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Serie Tv cult: tutti pazzi per Violetta

La nuova telenovela argentina manda in delirio bambini e adolescenti ovunque nel mondo. Dai 4 ai 14 anni.

Credits: Ufficio Stampa

Lo scorso maggio, una due giorni cinematografica tratta dalla serie ha portato nei cinema italiani 275 mila mamme e bimbe, con biglietti esauriti in un’ora dalla messa in vendita, 2 milioni di euro di incassi e organizzatori costretti ad ampliare il pool di sale coinvolte. Non deve sorprendere se un mese dopo, quando il cast capitanato da Martina «Tini» Stoessel, 16enne diva planetaria scelta tramite casting, ha fatto tappa in Italia per una conferenza stampa, le scene erano di puro delirio. Con bambine anche di 4 anni documentatissime e agguerrite, pronte a «grigliare» i loro beniamini con un fuoco di fila di domande da giornaliste navigate. Come Sofia, 8 anni, figlia di Federica Panicucci. «Ha lo zaino, l’astuccio, i quaderni e sa a memoria tutte le canzoni» chiosa la madre con orgoglio. «Fra un po’ è il suo compleanno e ovviamente ha chiesto solo regali di Violetta».

Sono le V-lovers, fan del fenomeno argentino targato Disney Channel, una via di mezzo fra un musical e una soap, che spopola nel mondo. Girato a Buenos Aires con protagonisti giovanissimi attori, cantanti e ballerini, è una versione 2.0 di Britney Spears e Justin Timberlake: l’idolo ora è Justin Bieber. Violetta è la nuova reginetta dell’immaginario femminile dai 4 ai 14 anni, laddove in Italia un paio d’anni fa c’erano le Winx. Un serial che macina consensi grazie anche a un bombardamento di marketing senza precedenti. Dal magazine che va a ruba nelle edicole, con 40 mila copie vendute tutti i mesi, ai quattro libri tutti ai primi posti fra i best-seller per ragazzi: Violetta - Il mio diario insidia anche Dan Brown nella classifica generale. Per non parlare dei cd: la colonna sonora ha venduto oltre 33 mila copie e un altro album è rimasto per quasi due mesi al vertice delle compilation più acquistate. Noccioline rispetto all’Argentina, dove le musiche di Violetta sono addirittura quadruplo disco di platino. E ancora: lo zaino, il più comprato tra quelli per bambine, smalti per unghie, figurine, sneaker, uova di cioccolato e patatine.

La storia è semplice. Tornata con il papà nella nativa Buenos Aires dopo alcuni anni in Europa, la teenager Violetta («Vilu» come la chiamano le fan), orfana della mamma, scopre l’amore per il canto e il ballo e s’iscrive a una famosa scuola d’arte dove, tra amiche e rivali (la bulletta Ludmilla), incontra i primi amori. Inizialmente osteggiata dal padre, che non le ha mai raccontato la verità sulla madre, famosa cantante, la passione di Violetta per la musica sarà poi assecondata dal genitore.

In Italia la prima puntata, trasmessa da Disney Channel, ha totalizzato 195 mila spettatori, la première più vista nella storia dei canali Disney. Su Rai Gulp, che trasmette Violetta in chiaro, il primo episodio è stato visto da 272 mila persone, facendo del serial il primo programma nella sua fascia oraria tra tutti i canali tv di questo target. Dal 14 ottobre sbarcheranno su Disney Channel i nuovi episodi della seconda serie, che proseguiranno per tutta la stagione invernale (Rai Gulp trasmetterà invece dal 9 settembre la seconda parte della prima stagione). Un nuovo terremoto è previsto a fine anno: lo spettacolo teatrale del cast, record d’incassi in Argentina, arriverà in Europa.

Una telenovela per bambini, format già collaudato qualche anno fa con Il mondo di Patty. Ma con Violetta si apre a un’audience poco più che in fasce, causando non pochi scoramenti tra i genitori, che invadono i forum dedicati. Dove, oltre a riferire degli strilli delle figlie per non essere state chiamate Violetta, il dibattito si accende sull’età giusta per la visione del programma. In barba al target ufficiale Disney (8-12 anni), il serial viene guardato da un’audience ben più ampia (6-14) e alcune V-lovers hanno anche 4 anni. «Non sarà giusto accompagnare la bambina nella visione?» si chiede un papà. Tanto più che Violetta, col genitore facoltoso, i suoi abitini a sbuffo rosa cipria e le gonnelline di tulle effetto bomboniera, è la versione contemporanea delle vecchie telenovele sudamericane, protagoniste giovani figlie di ricchi possidenti con le loro crinoline, i loro struggimenti d’amore, intrecci, intrighi e i combattuti rapporti col padre-padrone.

Preoccupazioni giuste, secondo la sociologa della famiglia Chiara Saraceno: «Senza voler criminalizzare, la domanda è: che tipo di modello di relazioni e di femminilità voglio che la mia bambina impari? Perché bisogna dei bambini in una versione adulta».

Violetta, rispetto ai serial che l’hanno preceduta, come le ragazzacce della telenovela colombiana Niñas Mal, è portatrice di un nuovo perbenismo. All’indomani dei Video music awards, dove Miley Cyrus si è emancipata da Hannah Montana (castigata eroina disneyana di qualche stagione fa) sculettando e strusciando sul palco contro il suo partner musicale, sconcertata, una delle 500 mila follower di Tini Stoessel ha scritto su Twitter: «Violetta non l’avrebbe mai fatto!».

Sul Corriere della sera la giornalista Paola Di Caro confessava preoccupata «A 8 anni volevo essere Pippi Calzelunghe, ora mia figlia vuole essere Violetta. Con la casa da upper class argentina nel più global dei Disney-style, la scuola per diventare famose star e il tourbillon di prendi, lascia e riprendi fidanzatini. Ti chiedi come sia possibile, per te cresciuta con i valori dell’autonomia, assecondare modelli così lontani».

Piccole principesse, come rivelava qualche tempo fa una ricerca Doxa: il modello delle ragazzine è Kate Middleton, e quello delle madri ancora Lady Diana. Giovani donne tra i 35 e i 44 anni, a due su tre delle quali non dispiacerebbe che la propria pargoletta portasse la corona. Di più: una mamma su due spera addirittura che la figlia incontri un giorno il Principe Azzurro. Apriti cielo. Insomma, tutto concorda: di Violetta non ci libereremo tanto presto.

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