Televisione

Il potere rosa della televisione italiana

Insieme a Maria Latella, direttore della rivista A, tre uomini che la sanno lunga sul mondo televisivo (e sulle donne) si sono confrontati su un tema scottante quale l'immagine femminile in Tv

Un momento del dibattito: da sinistra Mauro Crippa, Maria Latella, Luigi Gubitosi e Giovanni Stella

"Quello di oggi vuole essere un incontro che faccia riflettere davvero sul ruolo e sull'immagine che ha la donna nella televisione italiana". E' con queste parole che il direttore della rivista A, Maria Latella, incomincia la "seduta" di quello che poi diventerà un dibattito molto acceso. Sì, perché per parlare di un argomento tanto attuale e stimolante quanto spinoso, sono stati chiamati illustri uomini di potere che di televisione (e, si spera, anche di donne) ne sanno qualcosa: Mauro Crippa, direttore generale informazione Mediaset, Luigi Gubitosi, direttore generale Rai e Giovanni Stella, ex presidente di La7. E ad ascoltarli un parterre de roi da fare invidia alla prima della Scala. In prima fila infatti, erano presenti tre donne che hanno fatto e stanno facendo la storia della televisione italiana, Simona Ventura, Cristina Parodi e Nancy Brilli.

Purtroppo, come spesso accade in questi casi, lo spunto arriva da un dato di cronaca sconcertante e quanto mai emblematico: lo scorso anno sono 120 le donne che hanno perso la vita per mano di uomini che non sono stati in grado di accettare la loro indipendenza. Ma quel che è peggio è che ci sono ancora persone che pensano che, in fondo, se la siano cercata. Scandaloso! Stiamo davvero dicendo che è una colpa volere essere indipendenti, anche economicamente, o decidere di vestirsi in un determinato modo?

Purtroppo il retaggio culturale non si può cambiare in breve tempo, ma il ruolo della televisione in tal senso è di vitale importanza e l’influenza che “gioca” da sempre sui comportamenti della gente è un dato di fatto: “I giornali fanno molto”, spiega il direttore di A, “ma il potere delle Tv è tangibile”. E, mentre Stella ammette che, da presidente de La7, avrebbe potuto fare di più per sostenere le quote rosa, ma ribadisce anche cinicamente che “il ruolo della donna in Tv potrà crescere solamente se determinerà buoni introiti pubblicitari”, il direttore generale della Rai sottolinea come invece sia già molto cambiata l’immagine femminile negli anni: “Forse in Italia siamo un po’ indietro rispetto all’America, ma stiamo portando nelle case degli italiani, grazie alle nostre fiction, contemporaneità e modernità. Stiamo, in pratica, cerando di fare quello che Sex and the City ha fatto Oltreoceano alla fine degli anni Novanta e cioè, cambiare la percezione e l’immagine della donna. Non mi venite a dire che Sarah Jessica Parker è una bella donna!”.

“Cambiare la cultura richiede tempo”, conferma Mauro Crippa, “ma i segnali sono incoraggianti. Sono contrario a rimettere i mutandoni e tornare a prima delle gemelle Kessler perché credo che questo tipo di atteggiamento porti nella direzione sbagliata. Parliamoci chiaro: se si accende il televisore in determinate fasce orarie, ad esempio in quella pomeridiana, a condurre i programmi sono solo donne così come anche a comparire sono quasi esclusivamente presenze femminili. E non parlo solo di Mediaset, ma di tutte le reti in generale. Un altro esempio di come le donne abbiano saputo occupare spazi di grande interesse riguarda il mondo della comicità, peraltro ridicolizzando e prendendo in giro il maschio di turno. Quindi non possiamo affermare che non venga dato spazio al mondo femminile. Tutt’altro discorso invece se si parla del ruolo delle donne ai vertici delle aziende. Anche se, personalmente, non credo che una donna al posto di Fedele Confalonieri gestirebbe in maniera diversa le reti Mediaset”.

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