Le 7 notizie di sport business del 2014
Srdjan Sukic/Epa
Le 7 notizie di sport business del 2014
Economia

Le 7 notizie di sport business del 2014

Dall'addio di Montezemolo alla Ferrari al fenomeno Thohir, passando per i costi record di Sochi e lo scandalo Qatar2022

Caos Ferrari

Luca Cordero di Montezemolo con l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne Maurizio Degl'Innocenti/Ansa

La stagione 2014 di F1 inizia male e finisce peggio: molti investimenti, pochi punti, tensioni nel team. Il 6 settembre Sergio Marchionne sgancia la bomba: «Avere una Ferrari vincente è fondamentale per Fiat Chrysler e invece sono sei anni che non vinciamo nulla. Montezemolo? Nessuno è indispensabile, ma la sua sostituzione non è in agenda». Eppure passano solo quattro giorni e LcdM lascia Maranello dopo 23 anni, con altrettanti milioni di buonuscita. Un mese dopo Fca si quota a Wall Street, mentre il Cavallino ingaggia Maurizio Arrivabene come a.d., Sebastian Vettel dalla Red Bull come prima guida e soprattutto progetta spin-off e quotazione. 

Malagò/Federnuoto, guerra continua

Claudio Peri/Ansa

Prima le polemiche sui premi distribuiti dal Coni agli atleti e sulla gestione di sua maestà Federica Pellegrini, poi le guerre sotterranee tra circoli, seguite dagli ottimi risultati della nazionale agli Europei («Merito mio!», «No, mio!»), infine la paradossale lite in tribunale: per l’intricata vicenda delle doppie fatturazioni relative ai lavori di rifacimento delle piscine del Foro italico, la Federnuoto squalifica per sedici mesi - poi ridotti a sei - un suo tesserato che però, incidentalmente, è anche colui che vigila su tutti gli sport agonistici italiani. La querelle tra il numero uno di Fin, Paolo Barelli, e il presidente del Coni Giovanni Malagò, ha fatto capolino per tutto l’anno dalle pagine dei giornali. Ma guai a dire che si tratta di battaglia per i soldi e il potere: è solo amore per lo sport, giusto?

Inter, Thohir da solo al comando

Daniel Dal Zennaro/Ansa

Dopo un americano a Roma (James Pallotta), un indonesiano a Milano: il 24 ottobre, poco meno di un anno dopo il suo ingresso in società, Erick Thohir liquida dal consiglio di amministrazione dell’Inter Massimo Moratti e i suoi fedelissimi, e si piazza da solo sulla tolda di comando della società nerazzurra. Certo, che in via Durini sieda l’unico magnate asiatico restio ad aprire il portafoglio non è cosa che faccia piacere ai tifosi. Ma per entrare a San Siro (che adesso favoleggia di voler comprare) l’uomo ha pur sempre speso 75 milioni, si è accollato debiti per 180, sta contando un passivo di 86 ed ha contrattato con le banche un impegnativo prestito ponte da 230 milioni, senza per questo far dissolvere del tutto i dubbi della Uefa. Il pareggio di bilancio è ancora lontano e nel frattempo pure le performance sportive, nonostante l’ingaggio di Roberto Mancini, lasciano a desiderare. Annataccia.

Il pasticcio dei mondiali in Qatar

L’iter organizzativo dei mondiali del 2022 è un manuale di tutto quello che si dovrebbe fare per allontanare ulteriormente il pubblico dal calcio: location improponibili, cattedrali nel deserto costruite da lavoratori sottopagati, ipotesi di partite giocate in piena notte o sotto il getto dell’aria condizionata, persino la richiesta (per ora rientrata) da parte della Fifa di spostare l’evento da giugno a Natale. Dulcis in fundo, dopo che le inchieste dei quotidiani britannici portano alla luce un più che probabile giro di mazzette volto ad assicurare a Doha l’organizzazione della kermesse, Blatter e soci affidano “una scrupolosa indagine interna” al Comitato etico di Nyon. Risultato? "Nessuna corruzione, solo qualche piccola trasgressione”. L’ispettore a capo dell’inchiesta, l’ex procuratore americano Michael Garcia, sostiene di avere scritto ben altro nei suoi rapporti: peccato che la Fifa li abbia secretati “per proteggere i testimoni”.

Sochi 2014, Putin medaglia d’oro di costi gonfiati

Srdjan Sukic/Epa

Altro grande evento, altro regalo: questa volta alla Russia dello zar Vladimir, che spiana e ricostruisce la città di Sochi trasformandola da graziosa località termale ai bordi del Mar Nero in una specie di Las Vegas innevata, per esibire la sua grandeur in occasione delle Olimpiadi invernali dello scorso febbraio. Nonostante lo spettacolo scarsino, i pochi visitatori, la crisi ucraina e qualche allarme bomba la manifestazione scorre via tranquilla. Terminati i Giochi, tuttavia, il conto è salatissimo: Sochi 2014 è costata 50 miliardi di dollari, ossia sei volte tanto rispetto al preventivo iniziale che già ne faceva l’Olimpiade bianca più cara della storia. Torino 2006, per dare un ordine di paragone, pur non essendosi certo distinta per la sua gestione economica e infrastrutturale, è costata meno di un decimo. 

Senza Mps a Siena muore lo sport

Un momento della spettacolare finale della Supercoppa tra Siena e Cantù

La Presse

Fino al 2013 il Monte dei Paschi di Siena aveva generosamente finanziato, oltre a centinaia di altre cause, anche quella dello sport cittadino. Calcio e basket, per limitarci alle due discipline maggiori, avevano ricevuto da Rocca Salimbeni qualcosa come 250 milioni di euro in meno di 15 anni, fra sponsorizzazioni, finanziamenti a tasso agevolato e discutibilissime operazioni di leaseback. Peccato che la favola della provincia felice si sia smaterializzata appena scandali e buco di bilancio hanno inaridito le mammelle di mamma Mps. All’inizio della scorsa estate, nel giro di una sola settimana, prima tocca alla Mens Sana Basket (10 scudetti negli ultimi 12 anni) dichiarare bancarotta, poi ai bianconeri del calcio rinunciare all’iscrizione in serie B e rassegnarsi a ripartire dai dilettanti.

Sport in tv, l'anno del grande risiko

Alessandro Di Meo/Ansa

Per lo sport in tv, che sia in chiaro o a pagamento, il 2014 è stato un anno di scossoni importanti, e non sempre in positivo. SportItalia è finita in concordato preventivo tra le polemiche. RaiSport, al netto delle polemiche tra conduttrici, non ha certo brillato per ascolti e performance finendo più volte nel mirino dei telespettatori e dell’Usigrai, che ha ottenuto la sostituzione del direttore Mauro Mazza con Carlo Paris; ma anche il povero bordocampista pare già in difficoltà. Come in difficoltà sono le due pay tv che dal calcio attingono linfa vitale: il digitale targato Mediaset Premium, recentemente oggetto di spin off societario dalle tv in chiaro, è in cerca di un’aggregazione, mentre la tv satellitare del gruppo Murdoch è appena uscita da un processo di razionalizzazione e si allontana sempre più dai 5 milioni di abbonati cui ambiva poco tempo fa.

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