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(Ansa)
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Tecnologia

Emissioni di auto e furgoni, la UE rischia di essere l'impero dei divieti

Si va verso la penalizzazione dei motori classici senza investire ad esempio sulle centraline di ricarica dell'elettrico

Macché verde, inclusiva e piena di opportunità, l'Europa della mobilità personale rischia di nascere come un vero e proprio "impero dei divieti". Se da una parte a Bruxelles la maggioranza si riempie la bocca di ideali e mantra ecologici, dall'altra si rivela completamente inefficace a partire dal fatto che i nuovi limiti di inquinamento sono stati rivisti, allentati e rimandati più volte. Inoltre ad oggi non esiste ancora una direttiva o una legge che obblighi gli Stati membri a realizzare le infrastrutture necessarie per la diffusione dei carburanti alternativi, siano essi l'elettricità, l'idrogeno oppure il gas per autotrazione. Così il presidente dell'associazione dei costruttori Acea, Oliver Zipse, in vista della presentazione delle proposte della Commissione europea per i nuovi standard di emissione per auto e veicoli commerciali di peso più contenuto ha esternato il suo pensiero al periodico tedesco Politico senza mandarle a dire: "No alla cultura dei divieti e delle restrizioni" ha detto, "l'Europa deve essere guidata da un approccio aperto alle nuove tecnologie e all'innovazione".

Ricordiamo che Zipse è anche il capo di Bmw e come tale ha una posizione che non può certamente definirsi sopra le parti, tuttavia il manager ha ribadito che le aziende rappresentate dalla sua associazione sono favorevoli all'introduzione di limiti di inquinamento e di emissioni di CO2 più severi di quelli attuali, purché siano contemporaneamente attuate rapidamente politiche che permettano lo sviluppo delle reti e degli impianti di ricarica, come quelli di distribuzione dell'idrogeno, in tutta la Comunità europea e con lo stesso ritmo da Paese a Paese.

Ovvero siccome è noto che alcune nazioni vanno a rilento, vedrebbe di buon occhio piovere multe per i governi che non riescono a eseguire l'ordine di Bruxelles per la costruzione delle ifrastrutture.

Ed ecco perché Acea vorrebbe che la Commissione Europea accelerasse sull'approvazione della prossima legge sulle infrastrutture per i carburanti alternativi intitolata "Alternative Fuels Infrastructure Directive" introducendo l'obbligo per i Paesi membri di attuarla.

"Senza questi obiettivi e strumenti attuativi porremo la mobilità elettrica e la nostra trasformazione in un collo di bottiglia", ha spiegato Zipse, il quale allo stesso tempo mette in guardia gli euroburocrati sui pericoli derivanti dall'assumere un atteggiamento troppo rigido e a favore dell'elettrificazione snobbando ogni altra possibilità e tecnologia basata sulle soluzioni ibride che possono invece concorrere insieme alle altre al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell'inquinamento. Oliver Zipse ha poi dichiarato ciò che soprattutto i politici della euro-sinistra non vogliono sentire: "Dobbiamo garantire che la trasformazione non limiti la nostra mobilità. Che sia per l'economia, per le nostre relazioni personali o per la coesione sociale e la partecipazione, il livello di mobilità è un chiaro indicatore di progresso (...) quando pensiamo all'Europa della mobilità personale nei prossimi decenni dobbiamo pensare a un territorio nel quale l'industria e i cittadini siano stimolati dall'innovazione e dalla competitività, non dalla cultura dei divieti e delle restrizioni". Se da una parte ha senza dubbio ragione, poiché questo parlamento europeo ha già dato ampiamente prova di essere guidato dall'ideologia, dall'altra è necessario ricordare che la Bmw in quanto a prodotti elettrici non tiene il passo con le aziende asiatiche e americane, Tesla in primis, che hanno risolto problematiche tecniche che ancora affliggono i tecnici di Monaco di Baviera e frenano la diffusione della casa dell'elica. Non a caso Zipse ha in più occasioni difeso la strategia attuata dal suo gruppo di abbandonare la produzione dei motori a combustione interna molto più lentamente rispetto, per esempio, alla sua concorrente nazionale per antonomasia, ovvero Audi. Ora si attendono le decisioni della Ue sui limiti che dovranno imporre le nuove norme in fatto di emissioni di auto e furgoni previsti entro il prossimo mese e soprattutto le reazioni dei grandi gruppi industriali.

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