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(A.Weiss, Getty Images)
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Tecnologia

Biden contro i colossi del web, via all'operazione antimonopolio

La nomina di Lina Khan e Tim Wu, due dei massimi oppositori del dominio dei grandi del web, non fa dormire sonni tranquilli a Google, Facebook, Apple e Amazon

Attenzione e preoccupazione iniziano a serpeggiare nei quarti generali di Facebook, Google, Apple e Amazon dopo la volontà del presidente Joe Biden di intavolare una serie discussione circa la posizione dominante e le presunte pratiche illegali adottate dalle principali compagnie tecnologiche statunitensi. Lo scorso 5 marzo il nuovo inquilino della Casa Bianca ha scelto come consigliere economico, con riguardo al settore hi-tech e alla concorrenza Tim Wu, 49enne professore di legge alla Columbia University e collega di Lina Khan, 32enne che molto probabilmente sarà nominata alla Federal Trade Commission, l'agenzia governativa che regola il diritto alla privacy, la protezione dei consumatori e l'antitrust. Premesso che per diventare uno dei cinque commissionari della Ftc Khan dovrà essere confermata dal Senato (sarebbe la più giovane in assoluto), la sua promozione unita al ruolo di Wu potrebbe creare le condizioni per un duello tra governo e big del tech, con il proseguimento della crociata anti-monopolio iniziata sotto la presidenza Trump.

La certezza del muro contro muro arriva appunto dalla fiducia dimostrata da Biden, che si affida a due delle voci più nette contro lo strapotere dei colossi tecnologici, la cui posizione è tra l'altro discussa anche in molti paesi extra-Usa. Per farsi un'idea di quali saranno gli obiettivi da perseguire circa la concorrenza del mercato sono sufficienti le seguenti parole: "Studio il diritto antitrust, la tradizione antimonopolistica e il diritto e l'economia politica. Il mio lavoro accademico esamina i limiti dell'attuale paradigma della legge antitrust e molti dei miei progetti si sono concentrati su come le aziende dominanti dell'era digitale rivelino queste carenze e richiedano un approccio per l'antimonopolio che sia animato da questioni di potere, distribuzione e democrazia". Sono parole di Lina Khan, che chiariscono come Biden, almeno sulla carta, pare prendere tutt'altra direzione in questo campo specifico rispetto alla presidenza Obama, che ha lasciato ampia libertà d'azione ai gigante del web.

La rapida ascesa di Khan, del resto, nasce dall'articolo scritto nel 2017 contro il monopolio di Amazon, tanto che l'avvocata è diventata un simbolo del movimento noto come "antitrust hipster", mosso dalla volontà di cambiare le norme che regolano il mercato (con particolare riferimento a fusioni e acquisizioni), anche e soprattutto per ridurre l'influenza dei grandi gruppi sulle persone, intesi come lavoratori e imprenditori (penalizzati dal confronto impari) e membri della comunità, oltre che semplici consumatori. Ad agevolare il tentativo di riforma dell'accoppiata Khan-Wu sarà Vanita Gupta, terza carica del Dipartimento di Giustizia e forte sostenitrice delle legge antritrust, decisa a proseguire il lavoro iniziato per proteggere la concorrenza e i consumatori. "Come avvocato per i diritti civili ho dovuto incalzare duramente le aziende tecnologiche sui vari fronti aperti", ha dichiarato Gupta, promettendo comunque di rispettare l'imparziale della legge: "Se sarò confermata, guiderò e supervisionerò la divisione antitrust del tutto libera da influenze improprie, di parte, aziendali o di altro tipo".

Non mancano però voci contrarie verso il piano disegnato da Biden, con senatori repubblicani e democratici che invitano alla ricerca di un equilibrio, tradotto nella preferenza per altri esponenti più moderati, con preciso riferimento al candidato che il nuovo presidente deve scegliere per guidare la divisione antitrust del Dipartimento della Giustizia. Dal lato pratico, dopo le recenti azioni contro Google (con 38 stati americani che accusano la società di Mountain View di condotta anticoncorrenziale) e contro Facebook (con la richiesta di separare WhatsApp e Instagram, cui è seguita due giorni fa la richiesta di archiviazione da parte del gruppo guidata da Mark Zuckerberg), l'ultima mossa è l'indagine su App Store e altri negozi digitali (circa i metodi di pagamento e la distribuzione delle entrate) annunciata dalla senatrice del Minnesota Amy Klobuchar, presidente della sottocommissione antitrust del Senato. Che al di là degli esiti è un'altra conferma del complicato rapporto tra governo e colossi della tecnologia.

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