuro traffico satellitare, con il rilascio di detriti minacciosi per gli altri satelliti in orbita. In attesa di sapere come gli uomini di Bezos intendano risolvere la questione, la certezza è che Project Kuiper non sarà l'unico caso in cui Amazon farà ricorso ai satelliti poiché, con la creazione della divisione Aerospace and Satellite Solutions, nata all'interno di Amazon Web Services e incentrata sui progetti spaziali e fornitura di servizi a clienti di primo livello come Nasa, esercito statunitense e aziende private come Lockheed Martin, cielo, satelliti e spazio continueranno a essere nei pensieri e nei programmi a lungo termine di Bezos e soci.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti