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Gli hacker nel pallone: il Manchester United sventa l'attacco online, truffate Lazio e Fiorentina

Il club inglese colpito dall'offensiva di pirati informatici pare non abbia riportato danni, al contrario del Liverpool. Peggio è andata alle due società italiane, raggirate per milioni di euro da malintenzionati poi scoperti e accusati di frode internazionale

Non sono ancora l'obiettivo primario ma nella lista delle prede preferite dai pirati informatici i club di calcio stanno scalando posizioni molto velocemente. Perché sono ricchi e vulnerabili, nonostante le ingenti risorse che sempre più le società destinano alla sicurezza informatica. Un approccio, quest'ultimo, che sembra aver salvato il Manchester United, preso di mira da un'offensiva apparentemente andata a vuoto. O meglio, respinta in tempo prima che potesse andare a fondo. Il condizionale è d'obbligo poiché gli esperti digitali in forza al club inglese stanno continuando a indagare per capire cosa abbia favorito l'attacco degli hacker e per chiarire gli eventuali danni riportati.

Un attacco sofisticato

Nella nota diffusa per confermare l'attacco, lo United ha parlato di un "offensiva sofisticata", per quanto finora sia impossibile affermare con certezza se la violazione abbia permesso agli hacker di accedere ai dati relativi ai tifosi e all'eventuale memorizzazione delle informazioni riservate sul club. Nessun impatto, invece, c'è stato sui canali mediatici, sul sito, sulle applicazioni mobili e sui sistemi di controllo dell'Old Trafford, lo stadio che sabato sera ha regolarmente ospitato il match tra i diavoli rossi e il West Bromwich Albion (vinto 1-0 dai padroni di casa). Tuttavia bisognerà attendere le relazioni interne della società e quelle della polizia di Manchester, che sta indagando per far luce su quanto accaduto.

Al Liverpool è andata peggio

Per i club di Premier League non si tratta del primo campanello d'allarme, poiché due anni è toccato al Liverpool, vittima di un attacco simile. Con la violazione di un account di un appartenente dello staff amministrativo, i pirati digitali sono riusciti a impossessarsi dei dati personali, incluso il conto bancario, di circa 150 tifosi dei reds. Secondo un rapporto pubblicato lo scorso luglio dal National Cyber Security Centre del Regno Unito, diverse altre società britanniche sono state prese di mira da attacchi di phishing e tentativi di truffa per dirottare i pagamenti dei club. A far maggiore scalpore, tuttavia, è stata l'offensiva sono forma di ransomware - cioè un malware che limita l'accesso al dispositivo che infetta, richiedendo poi un riscatto (cui in inglese ci si riferisce con il termine ransom) per liberare lo stesso dispositivo e rientrare in possesso dei propri dati - che ha bloccato i sistemi che regolano cancelli e tornelli per l'accesso allo stadio di un club su cui è stato mantenuto il riserbo, capace ad ogni modo di risolvere l'intoppo in tempo utile per l'afflusso dei tifosi.

La truffa alla Lazio per l'acquisto di Stefan de Vrij

Il fenomeno non riguarda certo solo le squadre oltremanica, perché anche in Serie A non sono mancati casi clamorosi. Il più chiacchierato è stato quello che ha colpito la Lazio negli sviluppi dell'acquisto di Stefan de Vrij, passato dal Feyenoord ai biancocelesti nell'estate del 2014. L'accordo tra le due società prevedeva il versamento di varie rate solo che l'ultima non è mai arrivata a destinazione, proprio per l'intervento di un malintenzionato che è riuscito a intercettare il bonifico da 2 milioni di euro inviato da Roma a Rotterdam. Soldi che la Lazio ha spedito come da accordi, finendo però sul conto corrente aperto da un hacker francese residente in Svizzera, abile a infilarsi nella corrispondenza tra i due club, spacciarsi per un dirigente olandese e aprire un secondo conto nella stessa banca. Un truffa scoperta solo quando i veri dirigente del Feyenoord hanno chiesto lumi a quelli laziali circa il mancato ultimo pagamento, che invece c'è stato pur non andando a buon fine, tanto che le due società si sono rivolte al Tribunale di Nyon per risolvere la questione, mentre il truffatore deve affrontare un processo per frode internazionale, truffa e sostituzione di persona.

La brutta scoperta della Fiorentina

Più recente il colpo subito dalla Fiorentina, anche se pure in questo caso bisogna tornare indietro nel tempo, precisamente al 2018 e guardare la parabola del pagamento per i diritti tv da parte della società spagnola Perform, dedita alla produzione e commercializzazione di contenuti sportivi. Lo schema è identico a quello messo in atto contro la Lazio, con una email indirizzata stavolta alla stessa Perform in cui si specifica il cambio del conto corrente e le coordinate di quello nuovo, sempre nella stessa banca, per ricevere il pagamento. Solo che quando la società iberica salda il conto con un bonifico di 1,6 milioni di euro, nelle casse della Fiorentina non arriva nulla, poiché l'accredito era avvenuto su un conto corrente creato ad hoc da Antonio ed Eduardo Luque Guerrero, due fratelli spagnoli over 60 scoperti e accusati di frode informatica.

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