Diversamente moda
Beth Ditto (Stephane Cardinale - Corbis/Corbis via Getty Images)
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In tempi di evoluzione socio-culturale e di disquisizioni etiche sui diritti umani la moda rielabora i propri codici di stile e le forme di comunicazione a favore di un atteggiamento 'politically correct'.

Il politicamente corretto, il rifuggire l'offesa verso determinate categorie di persone è una delle tematiche sociali all'ordine del giorno negli ultimi tempi. Parole come inclusione e diversità sono il fulcro di dibattiti, contestazioni e manifestazioni popolari che riempiono quotidianamente i palinsesti informativi, dai telegiornali alla carta stampata ma soprattutto i vari canali social. L'affermazione dei diritti umani è uno degli argomenti più attuali e più scottanti dei nostri tempi, ne sono un esempio tangibile il conflitto afgano, e ancor più nello specifico la tutela dei diritti delle donne afgane, o i movimenti attivisti internazionali come gli ormai famosi "BLM" (Black Lives Matter), "I Can't Breath", "Hands Up, Don't Shoot" e "Me Too". L'acronimo LGBT (Lesbica Gay Bisessuale Transgender), in uso fin dagli anni novanta, ad oggi si è trasformato in LGBRQI, dove Q stà per Queer e I per Intersessuale. Discriminazione e odio sono le parole "velenose" da combattere su tutti i fronti. «Nessuno nasce odiando un'altra persona per il colore della sua pelle, o la sua origine, o la religione. La gente impara ad odiare, e se può imparare ad odiare, può anche imparare ad amare, l'amore arriva più naturalmente al cuore umano del suo contrario» (Nelson Mandela).

Questa presa di coscienza, questa nuova visione globale ha inevitabilmente influenzato gli atteggiamenti sociali e il modo di vivere la nostra quotidianità, l'arte, il cinema, lo spettacolo hanno adattato le loro produzioni ad una contemporaneità più coerente e realistica. Le produzioni cinematografiche e televisive affrontano sempre più spesso tematiche come l'omosessualità, il razzismo e la violenza umana, artiste come Lady Gaga si fanno portavoce dei diritti umani (il suo The Monster Ball Tour del 2009 era un inno alla tolleranza e all'inclusione).


La moda, da sempre sensibile alle tematiche sociali, si è immediatamente allineata a questi nuovi schemi culturali e comportamentali ridefinendo sia i propri codici di stile che le metodologie e i contenuti della comunicazione. Già il tema della sostenibilità ha rivoluzionato negli ultimi anni il modo di pensare alla moda imponendo una coscienza green che ha avuto un forte impatto sulla scelta delle materie e soprattutto sui processi produttivi. Le nuove imposizioni sociali di tolleranza, inclusione e rispetto delle diversità intervengono invece sull'estetica stessa e sul simbolismo della moda, ne ridisegnano i confini estetici dando un nuovo significato e un nuovo valore al concetto di bellezza.

Katie Grand, stylist rockstar da molti anni e fashion editor di fama internazionale, volle Beth Ditto (cantante dei Gossip) nuda nella sua fisicità formy per la cover del primo numero di Love magazine, mentre Edward Enninful, editor-in-chief di Vogue UK, decise di produrre un numero in cui tutte le protagoniste erano di colore e fisicamente eterogenee.

Un altro indiscutibile pioniere di questa nuova filosofia estetica è sicuramente Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, che fin dalla sua prima collezione per la Maison nel febbraio del 2015 sconvolse gli addetti del settore (e non solo) con la sua rivoluzione di stile e di immagine che spezzava definitivamente i legami col concetto di bellezza classica abbracciando una nuova estetica che annullava quasi definitivamente le distanze tra femminilità e mascolinità. Un'altro suo esempio di bellezza inclusiva Michele ce lo ha mostrato con la campagna beauty dei rossetti Gucci sostenendo la bellezza dell'imperfezione mostrando una bocca femminile dalle evidenti irregolarità dentarie.

L'effetto tangibile di questa incursione concettuale nel mondo dello stile sono innanzitutto collezioni di nuova concezione, che spesso rifiutano l'imposizione maschile/femminile dando vita ad un nuovo guardaroba genderless, basato su tradizione e classicismo ma declinati in un nuovo ordine di stile che prevarica le barriere sociali e culturali per approdare ad una nuova estetica. La perfezione non è più contemplabile mentre l'individualità, l'originalità e la personalità diventano le basi della nuova bellezza. Di conseguenza anche la comunicazione del sistema moda si adegua a questi nuovi dogmi: i casting diventano interrazziali, gli spot e la comunicazione prediligono la gente comune ai classici modelli d'agenzia, i messaggi devono essere veri e reali. L'imperfezione diventa la nuova bellezza, l'originalità è la nuova bellezza.

Winnie Harlow (Kristy Sparow/Getty Images)

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