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Pitch: il baseball è donna nella nuova serie tv di Fox

Il creatore di This is Us si rifà vivo con una serie che ipotizza cosa accadrebbe se una donna entrasse nei santuari del baseball americano

Il sottotitolo promette bene: “niente è impossibile per una donna”. Si presenta così Pitch, la serie tv sulla prima donna, per giunta afroamericana, ammessa a giocare insieme ai colleghi uomini nel circuito della mitica Major League: Ginny Baker. Una storia vera? No, affatto. Ma una buona idea di drama partorita dal creatore di This is Us, Dan Fogelman, in onda dal 4 luglio su Fox.

Che cosa vedremo?

Ginny Baker (Kylie Bunbury, Under The Dome) è una giocatrice forte e talentuosa al punto che viene chiamata dai San Diego Padres a giocare nella lega professionistica, debuttando come prima pitcher donna nell’olimpo del baseball a stelle e strisce. Fra le pressioni costanti dei media che la considerano solo un espediente pubblicitario e i desideri di un padre esigente (Michael Beach, Sons Of Anarchy), dovrà anche affrontare i pregiudizi di un mondo ipercompetitivo e da sempre esclusivamente maschile. Al momento del suo debutto nella Major League, Ginny indossa con orgoglio il numero 43 sulla sua maglia. Numero non casuale e ispirato al 42 reso celebre da Jackie Robinson, il primo giocatore afroamericano a debuttare nel massimo campionato di baseball. Sicuramente una delle fonti d'ispirazione maggiori nella serie e di cui Ginny rappresenta una sorta di alter-ego femminile.

Il trailer

Il cast

Durante la sua avventura, Ginny può contare sull’aiuto di Mike Lawson (Mark-Paul Gosselaar, NYPD Blue, Bayside school), capitano e star della squadra e di Amelia Slater (Ali Larter, Legends), la sua fidata agente.

Gli autori

Scritta da Dan Fogelman, già sceneggiatore di This is Us e del film Last Vegas, Pitch è stata prodotta da Rick Singer (Younger).

Che cosa hanno scritto

”Né didattica né autocompiacente, Pitch è uno studio convincente non solo sul carattere, ma sulla natura frenetica della cultura della celebrità da parte dei media”. (Glenn Garvin, Reason.com).

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