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Tecnologia

Ecco gli aeroporti con la migliore sicurezza "cibernetica"

La rubrica: Cybersecurity Week

Se state pensando alle vostre prossime vacanze potrei suggerirvi una meta a scelta tra Olanda, Finlandia e Irlanda. Gli aeroporti di Amsterdam Schiphol, Helsinki-Vantaa e Dublino si sono collocati ai primi tre posti di una particolare classifica stilata dalla società Immuniweb, che ha preso in esame i primi 100 scali aerei del mondo e ne ha valutato la sicurezza cibernetica.

I "primi della classe", tutti europei, hanno superato l'esame mostrando una solidità esemplare dei propri sistemi, mentre il resto degli esaminati ha mostrato non poche lacune. In altre parole il 97 per cento degli aeroporti più grandi del mondo non può essere considerato "informaticamente" sicuro e talvolta non riesce a essere in regola neppure con le normative, così come il 76 per cento degli scali non ha un sito web conforme al Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati.

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Proprio il tema della "privacy" ci riporta all'inizio della settimana, quando un'inchiesta del Washington Post ha rivelato (sarebbe meglio dire "confermato") che la società svizzera Crypto AG, specializzata in sistemi di crittografia, è stata controllata per oltre mezzo secolo dai servizi segreti statunitensi, per un certo periodo in compagnia di quelli tedeschi. Considerando che i prodotti offerti dall'azienda, smembrata nel 2018, sono stati utilizzati per anni da un centinaio di Stati per proteggere le proprie comunicazioni riservate, ecco spiegata la natura dello scandalo. In effetti è scandaloso che i governi di mezzo mondo non abbiamo fatto verifiche su un fornitore chiave per la sicurezza nazionale. Certo non possiamo puntare il dito contro la CIA perché semplicemente faceva il suo mestiere.

Per quanto il "Caso Crypto" abbia occupato le cronache di settore, non meno interessante è stata la notizia che, dopo due anni di indagini, FBI e Dipartimento di Giustizia sembra siano riusciti a individuare i colpevoli dell'attacco informatico a Equifax. Per quanti non si ricordassero i fatti, il colosso statunitense dell'informazione creditizia basato ad Atlanta aveva subito il furto di dati personali relativi a oltre 140 milioni di cittadini americani. L'anno successivo l'azienda era stata sanzionata dalla Federal Trade Commission con una multa da 700 milioni di dollari per le carenza dei suoi sistemi di sicurezza. Oggi sul banco degli imputati sono finiti quattro ufficiali dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese, un dato che ha trasformato il furto in un caso di spionaggio che si va a inserire nella Infowar che da anni contrappone Stati Uniti e Cina. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole.

Anche dalle nostre parti tutto procede in modo assolutamente prevedibile e nessuno si stupisce quando Nunzia Ciardi, direttore della Polizia postale, questa settimana ha annunciato che in tema di cyber crime negli ultimi due anni "le sole denunce arrivate a noi in questo ambito sono aumentate del 579 per cento". Un mare magnum di crimini in mezzo ai quali si nascondono anche casi come quello che alla fine della settimana ha coinvolto un quarantina di studenti di una scuola superiore di Piacenza che avrebbero manipolato il registro elettronico dopo avere rubato un'utenza e la relativa password. Insomma si comincia da piccoli, e il tema della consapevolezza delle nuove generazioni rispetto alle nuove tecnologie è sempre più un'emergenza, che va molto al di là delle pur lodevole iniziative contro il cyberbullismo.

Chiudiamo con altri numeri che arrivano ancora da oltreoceano. Il Federal Bureau of Investigation ha pubblicato il "2019 Internet Crimes Report" e i dati sono assolutamente "in linea" con le peggiori aspettative. Le 467.361 segnalazioni di reati combinate a perdite economiche stimate in 3,5 miliardi di dollari disegnano il solito quadro sconfortante. Si tratta di un delitto al minuto costato oltre 6.500 dollari. Sembra che il crimine non dorma mai e soprattutto continui a pagare molto bene.

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