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Beats Studio Buds, gli auricolari che portano l'esperienza Apple al mondo Android

L'ultimo modello firmato dall'azienda acquisita dalla Mela non segna record ma punta sull'equilibrio e strizza l'occhio all'ampia platea dell'ecosistema rivale. Design, comodità e prezzo i punti forti del dispositivo, ma ci sono anche alcune lacune

Portare parte dell'esperienza Apple nel mondo Android sembra una follia ma è invece la missione di Beats Studio Buds, gli ultimi auricolari lanciati sul mercato dall'azienda fondata nel 2006 da Dr. Dre e Jimmy Iovine e acquisita nel 2014 dalla Mela per circa 3 miliardi di dollari. Diventato in breve un brand status symbol con l'iconica 'b' a griffare le cuffie sfoggiate in continuazione da alcuni degli atleti più famosi del globo, come LeBron James e Cristiano Ronaldo, rispetto alla sua tradizione, in questo caso Beats riduce dimensioni e prezzo, ma non le velleità, proprio per il bersaglio prefissato.


Buona parte della sostanza degli Studio Buds sta nel loro abbinamento rapido, efficace e funzionale con i dispositivi del robottino verde, per il quale sono sufficienti un paio di minuti. Quelli che occorrono per attivare l'accoppiamento e scaricare l'applicazione dedicata per iniziare a utilizzare gli auricolari (per chi usa iPhone e iPad non c'è bisogno dell'app, poiché si controllano dal menu Bluetooth). La similitudine tra Apple e Android si rintraccia anche nella compatibilità con Trova il mio dispositivo, che consente agli utenti del sistema operativo di proprietà di Google di poter scovare l'ultima posizione degli auricolari in caso di furto. E poi c'è il connettore di ricarica Usb-C che rimpiazza il Lightning, uno dei simboli, a sua volta, dell'ecosistema chiuso di Apple.

Uno dei punti forti, per chi scrive il migliore, degli Studio Buds è il design che agevola l'appoggio del cuscinetto in silicone nel canale uditivo. Ciò si traduce in una comodità maggiore rispetto a tanti modelli in-ear testati in precedenza, con la possibilità di scegliere i gommini più adeguati al proprio orecchio tra le misure in dotazione: gli auricolari si presentano con la taglia media e a disposizione ci sono una misura più grande e una più piccola. Il peso di 5 grammi aiuta a non percepire fastidi anche nelle sessioni di ascolto prolungate, considerando che alle 5-6 ore standard di autonomia se ne aggiungono altre 15-16 grazie alla ricarica fornita dalla custodia, che non offre, però, ricarica wireless. Un dettaglio importante quanto utile è la ricarica veloce, con 5 minuti di attesa che donano un'ora di autonomia (promessa mantenuta), diminuendo le possibilità di restare a secco, una volta lontano da casa.

Tratto peculiare degli Studio Buds è il pulsante fisico multifunzione che integra diversi comandi in base alla pressione esercitata. Con il singolo tocco su un auricolare si avvia la sequenza musicale, col doppio tocco si mette in pausa, mentre il triplo tocco consente di andare avanti (spingendo sul destro) o indietro (cliccando sul sinistro), ma bisogna essere consapevoli che talvolta si tenta di attuare un comando e si finisce per attivarne un altro. Manca la possibilità di regolare il volume (e pure il blocco automatico della riproduzione quando si tolgono gli auricolari), la cui soluzione si trova nel ricorso alla voce per azionare Siri o Assistente Google, oppure tirare fuori lo smartphone e gestire il volume di quest'ultimo.


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A favorire il paragone con gli AirPods della casa madre (179 euro nella versione con custodia priva di ricarica wireless) è la modalità ANC, cioè la cancellazione attiva del rumore che la versione base degli auricolari Apple non offrono. Quando attiva riduce l'autonomia dalle 7-8 ore previste alle 5 sopracitate e per attivarla è sufficiente tenere spinto il tasto fisico su uno dei due auricolari. L'isolamento passivo per godersi i suoni in ascolto senza rumori esterni è sufficiente ma non è motivo valido per l'acquisto degli Studio Buds, poiché ci sono modelli più efficaci nella stessa fascia di prezzo. Tuttavia, gli auricolari fanno il proprio lavoro, anche perché l'effettiva utilità della cancellazione attiva del rumore va analizzata in base al contesto di riferimento (o perlomeno quelli che si è soliti frequentare), al tipo di musica ascoltata e alle capacità percettive del proprio orecchio.

Le percezioni sono buone riguardo alla qualità del suono offerto dagli auricolari Beats, che non spiccano per nessuna frequenza ma al contempo non denotano punti deboli su bassi, medi e alti. Bene per le melodie pop, meno per gli estremi da musica classica e i vari generi di elettronica, dove si evidenziano alcuni limiti nelle sfumature del suono. Nulla di preoccupante, anche perché vale sempre la regola che per un'esperienza di ascolto di livello più alto bisogna andare oltre gli auricolari wireless, in senso assoluto e non specifico per il modello qui considerato. Quanto all'isolamento acustico, va detto che sempre con un singolo tocco si può passare alla modalità trasparenza, così da restare collegato alla realtà tramite i rumori ambientali circostanti.

Nel complesso, gli Studio Buds di Beats non fanno gridare al miracolo perché non eccellono in uno o più aspetti, ma senza deludere in nessuno di questi. Il livello medio-alto tra design, comodità, suono e funzionalità si ritrovano anche nelle chiamate, che grazie ai due microfoni integrati assicurano conversazioni chiare anche con un singolo auricolare, e pure nel prezzo. Disponibili in nero, rosso e bianco, Beats Studio Buds costano 149,95 euro sul sito Apple, ma online si trovano occasioni a una ventina di euro in meno, quanto basta per assicurarsi un buon affare.

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