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Tecnologia

In Francia 220 milioni di multa a Google (che tanto non paga)

Abuso di posizione dominante nell'ambito della pubblicità sul web per la compagnia americana, che nel Vecchio Continente è finita spesso nel mirino dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato

Che Google domini il web non è un segreto, come anche le sanzioni che gli piovono addosso per abuso di posizione dominante. L'ultimo colpo inflitto alla compagnia di Mountain View arriva dall'antitrust francese, che ha recapito alla società una multa di 220 milioni di euro, per un ruolo di monopolio nel comparto della pubblicità online (settore sempre caldo, tanto che Regno Unito e Commissione europea hanno apertura una indagine per concorrenza sleale contro Facebook).

A far scattare l'accusa della Autorité de la Concurrence sono state le denunce di vari grandi gruppi editoriali (come News Corp di Ruper Murdoch), penalizzati dalle pratiche di Big G, che sfruttando la proprietà di Google Ad Manager e di Google Adx (piattaforma per la gestione degli annunci la prima e sistema di vendita di spazi pubblicitari la seconda) favoriva i propri servizi portando gli inserzionisti a stipulare contratti per la pubblicità direttamente con il gruppo statunitense. Contando sui dati dei concorrenti e sull'accesso privilegiato alla richieste di chi puntava alla pubblicità, Google riusciva a prendersi tutta la torta lasciando le briciole agli altri.

L'accusa dell'autorità transalpina è stata recepita da Google, che ha accettato la sentenza e si è impegnata a modificare i propri algoritmi per garantire ai rivali una competizione equa per i prossimi tre anni. Solo il tempo dirà se la promessa sarà mantenuta o resterà lettera morta. Certezza c'è, invece, sulla lunga lista di accuse mosse in Europa alla compagnia americana, che dal 2010 è finita spesso sotto la lente delle autorità dedicata alla concorrenza e ai diritti dei consumatori. Come pure dell'Unione Europea, che sul piano digitale e per gli strumenti utili per limitare il monopolio dei colossi del tech è molto più avanti al resto del mondo.

La stessa Autorité de la Concurrence ha sanzionato la società per concorrenza sleale nel 2019, con riferimento a Google Ads (il software per inserire spazi pubblicitari all'interno delle pagine di ricerca di Google). L'imposizione di condizione troppo svantaggiose per alcuni inserzionisti hanno portato a una multa di 150 milioni di euro. Risale al mese scorso, invece, la sanzione da 102 milioni di euro stabilita dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato per abuso di posizione dominante e condotta illecita verso Enel X. Bloccando il funzionamento dell'app JuicePass della società italiana con Android Auto, gli utenti non potevano sfruttare i servizi fruibili via app (come la ricerca delle stazioni per il rifornimento e prenotazione della colonnina), per l'antitrust Big G ha agevolato Google Maps e, al contempo, limitato la possibilità di scelta degli autisti, con potenziali ricadute a ostacolare lo sviluppo della mobilità elettrica.

Il percorso a ritroso per arrivare all'avvio delle pratiche contro la posizione dominante di Google ci porta al 2010, quando l'Unione Europea aprì tre indagini diverse per aver violato le norme sulla concorrenza nel Vecchio Continente. Nell'obiettivo sono finiti, nel corso del tempo, i servizi Shopping, AdSense e il sistema operativo Android, con accuse incentrate sempre sulla stessa sfera d'interesse, cioè condotte illecite mirate a favorire i propri servizi e penalizzare gli altri. Nel complesso le sanzioni inflitte da Bruxelles alla compagnia ammontano a più di 8 miliardi di euro, anche se con le puntuali mosse dei legali di Big G e i ricorsi presentati alla Corte di giustizia europea, bisogna attendere anni per un verdetto definitivo. Senza dimenticare che cifre sbalorditive come gli 8,25 miliardi di euro accumulati con le accuse avanzate dall'antitrust europeo, rappresentano tutto tranne che un'insidia finanziaria per una compagnia che fattura quasi 150 miliardi di dollari all'anno.

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