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Difesa e Aerospazio

Le armi della nuova guerra fredda

Missili supersonici, sofisticati software fantasma, sommergibili senza equipaggio, algoritmi imbattibili, satelliti armati e prodotti chimici non letali. Ecco le armi della moderna War Game

In cima alla lista delle priorità della Difesa Usa in fatto di nuove armi ci sono i missili balistici per attacco rapido, ordigni che possono volare a velocità diverse volte più alte di quella del suono. Tale priorità di sviluppo è stata apertamente dichiarata durante le riunioni per il bilancio preventivo 2021 del Pentagono, durante le quali il Dipartimento per la Difesa (Dod) ha chiesto la cifra record di 3,2 miliardi di dollari per i soli programmi emergenti.

Già nel giugno 2018 il Pentagono aveva annunciato che la Marina Usa avrebbe guidato lo sviluppo di un missile da usare su programmi di armi ipersoniche in collaborazione con la società di sviluppo Sandia National Laboratories e l'esercito americano.


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In pratica, a breve da navi e sottomarini potranno partire razzi che viaggiando a 5.000-6.000 km orari non darebbero il tempo al nemico per poter reagire e non sarebbero ppure intercettabili dalle attuali contromisure, benché basate anch'esse sulla missilistica, perché ancora della vecchia generazione. Il programma della Marina Usa andrà avanti, mentre quello dell'aviazione, basato sull'utilizzo di vecchi bombardieri B-25 rimodernati come lanciatori è stato rinviato al 2022. La fretta di Washington di avere queste nuove armi è giustificata dal fatto che Cina, ma soprattutto la Russia, stanno facendo esattamente la stessa cosa, costruendo e provando missili in grado di trasportare anche testate nucleari e di raggiungere altri continenti in poco più di un'ora dal lancio, eliminando l'esigenza di dover spedire un sottomarino o una nave in veste di lanciatore vicino alle coste nemiche.

Thomas Modly, segretario della Marina Usa, in una nota del 31 gennaio scorso ha dichiarato che un "Flight Experiment 2" è programmato per il secondo trimestre del 2020 per dimostrare l'efficacia del sistema ipersonico. E' invece fresca la notizia dell'agenzia Tass rilasciata il 27 febbraio scorso che a gennaio la Russia abbia collaudato con successo il suo missile ipersonico Tsirkon 3M22 a corto raggio (500-1.000 km). Il lancio sarebbe stato fatto dalla fregata "Ammiraglio Gorshkov" nel Mare di Barents contro un bersaglio a terra nella catena montuosa degli Urali settentrionali. Le prossime prove saranno condotte da sottomarini a propulsione nucleare.


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Lo 3M22 Tsirkon (nome Nato SSN33) è un missile da crociera ipersonico anti-nave e da attacco terrestre alimentato da un motore scramjet progettato e sviluppato da Npo Mashinostroyeniya nell'ambito del programma che l'occidente identifica come Hela (Hypersonic Experimental Flying Vehicle) il cui disegno era apparso la prima volta al Maks Airshow di Mosca già nel 1995. Secondo fonti russe pare che Tsirkon abbia una velocità di volo massima di circa Mach 9 (11.100 km/h), che significa coprire mille chilometri in circa 5 minuti.

Intanto i funzionari della direzione dell'Intelligence, Electronic Warfare and Sensors (Iew&S) dell'Esercito USA stanno anche accelerando lo sviluppo del software su un nuovo strumento di gestione della guerra elettronica con l'obiettivo di rendere pronti i programmi di pianificazione del combattimento tra mesi, invece di attendere ancora un paio d'anni. In campo informatico il nemico numero uno è la Cina, che dal novembre scorso ha proibito l'uso di software occidentali in tutte le sue organizzazioni governative. Si tratta, in questo caso, di programmi che riescono a elaborare sia le possibili mosse del nemico, sia a determinare quali contromisure e strategie di attacco adottare, ma anche di programmi che riescono a infiltrarsi attraverso le comunicazioni (reti pubbliche e private, connessioni internet, telefonia, eccetera), e a raggiungere le informazioni più riservate. "La Cina, nella regione di Shenzen, possiede un grande centro di eccellenza per lo sviluppo di algoritmi destinati all'intelligenza artificiale. Avere il dominio in campo informatico significa oggi poter minare la sicurezza di qualsiasi dispositivo computerizzato, sia esso domestico, personale o militare, per questo agli Usa serve in fretta lo Warfare Planning and Management Tool" ha affermato il tenente colonnello dell'esercito Jason Marshall, product manager per l'integrazione all'interno dell'ufficio di guerra elettronica e dei programmi informatici di Washington.

