MAURIZIO COSTANZO Domenica In
Televisione

Maurizio Costanzo: "Continuo a fare tv e mi diverto come un ragazzino"

A novembre torna su Rete 4 con un secondo ciclo del suo celebre talk show

C’è chi la tivù la fa e chi la incarna. C'è chi si adegua ai linguaggi e ai ritmi della comunicazione catodica e chi li impone. No, non c’è nulla di apologetico nel riconoscere che Maurizio Costanzo è un protagonista assoluto della storia della televisione italiana e che, dopo quarant’anni di carriera, sta vivendo una seconda giovinezza professionale. "Uomo di potere" è un’etichetta che non gli piace – si schernisce, con l’ironia malinconica che è una delle sue cifre stilistiche – ma trasversale lo è, senza alcun dubbio. Così, prima di tornare a novembre su Rete 4 con un altro ciclo di quattro puntate del Costanzo Show, dal 27 settembre debutta come capoprogetto della nuova Domenica In di Rai 1, condotta da Paola Perego e Salvo Sottile.

Costanzo, chi l’avrebbe mai detto che sarebbe tornato su Rai 1 come capoprogetto di Domenica In.

Non lo dica a me. La proposta mi è arrivata a maggio attraverso Giancarlo Leone, col quale ho un antico rapporto, e le confesso che per un attimo mi sono stupito. Però faccio questo mestiere da quarant’anni e ne ho viste di tutti i colori.

Fino ad ora com’è stato lavorare al contenitore domenicale di Rai 1?

È un percorso complicato e difficile ma divertente. Con Paola Perego e Salvo Sottile ancora ci dobbiamo conoscere bene, considerando che è poco più di un mese che lavoriamo al programma. Non sono presuntuosi, non hanno atteggiamenti divistici e questo è già positivo. Mi auguro che funzioni tutto. 

Mentre lei starà dietro le quinte, Perego e Sottile debuttano per la prima volta come coppia in video.

Paola è una professionista che conosce la televisione e sa fare il suo mestiere. Sottile mi è molto piaciuto a Estate in diretta in coppia con la Daniele: le cose di cronaca le fa molto bene, ma anche il resto gli riesce. Sono certo che assieme funzioneranno.

Come se l’è immaginata questa nuova Domenica In?

Con un tavolo dove si alterneranno diversi ospiti. Alcuni saranno fissi, come Raffaele Morelli, altri si alterneranno: ad esempio nella prima puntata arriveranno Claudia Gerini, Veronica Pivetti, Amadeus e altri, mentre Giampiero Galeazzi commenterà le partite di calcio e lo sport. Al debutto parleremo di femminicidio, nella seconda di truffe agli anziani e in studio avremo un commissario donna e un vice questore. Ma ci saranno molti snodi, sarà piuttosto ritmata.

Secondo alcuni commentatori, somiglierà alla sua Buona Domenica di Canale 5.

Assolutamente no, non centra nulla con Buona Domenica. Io starò dietro le quinte e Claudio Lippi non c’è, tanto per fare un esempio (dice ridendo). La prima cosa che ho fatto quando mi hanno contattato è stato guardare alla media di età del pubblico delle passate edizioni: si sta sopra i 65 anni e dunque a quella fascia ci dobbiamo rivolgere. È una sciocchezza pensare ad esempio che i giovani se ne stiano a casa di domenica a guardare la tivù. 

Sui social network, Buona Domenica è spesso citata come programma cult, complice quella varietà di personaggi e situazioni che lei riuscì a mescolare. Penso al Cangurotto, alla numerologa, o ancora al “gioco del tavolo” con Tina Cipollari spesso infuriata e il divano con l’infilata di ospiti che rispondevano ai quesiti tratti da “Il libro delle domande” di Gregory Stock. In definitiva, era ipnotica.

(ride). Beh, la ringrazio. Diciamo che quella Buona Domenica era una festa e c’era un’allegria di fondo che non sono più riuscito a ritrovare in nessun altro programma. Qui sto dietro le quinte ma spero di far divertire come a Buona Domenica, anche se li erano sei ore di diretta e qui appena due.

Se le chiedessero di tornare a condurre un contenitore della domenica, lo farebbe?

La farei anche oggi se non avessi un impegno con Rete 4, con il Costanzo Show. E la rifarei sulla linea della mia Buona Domenica: lo ritengo uno dei miei programmi meglio riusciti. 

Teme la concorrenza di Barbara D’Urso?

Assodato che il monoscopio sugli altri canali non si può avere, la D’Urso ha un pubblico consolidato e quel suo modo di fare buca il video. Penso però che saranno due programmi diversi. Al Bano e Lecciso, ad esempio, non ce li avrò. Poi vediamo, tutto può succedere.

Citava prima il Costanzo Show, che torna con quattro puntate a novembre. Il fil rouge sarà sempre la famiglia o cambierà tema?

Vorrei restare ancora un po’ sulla famiglia, poi ho in mente di andare su un tema che m’interessa molto che è quello dell’età e della longevità. M’incuriosisce, pensando a grandi personaggi come Andrea Camilleri, Giorgio Albertazzi o Franca Valeri. L’altro giorno ad esempio mi ha scritto un signore di 99 da Torino: ci sono dei quasi centenari dalla vitalità sorprendente.

Le piacerebbe che il Costanzo Show, da appuntamento settimanale, tornasse ad essere giornaliero?

Non ce la farei più, sarebbe uno stress troppo forte e sento che cinque giorni di trasmissioni mi peserebbero troppo. È tutta una questione anagrafica. 

Però passano gli anni e lei resta uno stakanovista di ferro tra radio, tv e teatro. È la sua seconda giovinezza professionale o sbaglio?

La ringrazio se pensa questo. L’ho detto mille volte: da ragazzino volevo fare il giornalista e alla fine ci sono riuscito. Ecco, conservo la stessa passione di quando ero giovane, ho lo stesso entusiasmo e continuo a divertirmi come un matto.

Si considera un uomo di potere?

(ride) Il potere ce l’ha chi ordina di accendere la telecamere. Se non si accende la lucetta rossa, non accade nulla.

L'altro ieri si è conclusa la due giorni di Maria De Filippi, a Striscia la Notizia. Soddisfatto?

È stato molto carino. Mi è piaciuta e sono contento che sia venuto così. Maria era allegra e molto emozionata. Non le ho dato consigli prima della trasmissione se non quello di essere se stessa. 

Piccola curiosità. Qual è il programma di Maria De Filippi che lei preferisce?

Senza dubbio C’è posta per te, perché quelle storie mi coinvolgono e mi emozionano. Ma mi sta piacendo anche questa edizione di Tú Sí que vales, perché c’è un mix di fattori ben riuscito.

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