auto guida autonoma
Indy Autonomous Challenge
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Tecnologia

La prima gara di auto a guida autonoma si correrà al Motor Speedway di Indianapolis

La Indy Autonomous Challenge ha un segno distintivo che la rende unica: non ci saranno piloti a guidare le 28 monoposto che si sfideranno per conquistare il successo e 1 milione di dollari

Correre al Motor Speedway è il sogno di tutti i piloti, come pure uno dei circuiti che più entusiasmano gli appassionati durante le gare di Formula Indy, Nascar e la celebre 500 Miglia di Indianapolis. Luogo di grandi duelli e sorpassi leggendari, l'autodromo più famoso del mondo passerà alla storia anche per ospitare una gara che definire insolita è eufemistico, perché in pista non ci saranno piloti. La particolarità della Indy Autonomous Challenge è, infatti, riunire ventotto auto nella prima gara dedicata alle vetture a guida autonoma, per una iniziativa rivolta ai dipartimenti accademici interessati a sviluppare un software in grado di condurre il veicolo senza la presenza umana a bordo.

Indy Autonomous Challenge, la prima gara dedicata alle auto a guida autonoma

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Per quanto già nel 2004 ci sia stato il precedente del Darpa Grand Challenge, con una sfida nel deserto tra auto a guida autonoma promossa dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, in questo caso si corre su un altro terreno, letteralmente e non solo. In 17 anni il settore ha compiuto grandi passi in avanti e, per quanto toccherà attendere ancora parecchio tempo prima di vedere queste macchine viaggiare su strada (al netto dei test attivi in varie città dagli Usa alla Cina), l'appuntamento di Indianapolis è da seguire con attenzione, anche perché dentro c'è tanta Italia. Tra gli oltre 500 studenti appartenenti a 39 atenei di 11 paesi coinvolti dal programma ci sono i progetti del Politecnico di Milano con il team PoliMOVE e quello che riunisce l'Università di Modena e Reggio Emilia con l'Università di Pisa nel team EuroRacing (composto anche dal Politecnico di Zurigo e l'Accademia polacca delle scienze di Varsavia).

Tratto comune a tutte le squadre, poi, sarà la monoposto su cui ognuna dovrà integrare il proprio sistema di guida: si tratta di IL-15 firmata Dallara, costruttore di auto da competizione fondato nel 1972 a Varano de'Melegari dall'ingegnere Gian Paolo Dallara. Fornitore ufficiale della serie Indy Lights e da tempo legata a diverse gare che si corrono presso l'autodromo americano (risale al 2012 l'apertura della Dallara Indy Factory frutto della joint venture tra l'azienda emiliana e la IndyCar Experience a Speedway, nello stato dell'Indiana), Dallara modificherà per l'occasione il telaio con l'inserimento di sensori Radar e Lidar, oltre a videocamere e ultrasuoni per la misurazione e lo scambio dei dati in tempo reale e sistemi di automazione che favoriranno il lavoro degli algoritmi e dell'intelligenza artificiale messo a punto dai vari team in gara per muoversi sul tracciato e portare a termine una serie di prove che dimostreranno l'efficacia dei software per la guida autonoma.

Cinquanta sono le miglia (e 20 giri) da percorrere per tagliare il traguardo della Indy Autonomous Challenge, gara in programma il prossimo 23 ottobre con una serie di appuntamenti precedenti per selezionare le migliori squadre che si sfideranno nel duello finale con l'ambizione conquistare un successo storico. Che oltre la gloria porterà nelle casse del primo classificato 1 milione di dollari, con 250.000 dollari destinati a chi finisce secondo e 50.000 dollari a chi completerà il podio, senza dimenticare gli altri 500.000 dollari distribuiti nel corso dei vari hackathon in programma nei prossimi mesi.

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