Sui mari, se gli anni Novanta si videro comparire le prime navi stealth, ovvero a bassa visibilità radar, ora la tendenza è quella di privarle dell'equipaggio e controllarle a distanza. Ma in particolare ciò è vero sotto la superficie degli oceani, dove hanno cominciato a muoversi piccoli sommergibili senza pilota in grado di cercare e distruggere le mine antinave. Sono costruiti in Giappone dalla Ihi Company, sono lunghi circa 5 metri, hanno un diametro di 70 centimetri e navigando lentamente anche per 24 ore senza interruzione possono esplorare il mare scendendo fino a tremila metri di profondità.


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A bordo speciali sonar disposti in tutte le direzioni e videocamere ad alta sensibilità. Trovato un oggetto sospetto ne trasmettono l'immagine al centro di controllo, che può essere a terra, se i segnali sono rimbalzati da una boa radio galleggiante verso un satellite, oppure ricevuti da una nave appoggio. Nel settore aerospaziale Usa, Russia e Cina, con l'Europa fanalino di coda cercano di sviluppare le capacità dei prossimi velivoli multiruolo, detti di sesta generazione. Questi dovranno avere capacità di trasmissione dati ancora più potenti e dovranno agire in modo coordinato comandando con un solo pilota uno stormo composto da un velivolo pilotato in modo tradizionale e diversi mezzi aerei armati senza pilota (Ucav). Ma più ancora, i budget delle Difese occidentali saranno appannaggio delle costellazioni satellitari destinate alla neutralizzazione di missili balistici, veri e propri "cannoni" i cui colpi saranno sia altri missili, sia trasmissioni ad alta energia. Arriva invece da Israele la conferma che dall'estate 2019 le forze di Gerusalemme (IDF) abbiamo collaudato e dispiegato una serie di nuove armi non letali per il controllo delle folle al confine con la Striscia di Gaza nell'ambito di uno sforzo per fornire ai militari nuovi strumenti per affrontare i disordini organizzati dal gruppo militante palestinese Hamas. Secondo alcuni siti web occidentali specializzati in Difesa, lo scorso anno il tenente colonnello Mikki Barel, capo del reparto Protezione balistica e sopravvivenza dell'esercito israeliano avrebbe rilasciato alla rivista Jane's Defence una dichiarazione riguardo lo sviluppo intenso di questi sistemi a seguito dei disordini sul confine Israele-Gaza avvenuti nel marzo 2018.

In un caso sono stati usati droni per sganciare contenitori di gas lacrimogeno, in altri sono stati lanciati spray liquidi. Uno sarebbe un liquido blu che si attacca e addensa alle persone, impiegando circa un giorno per staccarsi e dissolversi in modo autonomo, il secondo sarebbe un liquame da spruzzare sul terreno come una barriera in grado di emettere un odore tanto intenso e aspro al punto di rendere fastidiosa la respirazione, senza però causare danni permanenti, costringendo le persone ad allontanarsi. Negli Usa dal 2010 lo studio di nuove armi non letali fu incrementato puntando su altre tecnologie: lancio di flash abbaglianti, cannoni a onde elettromagnetiche che procurano forti bruciori riscaldando la pelle e a suoni di bassissima frequenza ma emessi a potenze elevate, in grado di stordire le persone. Ma oltre a non essere mai state impiegate in modo convincente, a breve saranno sostituite da nuove invenzioni come droni simili a quadrupedi, pesci e insetti che l'industria "unmanned" studia da circa un decennio. Ma si tratta, ancora per pochi anni, di prototipi ed esemplari destinati alla ricerca.

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