Alla scoperta del Museo Ginori
Ginori 1735
Alla scoperta del Museo Ginori
Moda

Alla scoperta del Museo Ginori

Da oltre due secoli la Manifattura Ginori coltiva una sola, straordinaria ossessione: la bellezza. L’azienda, nata a pochi passi da Firenze nel 1735, è stata tra le prime a dare spazio a una creatività capace di sintetizzare gli elementi della tradizione antica con influenza più moderne attraverso l’utilizzo della porcellana.

Acquistata dal gruppo Kering nel 2013 e oggi conosciuta come Ginori 1735, l’azienda resta punto di riferimento per porcellane di qualità, eleganti e sofisticate. Dalla serie «Corona Monogram» personalizzabile con le proprie iniziali in oro, platino o blu cobalto ai colorati decori floreali che caratterizzando la collezione «Oriente Italiano», Ginori intreccia tradizione, eccellenza manifatturiera e una bellezza senza tempo.

Lo scorso 16 maggio, alla presenza del ministro della Cultura Dario Franceschini, del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e del sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi è stato presentato il Museo Ginori. Un progetto nato insieme alla Manifattura di Doccia e all’interno degli edifici destinati alla produzione, questo spazio espositivo è stato per quasi 300 anni un museo d’impresa, pensato dal fondatore il marchese Carlo Ginori, come il contenitore privilegiato della bellezza che la sua fabbrica era in grado di creare.

Il museo custodisce tre secoli di storia del gusto e del collezionismo, rappresentando un unicum a livello internazionale grazie alla ricchezza e alla continuità storica del suo patrimonio, che racconta la storia artistica, sociale ed economica della più antica manifattura di porcellana ancora attiva in Italia.

La sua collezione è notificata come complesso di eccezionale interesse storico- artistico e archivistico dal 1962. Comprende circa 8000 oggetti in porcellana e maiolica databili dal 1737 al 1990, un’importante raccolta di modelli scultorei in cera, terracotta, gesso e piombo dal XVIII al XX secolo, lastre in metallo incise e pietre litografiche per la stampa dei decori, un archivio di documenti cartacei e disegni (300 dei quali appartenenti al fondo Gio Ponti), una biblioteca storica, una biblioteca specialistica e una fototeca.

La raccolta include rari manufatti del primo periodo della manifattura, ma anche prodotti seriali di illustri nomi del design industriale italiano, oggetti di lusso e di uso quotidiano, che testimoniano l’evolversi degli stili artistici, del costume, della scienza, delle tecniche produttive e dell’imprenditoria dal Settecento ai giorni nostri. Tra i capolavori, una rarissima raccolta di sculture in cera, calchi di opere dei maggiori maestri fiorentini del Settecento; la Venere de’ Medici, l’Arrotino e l’Amore e Psiche in porcellana bianca (repliche in scala al vero dei celebri marmi degli Uffizi); le eclettiche maioliche per le Esposizioni Universali; e le ceramiche Art Déco di Gio Ponti, direttore artistico di Richard-Ginori dal 1923 al 1930.

Il presidente della Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia, Tomaso Montanari ha commentato la rinascita di questo storico luogo, sottolineando come «il patrimonio del Museo Ginori iene insieme alcuni apici della storia dell’arte italiana con la storia del movimento operaio. Mentre il Ministero della Cultura continua l’impegnativo recupero dell’edificio, la Fondazione inizia a svolgere il suo compito: raccontare questo insieme, che ha pochi paragoni al mondo. Per questo si è dotata di uno staff che le ha consentito di inventariare la collezione e ha affidato ad alcuni fra i migliori professionisti la creazione del logo e dell’immagine coordinata del Museo, e la realizzazione di un sito bello, accessibile e sostenibile. È il debutto in pubblico di una Fondazione che vuole tenere insieme in ogni passo la produzione e redistribuzione della conoscenza con la più ampia partecipazione delle cittadine e dei cittadini. Il Comitato sociale, vera innovazione nel panorama delle fondazioni culturali, permetterà di articolare in concreto questa missione».

Il Museo Ginori, progettato da Pier Niccolò Berardi e inaugurato nel 1965


La nuova governance, il nuovo logo - disegnato dalla studio grafico di Firenze Muttnik - e il lancio di un nuovo sito internet in grado di rendere fruibile a tutti il ricchissimo patrimonio artistico e documentale delle collezioni, concorrono a trasformare Museo Ginori in un centro di ricerca e di produzione culturale, attraverso una community impegnata a sviluppare un dialogo critico sul passato, sul presente e sul futuro.

«La salvaguardia e la valorizzazione di una collezione eccezionale e unica come questa, che possiede una storia costellata di figure importantissime sul piano dell’arte, dell’artigianato e della produzione industriale, rappresenta un fatto storico prima di tutto. Ma è anche un atto culturale di profonda civiltà: i manufatti Ginori sono diventati arte e come tali sono eterni, vivi e contemporanei purché lasciati in grado di raccontare. Quello che sarà fatto grazie al nuovo progetto e all’attività presentati oggi è una grande operazione con la quale la Toscana avrà un’altra occasione per parlare al mondo» ha chiosato Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana.

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